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Ha ragione Matteo Salvini, almeno quando dice che l’operazione da lui voluta sugli autovelox era necessaria. Nessuno può contestarlo: mancava un censimento degli autovelox, si parlava di oltre diecimila dispositivi sulle strade italiane ed evidentemente era una stima esagerata. Ora i Comuni hanno inserito nella piattaforma ministeriale indirizzi, anno e omologazione: siamo a circa 4.000 pezzi e quelli automaticamente omologati sono esattamente 1.258.
"Abbiamo semplicemente eliminato gli autovelox furbetti o irregolari - annuncia il ministro - e abbiamo messo un po' di ordine. Tutti i sindaci, se inseriscono i loro autovelox e rispondono ai requisiti previste dalla legge, non hanno nessun problema mentre quelli che usavano gli autovelox a ripetizione, nascosti, camuffati, per fare cassa non ci saranno più".
Qui Salvini semplifica forse troppo: poco è davvero risolto, già ci sono associazioni e giuristi che sostengono l’illegittimità di alcune nuove norme. E a breve potrebbero esserci pesanti conseguenze sul piano della sicurezza.
Cosa succede adesso? Il MIT ha inviato a Bruxelles il decreto sulla omologazione dei velox che era stato stoppato a marzo: è già pubblicato sul sito dell'Unione Europea TRIS "Prevenzione degli ostacoli tecnici al commercio" e rimarrà in visione fino al 4 maggio. Se non ci saranno osservazioni da parte del Tris e verrà quindi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore intorno alla fine di maggio.
Cosa contiene? Di fatto, come era logico aspettarsi, il decreto inserisce nuovi e più stringenti paletti: in particolare i nuovi criteri escludono automaticamente i Tutor di vecchia generazione, quelli approvati con decreti che vanno dal 2004 al maggio del 2017. Quei dispositivi elettronici non rispetteranno più gli standard fissati dal Ministero e quindi nei mesi successivi all'entrata in vigore del decreto bisognerà capire se si sceglierà di sottoporli alla nuova procedura di omologazione -che appare enormemente complessa- oppure no.
In particolare, come precisa Asaps e riportano vari organi di stampa, andranno spenti i Tutor che vigilano in autostrada su almeno 83 tratte, lungo alcuni degli assi più trafficati del Paese: dall'A1 Milano-Roma-Napoli all'A4 Torino-Trieste, dalla A13 Bologna-Padova all'A14 Adriatica, fino all'A16 Napoli-Canosa. Interi corridoi strategici rimarranno senza controllo della velocità media.
Ricordiamo che i tutor rappresentano un dispositivo certamente efficace: dati alla mano, dopo l'installazione dei Tutor la velocità di picco è diminuita del 25% e la velocità media del 15%, sulle tratte controllate. E fin dal primo anno il tasso di mortalità si è ridotto del 56%.