Per inviarci segnalazioni, foto e video puoi contattarci su info@moto.it
Una manciata di multe mai pagate si è trasformata in un debito monstre di quasi 30mila euro. Protagonista della vicenda è un rider nigeriano di 33 anni residente nei Colli Euganei, che nel settembre 2020 venne fermato dalla polizia locale di Padova mentre effettuava consegne a domicilio su un monopattino elettrico con sedile. Le quattro sanzioni comminate quella sera – per guida senza patente, mancanza di casco, assenza di assicurazione e documenti – sono rimaste inevase nonostante i solleciti.
Ora toccherà al giudice del tribunale di Padova, nell'udienza fissata per il 12 marzo, decidere l'uomo, oggi operaio metalmeccanico, dovrà effettivamente saldare l'ingente somma notificatagli da Palazzo Moroni lo scorso 10 dicembre.
Era domenica 13 settembre 2020, in piena emergenza pandemica. Le restrizioni sanitarie limitavano gli spostamenti ai soli motivi urgenti e le attività di ristorazione potevano servire i clienti esclusivamente con l'asporto. In quel contesto, i rider erano diventati figure essenziali per garantire il servizio di consegna a domicilio. L'uomo, allora 28enne, stava trasportando una cena verso un'abitazione del centro storico padovano a bordo del suo monopattino elettrico dotato di sedile.
Proprio mentre si avvicinava alla destinazione, in zona Duomo, venne fermato per un controllo dalla polizia locale. La verifica rivelò diverse irregolarità: secondo il codice della strada, il mezzo utilizzato andava equiparato a uno scooter e quindi richiedeva patente di guida, casco protettivo e copertura assicurativa. Il rider, però, non disponeva di nessuno di questi requisiti e, come se non bastasse, non aveva con sé nemmeno un documento d'identità. Il risultato: quattro sanzioni amministrative, una per ciascuna violazione riscontrata.
Dopo quella sera, l'uomo ha cambiato vita professionale, lasciando il lavoro di rider per impiegarsi come operaio in un'impresa meccanica. Le multe, tuttavia, sono rimaste lì, inevase. Nonostante i ripetuti solleciti da parte del Comune di Padova, l'ex rider non ha mai proceduto al pagamento. E così, come previsto dalla normativa in questi casi, l'importo originario è cresciuto progressivamente attraverso maggiorazioni semestrali, fino a raggiungere la cifra di 28.890,40 euro.
La delibera approvata martedì dalla giunta comunale di Padova documenta l'intera vicenda, che rappresenta un esempio emblematico di come sanzioni inizialmente contenute possano trasformarsi in debiti insostenibili quando non vengono affrontate tempestivamente.
Di fronte all'ultima ingiunzione di pagamento, l'uomo ha deciso di opporsi davanti al giudice. La sua difesa si articola su due linee principali: da un lato sostiene che le violazioni sarebbero ormai cadute in prescrizione, dall'altro evidenzia la sua oggettiva impossibilità economica a far fronte a un debito di tale entità.
L'assessore alla Sicurezza di Padova, Diego Bonavina, ha commentato la vicenda con parole chiare: «Al di là del caso specifico, non pagare una multa equivale a non pagare le tasse. E come pubblica amministrazione, siamo obbligati a perseguire i trasgressori». Una posizione che sottolinea il principio dell'equità fiscale e dell'obbligo per gli enti pubblici di recuperare i crediti dovuti dalla collettività.
La questione, tuttavia, solleva interrogativi più ampi sulla proporzionalità delle sanzioni amministrative e sul meccanismo delle maggiorazioni progressive, che possono trasformare debiti inizialmente gestibili in cifre impossibili da saldare.
Fonte: Corriere del Veneto