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Most come Balaton, nel senso che anche la pista della Repubblica Ceca, così come quella magiara, non era considerata terra di conquista per la Ducati, invece Nicolò Bulega torna in Italia con un’altra incredibile tripletta, che consolida un primato in classifica sempre più imbarazzante per i suoi avversari.
L’italiano del Team Aruba.it continua ad inanellare record assoluti (19 vittorie consecutive e 28 podi consecutivi) e a eguagliare o superare campioni del passato del calibro di Max Biaggi (ha il suo stesso numero di podi: 71) e di Tom Sykes (superato da Nicolò per una vittoria: 35 contro le 34 dell’inglese)
Come succede ormai dall’inizio del campionato l’unico in grado di tenere il suo passo ma, almeno per ora non di superarlo è Iker Lecuona, che sembra aver ormai ipotecato il secondo gradino del podio, lasciando vacante solo il terzo, sul quale questo fine settimana è sempre salito un altro ducatista: Yari Montella. Impressionante il numero di podi conquistati dalla casa di Borgo Panigale: 38 su 45. Le uniche due case ad aver interrotto il dominio rosso sono state la bimota (3 volte) e la BMW (4 volte).
Dominio Ducati, con tutte le altre che stanno a guardare ad iniziare dalla sfortunatissima casa tedesca che dopo aver perso Miguel Oliveira a Balaton, in questo round ha perso anche Danilo Petrucci, che sabato si è rotto il coccige. Con i suoi due piloti di punta fuori causa per un po di tempo il colosso bavarese può contare solo su Michael Van der Mark che proprio come i due titolari ha a che fare con una moto che non è stata evoluta durante l’inverno, e non può certo competere con la nuova Panigale.
Il week end di Most ha visto risorgere la Kawasaki, che in tutte e tre le gare che si sono disputate in terra ceca è sempre stata la prima delle “non Ducati”. Merito del grande lavoro della squadra di Manuel Puccetti, del talento e della grinta del texano, ma anche della particolare conformazione del tracciato di Most, che ben si adatta al motore della Ninja.
Lo stesso motore è incastrato anche nel telaio della bimota che però non ha brillato come la verde Kawasaki che ha colto come miglior risultato un quinto posto con Bassani in Gara1 proprio dietro a Gerloff.
Prosegue al limite della rassegnazione la crisi della Yamaha che si è aggrappata a Locatelli, migliore dei piloti blu, che ha portato a casa un ottavo posto in Gara1 come miglior risultato. Peggio delle moto della casa dei tre diapason solo quelle della Honda, che per migliorare la propria CBR si è affidata al debuttante Somkiat Chantra ed al curioso turista Yuki Kunii.
Le temperature decisamente fredde di Most non sono riuscite a tenere lontani gli appassionati cechi e tedeschi (il confine con la Germania non è lontano) e alla fine sono stati quasi 54.000 gli appassionati che nei tre giorni hanno invaso l’angusto paddock e le tribune dell’Autodromo di Most.
Ecco i nostri voti ai protagonisti delle gare del quinto round WorldSBK:
Le sue vittorie di Most valgono doppio, in quanto sulla carta la pista ceca avrebbe dovuto essere poco favorevole alla nuova Panigale e con una conformazione che non è certamente tra quelle preferite da Nicolò, che smentisce tutti e torna dalle due trasferte nell’Europa dell’Est con sei vittorie su sei gare, due Superpole e qualche record. Sabato nemmeno un problema ai freni gli impedisce di giocare al gatto con il topo con Lecuona, mentre domenica lo tiene dietro senza eccessivo sforzo. Marziano... con tanto di astronave.
Lo spagnolo fa vincere la scommessa ad Aruba che ha puntato su di lui quasi al buio, senza nemmeno il conforto di una precedente vittoria in nessuna categoria. Iker ha ripagato la fiducia mettendosi alla caccia dell’imprendibile Bulega, con un salto di qualità al quale erano in pochi a credere. E ha ancora del margine. Se come sembra Bulega dovesse emigrare in GP il Team Aruba potrebbe contare su di lui.
Dopo alcune incertezze il ventiseienne pilota del Team Barni si sta imponendo come una delle più belle novità di questa stagione 2026. I due piloti ufficiali Ducati sono irraggiungibili, ma lui dimostra di avere un passo ed una tenacia non comuni e con i tre podi di Most consolida il suo terzo posto in classifica. Alzi la mano chi lo aveva pronosticato prima dell’Australia.
Un rookie dal talento cristallino, che non ha paura di lottare a colpi di sorpassi e staccate con piloti più esperti e navigati. Tiene testa a Gerloff e a Sam Lowes e sabato viene anche penalizzato per un contatto che in realtà non esiste. I tortuosi e difficili circuiti di Balaton e Most (che lui non aveva mai visto prima) hanno esaltato le sue capacità di guida ed il margine di crescita è ancora altissimo. La Superbike ha bisogno di giovani come lui.
La pista di Most è arrivata al momento giusto, cioè quando la nuova Ninja ha iniziato ad essere competitiva e lui a capirla. Il quarto posto ottenuto a Balaton gli ha fatto cambiare marcia e gli ha dato quella dose di autostima della quale lui, sensibile e a volte insicuro, aveva bisogno. Riporta in alto la Kawasaki ed il team di Manuel Puccetti che non viveva giornate così dai tempi del fenomeno Toprak.
In Gara1 cerca di resistere al sorpasso di Surra, mette le ruote sulla parte sporca della pista e cade. Cade anche nella gara sprint, senza nemmeno l’alibi di un presunto contatto e poi chiude Gara2 in dodicesima posizione.
Il suo weekend in terra ceca inizia malissimo con ben tre cadute. La più importante è quella della Superpole che lo costringe a pericolose rimonte. Un round sotto tono su una pista favorevole alla bimota.
Reagisce al disastroso round di Balaton con una volenterosa Gara1. Come spesso gli capita non brilla nella gara sprint, ma se la gioca in Gara2 nel gruppo degli inseguitori. Un week end con alti e bassi che riassume la sua stagione.
Lorenzo si fa perdonare la rovinosa caduta nelle libere con un sesto e due quarti posti in gara, che stampano il sorriso sul volto del patron Gianni Ramello. Sino ad ora la sua è una stagione al di sopra delle aspettative. Bravo.
E’ sempre lui il migliore dei piloti Yamaha, ma forse soldatino Locatelli inizia a non crederci più. Fatica ad entrare in top ten e le prospettive future non lasciano spazio all’ottimismo. Peccato. Su una moto diversa darebbe noia a Bulega.
Torna in Superbike per sostituire Oliveira e proprio come l’anno scorso ci mostra quale sia il vero potenziale della moto tedesca. Non sbaglia nulla e raccoglie dati preziosi per gli ingegneri della BMW.
Il voto è per la forza e la grinta con la quale si metterà alle spalle anche questo ennesimo infortunio. Paga ancora una volta a caro prezzo la sua generosità. Riprenditi presto. Ti aspettiamo.