TRA PRESENTE E PASSATO

Padri e figli da mondiale: la bella storia di Wayne e Remy Gardner

- Campione nella 500 l'uno talentuoso e promettente giovane pilota della Moto2 l'altro: riusciranno a eguagliare i Roberts, gli unici finora capaci di conquistare entrambi titoli iridati?
Padri e figli da mondiale: la bella storia di Wayne e Remy Gardner

La famiglia Roberts è in testa a tutte le classifiche, l'unica capace finora di conquistare titoli con le due generazioni, Kenny la 500 con Yamaha nel triennio 1978-1980 e Kenny junior la 500 con Suzuki nel 2000.

Oggi, però, c'è un altro ex campione del mondo della 500 che ha il figlio in pista: l'australiano Wayne Gardner si fa vedere spesso nel box del suo ragazzo ventunenne, Remy, che si sta facendo largo in Moto2.

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Anche troppo largo, potrebbe commentare qualcuno: Remy nel recente GP d'Austria stava battendosi con il leader della gara quando è finito largo in una curva, è rientrato in traiettoria senza porsi tanti problemi e Alex Marquez purtroppo lo ha centrato e abbattuto. Ma pochi mesi fa aveva già ottenuto il secondo posto in Argentina, un ottimo risultato per qualsiasi pilota. E ormai molti sono certi che il giovane Gardner possa sbocciare da un momento all'altro. Anche se i suoi tempi sono piuttosto lunghi.

L'esordio di Remy, in Moto3, risale al 2014: in sostituzione di vari piloti, quell'anno il giovane australiano disputò tre gare rimediando un solo punto; poi saltò sulla Mahindra l'anno successivo, e i punti diventarono sei con il decimo posto ottenuto nella gara di casa a Phillip Island. Fu lì che l'australiano passò forse in anticipo alla Moto2, prima con Kalex, poi Tech 3 e quindi ancora Kalex, risalendo piano piano la china. Con piazzamenti intorno al ventesimo posto il primo e il secondo anno, poi intorno al quindicesimo il terzo.

Tanto per fugare ogni dubbio: ha la stoffa giusta, il piccolo Gardner, oppure è pilota del mondiale soltanto per essere il figlio di? Bisogna dire che Remy viene da un'altra cultura, piuttosto ostica per noi. Gli Aussie generalmente sono tipi ruvidi, e tendono un po' a esagerare con i toni e con i gesti.

Direi che un "canguro" vicino a noi europei è stato soltanto Mick Doohan, ma credo che Remy abbia tutti i numeri giusti, è un pilota velocissimo e sembra uno delle vecchia scuola: si è dato da far un bel po', si è spostato da casa fin ragazzino adattandosi a una vita semplice e con pochissime risorse, la tenacia non gli manca.

Per l'anagrafe è nato il 24 febbraio del 1998. Da bambino ha praticato il motocross e l'enduro, poi quando aveva dieci anni è passato alla velocità con il campionato nazionale e qualche trofeo internazionale. A soli tredici anni ha lasciato la sua Australia per andare a correre in Spagna il campionato Velocità Mediterraneo e l'anno dopo, 2013, ha disputato il CEV. Con lui appunto, appena gli è possibile, papà Wayne. Che è stato il campione del mondo della classe 500 nella stagione 1987 e molti appassionati, anche in Italia, lo hanno amato.

Un po' di storia anche per papà. Nato a Wollongong (novanta km a sud di Sidney sulla costa del Pacifico) nell'ottobre del '59 da una famiglia benestante, Wayne Gardner fu scoperto ancora minorenne dalla Yamaha e ottenne subito degli ottimi risultati: vinse tre edizioni della "Sei ore Castrol" (1979, 1980, 1982 facendo coppia anche con Mick Doohan) oltre che il campionato nazionale classe 750 e il campionato australiano Superbike.

Poi sempre Honda, dal 1983 dell'esordio mondiale fino al ritiro nel '92. Come Doohan, anche Wayne non ha vinto subito, la 500 di allora voleva almeno due stagioni di apprendistato. Il suo periodo d'oro fu il triennio '86-'88 con ben quattordici vittorie, trentuno podi in totale, due titoli platonici di vice campione del mondo alle spalle di Eddie Lawson.

