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Il prefetto di Napoli Michele di Bari ha firmato all'inizio di marzo 2026 un provvedimento che sospende i decreti autorizzativi di 67 autovelox fissi sul territorio campano. Il motivo è tecnico ma dirompente: i dispositivi non risultano omologati secondo i criteri stabiliti dalla Corte di Cassazione e dal decreto ministeriale dell'11 aprile 2024. Una decisione che potrebbe fare da apripista per una revisione a cascata degli strumenti di rilevazione della velocità in tutta Italia.
Il provvedimento del prefetto di Bari è motivato dalla necessità di "garantire la piena conformità e legittimità dei dispositivi attualmente autorizzati". Nel testo, il prefetto richiama esplicitamente la giurisprudenza della Cassazione, che ha più volte ribadito come omologazione e taratura siano condizioni necessarie per la validità di qualsiasi accertamento. La sospensione resterà in vigore finché non saranno adottate le disposizioni attuative relative all'omologazione e alla conformità tecnica di ciascun dispositivo.
Un passaggio che non lascia spazio a interpretazioni: senza omologazione certificata, le multe elevate da questi strumenti rischiano di essere sistematicamente annullate in sede giudiziaria.
Luigi Vingiani, avvocato e segretario nazionale della Confederazione giudici di pace, non usa mezzi termini: "Se il prefetto ha firmato un provvedimento giusto, dovremmo domandarci perché non lo seguono anche gli altri". Secondo Vingiani, Napoli rappresenta solo l'inizio: molti ricorsi sono stati già accolti, e continuare a mantenere in funzione autovelox privi di legittimità genera un doppio danno: uno per l'erario pubblico, costretto a rimborsare le sanzioni annullate, e uno per i cittadini, multati ingiustamente da dispositivi non a norma.
"Mantenere in servizio autovelox che non sono legittimi produce un danno per l'erario e per i ricorsi che vengono accolti", osserva Vingiani, aggiungendo che è "ingiusto applicare la multa agli automobilisti ignari". Una doppia illegalità che secondo il legale impone una risposta univoca da parte di tutte le prefetture italiane.
Il caso di Napoli ha riacceso anche un dibattito più antico. Mentre il prefetto congelava i velox campani, i sindaci dei comuni lungo la Romea lanciavano un appello opposto, chiedendo di mantenere attivi i dispositivi come presidio di sicurezza stradale. Un argomento che Vingiani respinge con nettezza: "La sicurezza va garantita con strumenti legali, non possiamo combattere l'illegalità con dispositivi che non sono a norma". E ricorda come in molti comuni gli autovelox siano stati utilizzati principalmente come strumento per fare cassa, più che per prevenire incidenti.
Il perito Giorgio Marcon va ancora oltre, sostenendo che nessun dispositivo attualmente in uso sarebbe pienamente a norma.
A fare da cornice normativa c'è il decreto firmato dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini nel maggio 2024, atteso dal 2010 e operativo da giugno 2025. Il provvedimento introduce criteri vincolanti: obbligo di omologazione per tutti i nuovi dispositivi e parere preventivo del prefetto prima di qualsiasi installazione. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha anche stilato una mappa degli apparecchi considerati conformi, includendo tutti i dispositivi approvati dal 2017 in poi.
Tuttavia, questa distinzione temporale non convince i periti del settore, che contestano l'assenza di verifiche individuali sui singoli strumenti, indipendentemente dall'anno di approvazione.
Il caso Napoli apre scenari complessi. Se altre prefetture seguissero l'esempio di Di Bari, moltissimi autovelox fissi potrebbero essere temporaneamente disattivati su tutto il territorio nazionale, con immediate ricadute sulle entrate dei comuni e sugli accertamenti in corso. I ricorsi già presentati dai multati potrebbero trovare nuovo slancio, e le amministrazioni locali si troverebbero a dover rispondere di un utilizzo prolungato di strumenti privi dei requisiti di legge.
La partita si giocherà nei tribunali e nelle prefetture: da un lato la pressione dei comuni che dipendono dagli autovelox come fonte di entrate, dall'altro una giurisprudenza sempre più rigida che mette al centro la legittimità dello strumento prima ancora della violazione contestata. Napoli ha alzato il velo. Il resto d'Italia è avvertito.
Fonte: Quotidiano Nazionale