Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Dopo mesi passati a tappare falle e a riscrivere gli assetti societari, Bajaj apre ufficialmente a un possibile socio industriale per KTM. Non è un'asta, non è una vendita imminente, ma è una porta lasciata socchiusa da chi, nel frattempo, ha già messo sul piatto una cifra imponente per tenere in vita il marchio di Mattighofen.
Come sempre, per capire meglio il peso di questa dichiarazione bisogna guardare un po' di numeri. Nel 2025 Bajaj ha prestato a KTM 450 milioni di euro, una cifra servita essenzialmente a mantenere in vita l'azienda, avviare la ristrutturazione e finanziare il processo concordatario che ha permesso alla Casa di rimettersi in piedi. A questo si è aggiunto un secondo prestito da circa 350 milioni di euro, che ha consolidato la posizione del gruppo indiano come azionista di maggioranza. Il risultato, oggi, è che la partecipazione di Bajaj sfiora il 74,9% del capitale.
A chiarire i termini della questione è stato Rakesh Sharma, Deputy Managing Director di Bajaj: non c'è, al momento, una ricerca attiva di un partner, ma l'azienda è disponibile a valutare un'alleanza. Il condizionale è d'obbligo, perché qualsiasi soggetto interessato dovrà allinearsi alla strategia di lungo periodo che Bajaj ha già impostato per KTM e che punta chiaramente a spostare quote crescenti di produzione in India.
Al centro del piano industriale ci sarebbe l'integrazione della catena di approvvigionamento di KTM nella rete produttiva globale già consolidata da Bajaj: è questo, secondo il gruppo indiano, il vero punto di interesse per un potenziale investitore, perché dovrebbe migliorare i margini di profitto e ridurre i costi operativi. Resta però una variabile tutt'altro che scontata: mantenere gli standard qualitativi che il pubblico associa alle KTM prodotte in Austria anche quando una parte della produzione si sposterà in Asia. Se questo equilibrio regge, l'operazione può diventare un affare interessante per chiunque abbia il capitale per parteciparvi. Altrimenti il rischio è quello di snaturare il prodotto proprio mentre l'azienda sta cercando di riconquistare credibilità e fiducia dopo la crisi degli ultimi due anni.
Non è un caso che questa apertura arrivi proprio ora. Dopo un 2025 turbolento, come ci si aspettava i numeri di KTM sono ora in netta risalita: le vendite di moto sono cresciute del 125% su base annua, mentre il fatturato del primo trimestre 2026 è salito del 70% anno su anno. Considerando insieme i marchi KTM, Husqvarna e GASGAS, il fatturato complessivo è aumentato di oltre il 151% nel primo trimestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025.
Percentuali che dicono tutto e niente essendo stato il 2025 l'anno horribilis. Sicuramente avremo una prospettiva più chiara il prossimo anno, ma di certo ora KTM sta recuperando terreno. La ripartenza è concreta, non solo un annuncio a effetto e di questo non possiamo che esserne tutti felici. Non solo, questi numeri cambiano la percezione non solo di chi guarda a KTM come una moto da acquistare, ma anche di chi la osserva come possibile terreno di investimento: un'azienda che torna a crescere a doppia cifra è tutta un'altra proposta rispetto a una in piena emergenza finanziaria.
Perciò Bajaj non sta cercando un compratore. Ciò che ha fatto trapelare però è che non chiude la porta ad un eventuale nuovo socio che condivida la sua visione industriale, incentrata su integrazione produttiva e delocalizzazione parziale verso l'India. La condizione, non negoziabile, è che chi entra lo faccia per restare, non per uno scatto opportunistico legato ai buoni risultati del momento. E i risultati, va detto, ci sono: KTM sta tornando a correre, sui conti prima ancora che in pista.