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Nessun passaggio di mano, nessun ritorno sotto il controllo tricolore e, soprattutto, nessuna svendita dettata dal panico finanziario. Il gruppo automobilistico tedesco Volkswagen ha ufficialmente spento i motori delle indiscrezioni, dichiarando che non cederà la Ducati per almeno i prossimi tre anni. Una presa di posizione netta che congela un tormentone estivo diventato, nelle ultime settimane, un vero e proprio caso geopolitico e industriale a livello nazionale.
La decisione del colosso rappresenta una brusca frenata per le forti ambizioni manifestate dalla politica e dall'imprenditoria italiana. Appena lo scorso 21 settembre, infatti, una delegazione di altissimo profilo guidata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, aveva visitato gli stabilimenti di Borgo Panigale nella periferia di Bologna. L'obiettivo, ormai scoperto, era quello di sondare il terreno per agevolare una cordata di investitori italiani pronti a rilevare lo storico marchio motociclistico. I piani governativi dovranno però essere riposti nel cassetto: la "Rossa" delle due ruote rimane saldamente integrata nella galassia controllata da Audi.
Le speculazioni su una imminente vendita di Ducati erano divampate all'indomani del 3 settembre, data in cui il consiglio di amministrazione di Volkswagen aveva approvato il Future Plan 2030. Il drastico piano strategico, finalizzato a fronteggiare una delle peggiori crisi della storia del gruppo, prevede il taglio di 50.000 posti di lavoro e la dismissione di circa un terzo delle sue oltre duemila partecipazioni societarie, con l'obiettivo di trattenere esclusivamente gli asset legati alla produzione automobilistica di massa e ad alta redditività.
L'8 settembre, a gettare benzina sul fuoco, erano arrivate le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, il quale aveva ammesso pubblicamente che la Ducati rientrava tra i marchi sottoposti a valutazione per un'eventuale dismissione. Tuttavia, la straordinaria solidità gestionale e finanziaria dimostrata dall'azienda emiliana ha convinto i vertici di Wolfsburg a non privarsi della propria gallina dalle uova d'oro. Ducati, che oggi dà lavoro a circa duemila persone, si conferma un'entità "totalmente self standing", come sottolineato dal CEO Claudio Domenicali. La casa bolognese è infatti in grado di autofinanziare interamente i propri programmi industriali e sportivi, senza richiedere alcuna iniezione di liquidità da parte della casa madre tedesca, potendo contare su un massiccio piano d'investimenti da 500 milioni di euro nei prossimi anni.
Sebbene l'intero comparto europeo delle due e quattro ruote stia registrando una preoccupante contrazione, Ducati ha saputo limitare i danni difendendo la propria marginalità. Nel 2025 l'azienda ha registrato un fatturato di 925 milioni di euro. Sebbene la cifra segni un leggero rallentamento rispetto al miliardo di euro toccato stabilmente nel triennio precedente, e a fronte di circa 51.000 moto consegnate (contro le 54.000 del 2024), la redditività operativa si mantiene.
Cosa succederà allo scadere del triennio di garanzia fissato da Volkswagen? L'orizzonte temporale stabilito dai tedeschi ci porta dritti al 2029. Questo non significa affatto che la cessione sia stata semplicemente posticipata a quella data; piuttosto, riflette la cautela di un grande gruppo industriale che pianifica a medio termine e che preferisce non privarsi di una risorsa evidentemente redditizia nel pieno di una riorganizzazione epocale.