MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Santi Hernandez: "Con Marc Márquez eravamo felici, ma poi gli ho detto 'devi andartene'" [VIDEO]

MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Santi Hernandez: "Con Marc Márquez eravamo felici, ma poi gli ho detto 'devi andartene'" [VIDEO]
Lo storico capotecnico di MM - 12 anni insieme - ha lavorato anche con Valentino Rossi: "Sono due punti di riferimento per i piloti giovani. Luca Marini è un bravo pilota, ma la crescita Honda non è solo merito suo. Con Marc siamo davvero amici. Io? Vorrei essere la centralina della moto"
9 giugno 2026

Ha passato dodici anni a sistemare la moto di Marc Márquez, a stargli accanto fino a diventare amico. Insieme hanno vinto sette mondiali. 

Ne conosce i segreti tecnici e umani.

Quando è arrivato il momento più difficile, Santi Hernandez gli ha detto quello che nessuno in Honda avrebbe mai voluto dirgli: "Devi andartene".

Perché è un amico vero e quindi ha detto la verità, anche se faceva male. Hernandez oggi lavora con Joan Mir alla ricostruzione Honda, e guarda avanti. Ma quella conversazione resta una delle più importanti nella storia della MotoGP, lì Márquez prese la via dell'Italia e della Ducati.

Qui sotto prima il video e poi la trascrizione dell'intervista. Buona visione e/o lettura!

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Santi, tu hai vissuto l'epoca d'oro con Márquez, ma oggi stai vivendo la ricostruzione Honda. Qual è stata la sfida tecnica più difficile da affrontare in questi anni?

"Quando eravamo con Marc avevamo un periodo molto positivo dove vincevamo gare, vincevamo campionati. Dopo la sfortuna della sua lesione abbiamo avuto periodi difficili. La sfida è sempre stata la stessa: tanto quando era con Marc, quanto dopo con Mir, tornare a essere dove si merita l'Honda. Per me è una delle marche storiche nel campionato e vederla soffrire così tanto fa male. La nostra sfida è tornare a essere competitivi, vincere gare, lottare per il mondiale. Sicuramente non siamo ancora in un momento pletorico, ma piano piano stiamo costruendo una base, soprattutto per capire dove andare con la nuova sfida dell'anno prossimo. I risultati iniziano a essere migliori rispetto a due anni fa. Mi ricordo che due o tre anni fa le Honda erano sempre sotto, adesso siamo capaci di stare davanti, di lottare per i punti, di essere tra i primi cinque, di fare qualche podio come abbiamo fatto l'anno scorso sia con Zarco che con Joan. Quello per me è molto positivo. Non è facile, ti piacerebbe avere certi risultati subito, ma si inizia a vedere un po' di luce"

Hai lavorato con grandi campioni, Crivillé, Valentino, Marc. Dopo dieci anni con Márquez, quando è arrivato Mir, com'è stato avere un'altra persona accanto?

"Non è un paragone da fare tra Mir e gli altri o tra Marc e gli altri. Ognuno ha la sua mentalità, la sua strada, la sua maniera di lavorare. Mir è un pilota abbastanza veloce, per me è uno dei più forti, soprattutto quando gli diamo una moto competitiva. Si vede che si impegna molto, che va per fare risultato. Non è uno che chiude il gas. Ha vinto un mondiale, tanti dicono 'ah sì, ma in quell'epoca', ma quella volta c'erano tutti, c'erano le gare che c'erano, e lui è stato capace di vincere. Vuol dire che il talento c'è. Fare il paragone tra un pilota e un altro non sarebbe giusto. Lavorare con Mir è stato e continua a essere un piacere. È vero che dopo tanti anni con Marc era un po' strano all'inizio, ma subito abbiamo iniziato a lavorare e sono contento che si sia trovato bene con il gruppo. Non ho nulla di negativo da dire su di lui, al contrario"

Mir nel 2020 ha vinto il mondiale facendo tanti piazzamenti e una sola vittoria. Ora invece rischia molto, cade. È una strategia che condividete?

"È il DNA del pilota. Lui vuole vincere, vuole fare risultati. Quando vede che può farlo, prende il rischio. È vero che delle volte dici 'cazzo, se non avessimo preso quel rischio avremmo preso un risultato migliore'. Ma quello mi fa piacere, perché è uno che ha voglia. Non è uno che ha chiuso il gas e detto 'la moto non è pronta, non prendo nessun rischio'. Quante volte abbiamo visto Marc prendere il rischio e cadere? Perché voleva fare meglio. Questo ti dice che sono piloti con un DNA che vogliono fare bene. Per me è la cosa positiva di cui posso parlare di Joan"

Una cosa che hanno in comune Rossi e Márquez e una che li differenzia?