Erano i miei anni sul mondiale per Mediaset. Lo ricordo a Brno nell'88, quando era il campione in carica e vinse la gara ceca davanti a Lawson ma perse aritmeticamente il duello con Eddie, cui bastò il secondo posto per laurearsi campione del mondo con la Yamaha.

Paolo Beltramo-dai-box nell'intervista del dopogara volle aiutarlo: Eddie è il campione, gli suggerì microfono alla mano, ma chi è il più forte? Era un assist da amico, ma Wayne era incavolato nero e a muso duro ribaltò la domanda. "Secondo te?"; Urca! Paolone provò a difendersi in qualche modo, sono io che faccio le domande... Ma quello lo guardava minaccioso, voleva una risposta e alla fine il mio amico dovette capitolare: "Il più forte sei tu"!. Tutto documentato in Grand Prix.

Papà Gardner ha vinto anche la Otto Ore di Suzuka, con la Honda, ben quattro volte dall'85 al '92. Una delle sue moto, una magnifica VFR derivata dalla serie, è passata anche tra le mie mani in un test organizzato in Inghilterra, a Brands Hatch, per pochi giornalisti. Credo fosse l'87 o l'88, certamente prima che nascesse la supersportiva RC 30. Quella moto, bianca come il modello di serie e con le stesse forme, era stata alleggerita fino a 145 chili, il regolamento della Otto Ore è sempre stato molto aperto, e potenziata un bel po'. Che moto! Una delle più eccitanti della mia vita di tester.

Avere la Honda alle spalle fu una magnifica opportunità per Wayne Gardner. E con lo sponsor Rothmans gli ingaggi erano molto alti. Nella 500, Wayne disputò cento gare, centrò diciotto vittorie e cinquantadue podi. L'ultimo anno ebbe un grave incidente alla prima tappa, in Giappone, dovette saltare cinque GP e vinse ancora in Gran Bretagna.

Era un pilota aggressivo e dal fisico tarchiato e solido. La sua era una guida muscolare, aveva molto coraggio e gran temperamento, però tanti incidenti lo hanno penalizzato in diverse stagioni. Cliente fisso del dottor Costa, Gardner aveva una gran pazienza nei tempi di recupero.

Agli appassionati di casa nostra piaceva, i suoi stivali da corsa erano italiani, ma il suo feeling con i nostri giornalisti calò a zero quando un reporter romano fece del gossip di pessimo gusto alla vigilia della gara di Misano, pubblicando la notizia del presunto tradimento della sua fidanzata di allora, col meccanico. Wayne naturalmente non gradì affatto, si disse anche che avesse preso a pugni il giornalista e nel caso fece bene. È stato anche pilota di auto, dopo aver smesso con le moto. Qualche rally, Gran Turismo, molte gare in Giappone.

Questa è la bella storia di Remy Gardner e di papà Wayne. Adesso noi con loro aspettiamo la prima vittoria del figlio in Moto2 per aggiungere altre pagine, magari ancora più belle.

All'inseguimento della famiglia Roberts.

  • Paolo93hrc, Ravenna (RA)

    Sono grande tifoso di Wayne concordo con quell'epica gara sul bagnato a Suzuka dopo pochi km la prima caduta da ultimo gran rimonta col pensiero addirittura di vincere la gara con la carena a pezzi. Poi altra caduta da li sono incominciati i vari infortuni per ultimo sempre la maledetta rottura di quella tibia mentre era in lotta per la vittoria a Laguna Seca fino ad arrivare all'ultima corsa di Phillip Island con una splendida vittoria con la carena della moto a penzoloni. Grande pilota grande cuore un mito.
  • gavo73

    C'è un doc, su garner, prima del titolo mondiale. Lone rider, il titolo. Da vedere, specialmente per chi crede che siano più importanti i titoli, delle gare. Ogni curva era una scommessa, altroché michelin dura o morbida. Eppure, non voglio dire che era meglio ieri che ora, per carità... Tutto più genuino, sporco e vero, mi sembrava. E essere pilota, e avere un figlio pilota, deve essere sporco e vero, allo stesso tempo, e forse allo stesso modo.
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