Autovelox, Salvini chiarisce: solo quelli omologati dal 2017 possono multare

Autovelox, Salvini chiarisce: solo quelli omologati dal 2017 possono multare
Il Ministro dei Trasporti fa chiarezza alla Camera sulla validità dei rilevatori di velocità: i dispositivi precedenti al 2017 dovranno essere adeguati ai nuovi requisiti tecnici oppure ritirati
12 marzo 2026

Gli autovelox italiani finiscono sotto la lente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il vice premier e Ministro Matteo Salvini ha fatto chiarezza alla Camera, durante il question time, sulla riorganizzazione profonda del sistema di rilevamento delle infrazioni stradali: solo i dispositivi omologati a partire dal 2017 sono considerati automaticamente conformi agli standard vigenti, mentre tutti quelli installati in precedenza rischiano di dover essere ritirati o aggiornati.

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La data del 2017 diventa il confine netto tra "vecchia" e "nuova guardia". Secondo quanto dichiarato dal ministro Salvini, i rilevatori di velocità approvati da quell'anno in poi "saranno considerati automaticamente coerenti con i requisiti di omologazione". Per tutti gli altri, il discorso cambia radicalmente: potranno restare operativi soltanto a condizione che il relativo strumento venga adeguato alle nuove specifiche tecniche previste dal MIT. In caso contrario, l'utilizzo di tali dispositivi rischia di essere considerato illegittimo, con conseguenze potenzialmente rilevanti sulle multe già comminate e su quelle future.

Per motociclisti e automobilisti, questa riorganizzazione rappresenta una notizia di primo piano: migliaia di apparecchi installati lungo strade statali, provinciali e comunali potrebbero non superare il vaglio dei nuovi requisiti, aprendo scenari inediti sul piano giuridico e amministrativo. E questo, già lo sapevamo.

Gli autovelox censiti sono circa 4.000 e quelli omologati 1.258

Sul piano concreto, la revisione annunciata dal MIT potrebbe avere effetti immediati. Chi ha ricevuto una multa rilevata da un autovelox pre-2017 può effettivamente avere nuovi elementi per contestarla, qualora il dispositivo non risulti adeguato alle nuove norme tecniche. Gli enti locali, dal canto loro, saranno chiamati a verificare la conformità dei propri apparecchi e, laddove necessario, a procedere con gli aggiornamenti tecnici o con la sostituzione dei dispositivi obsoleti.

Un processo che richiederà tempo e risorse, ma che — nelle intenzioni del governo — punterebbe a restituire credibilità a un sistema spesso percepito come uno strumento fiscale più che un presidio di sicurezza.

Fonte e immagine: ANSA