"Simile: sono campioni, sono due piloti che hanno fatto la storia del motomondiale e sono il riferimento di tanti piloti giovani. Questa è la cosa simile. Diversi: ognuno ha il suo carattere. Posso fare questo paragone con Marc perché ci ho lavorato più a lungo, e quando ero con Valentino il mio ruolo era diverso, mi occupavo delle sospensioni, quindi avevo meno informazioni. Ma ti dico, non posso dire niente di male di nessuno. Valentino m'ha trattato molto bene nel periodo in cui ho lavorato con lui. Con Marc è diverso perché il nostro rapporto è di amicizia, è diverso"

Siete amici veri tu e Marc?

"Sì. Per me è un amico, e la parola 'amico' non la dici a tutti. Quando finirà la sua carriera continueremo a stare in contatto e faremo qualcosa insieme, qualche cena insieme. Sicuro"

L'anno scorso Honda ha fatto 285 punti, 210 in più rispetto all'anno prima. Il distacco medio è sceso da 30 secondi a 13. Quanto c'è del lavoro di Luca Marini in questa crescita?

"Non è solo merito di Marini. Sono tutti i piloti Honda. Ognuno vuole fare risultati migliori, ma Luca sta lavorando tanto, prova tante cose, indica una direzione. Anche Zarco prova cose e dà indicazioni, e anche Mir dà sviluppo e direzione. Ognuno lo fa a modo suo, ma alla fine il concetto di dove deve andare la moto è condiviso da tutti e tre, e per me quello è l'importante. Come fare lo sviluppo si vede dalla strada comune. Dire che è il risultato di un solo pilota non sarebbe giusto. Se devo parlare di Marini, penso che sia un pilota molto bravo, e come interlocutore con i tecnici è molto preciso. Con Zarco non lavoro direttamente - è in un altro box - però mi dicono che capisce molto bene anche lui"

Quanto è cambiato il ruolo del capotecnico rispetto a dieci anni fa, con l'arrivo di aerodinamica ed elettronica?

"Dieci anni fa, e anche di più, si lavorava tanto sul setup della moto, sospensioni, telaio, geometria. Adesso con l'introduzione dell'aerodinamica e soprattutto con lo sviluppo dell'elettronica, si lavora molto di più su questi fronti. Non dico che la geometria e le sospensioni non contino più, ma sono arrivate nuove strategie da investigare. Tante cose che prima cambiavi con la geometria adesso le puoi guadagnare con l'aerodinamica o con l'elettronica. Se l'elettronica non è a posto non puoi fare niente - né con la gomma, né con la sospensione, né con l'aerodinamica. E se hai un'aerodinamica che funziona bene, ti aiuta tanto nel setup. Prima non avevamo le ali: il carico lo facevi lavorando sulla moto. Adesso si fa con l'aerodinamica, con i device, con l'elettronica. Questo per me è stato il punto di svolta"

Domanda filosofica (presa in prestito dal format "ingranaggi della storia" della FMI, ndr): se potessi essere una sola parte della moto, quale saresti?

"Bella questa, non me l'aveva mai fatta nessuno! Mi piacerebbe essere la centralina dell'elettronica. Perché è il cervello della moto, è quella che comanda tutto. Senza di essa non funziona niente. Soprattutto perché è molto intelligente, cosa che io non so se sono (ride, ndr)"

Nel documentario 'Volver', andato in onda in Spagna su Dazn, hai raccontato il momento in cui hai detto a Márquez di andarsene da Honda. Noi scrivemmo quest'articolo su quella storia e fu uno dei più letti del 2025, ma il documentario non l'abbiamo potuto vedere, quindi ci racconti come andò quella vicenda?

"Nel momento in cui lui aveva già il pensiero di poter andare, ha chiesto a me e alla squadra. Mi ha chiesto qual era la mia opinione. Onestamente, come ho detto nel documentario: quando un amico ti chiede una domanda così importante, gli devi dire la verità e quello che pensi. Se avessi pensato al mio interesse personale gli avrei detto 'devi rimanere qua', perché alla fine ero ancora con lui. Ma quando un amico ti chiede qualcosa di così importante e così difficile da decidere, gli devi dire la verità. E per me quello che gli ho detto è stato: devi andare, devi provare, perché non sei felice qua. Quando arrivi in circuito hai dubbi - sono io, è la moto che non va? - devi toglierti quel dubbio e prendere la decisione di andare. Sicuramente è stato molto duro per lui. Per me dire quella cosa non è stato facile. Ma come dico sempre: quando vuoi bene a qualcuno e ti chiede qualcosa, devi essere onesto. E se tornassi indietro, lo rifarei. Direi lo stesso"