MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Luca Marini e le differenze Europa-Giappone: "Per un forcellone ci vogliono mesi e occhio a dire 'il motore va bene'..." [VIDEO]

MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Luca Marini e le differenze Europa-Giappone: "Per un forcellone ci vogliono mesi e occhio a dire 'il motore va bene'..." [VIDEO]
Intervista col pilota HRC in diretta con gli appassionati: "Quando sono arrivato in Honda si tendeva a fare una moto nuova ogni anno cancellando tutto quello che c'era prima. Qua mi sono divertito, ma l'aerodinamica è ancora il nostro limite. Alberto Puig e il mio capo tecnico, due uomini che vanno conosciuti".
16 luglio 2026

Luca Marini ha fatto un bilancio dei suoi due anni e mezzo in Honda durante la trasmissione "Piloti". Il pilota HRC ha parlato di aerodinamica, elettronica, rinnovo di contratto, rapporto con Alberto Puig e con il fratello Valentino Rossi, oltre che di Mondiale e dell'incidente di Suzuka.

Qua sotto il VIDEO dell'intervista, a seguire la trascrizione completa.

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Luca, sai chi è il primo pilota su una moto giapponese in classifica quest'anno?

"Dovrei essere io. Sì, sono io, perché Quartararo quest'anno è dietro" (giusto, Marini è decimo, ndr) 

Siamo nella pausa estiva 2026: un bilancio di questi due anni e mezzo in Honda?

"In realtà molto positivo, direi positivo. Mi sono divertito molto e mi sento migliorato tanto come pilota, perché è stata una sfida molto complicata all'inizio, molto difficile il primo anno. È vero che abbiamo sofferto tantissimo, però lavorando insieme in poco tempo siamo riusciti a portare in pista un pacchetto tecnico competitivo. In questa ultima stagione ci è mancato fare un passo avanti più grande di quello che c'è stato, perché l'anno scorso da metà stagione in poi i risultati erano sempre nella top 8. Quest'anno speravo di ripartire da lì per fare un altro passaggio verso la top 5, ma non è stato così. Siamo ripartiti da un po' più indietro perché Ducati e Aprilia hanno migliorato nella nostra stessa percentuale, e questo ci ha impedito di continuare la nostra crescita. Adesso ci siamo un po' stabilizzati, e andare più avanti della top 10 è molto complicato perché sono tutti molto competitivi"

L'anno scorso avevate fatto una crescita incredibile, quasi cinque volte i punti dell'anno prima. Quest'anno siete rimasti allo stesso livello. Avevi parlato della necessità di pezzi più "piccanti": è ancora un problema il fatto che i giapponesi debbano deliberare prima di provare qualcosa di nuovo?

"Su molte cose sono migliorati tantissimo, soprattutto nel metodo di lavoro, che in questi ultimi due anni siamo riusciti a cambiare nella direzione giusta. Però non è facile lavorare con i fornitori, specialmente giapponesi, perché la cultura è molto diversa, non solo nel team in pista ma anche in Giappone, nel modo in cui si comportano con i loro fornitori. Capita che Honda sia solo uno dei tanti clienti di un'azienda e venga trattata come tutti gli altri, senza priorità, quindi le cose sono più dilazionate nel tempo: per fare un forcellone vogliono dei mesi"

Quando sei arrivato in Honda nel 2024, qual era il problema più grave della moto?

"Difficile dirne solo uno. Penso che l'approccio di Ducati, molto più ingegneristico nell'ultimo decennio, abbia portato una crescita rapida e continuativa di anno in anno. Quando sono arrivato, in Honda si era ancora un po' alla vecchia maniera: si tendeva a fare una moto nuova ogni anno cancellando quasi tutto della moto precedente, senza dare continuità e lavorare sulle indicazioni dei piloti e degli ingegneri per fare un passo alla volta in avanti. Mi sono ritrovato lì con una concezione vecchia anche nelle idee di base della moto"

Domanda di uno spettatore, Salvatore: con queste MotoGP si può andare forte piegando 3-4 gradi in meno, come faceva Dovizioso qualche anno fa?

"Con l'aerodinamica nuova, dove si cerca l'effetto suolo per far girare la moto in maniera più performante, devi piegare abbastanza da avere la pancia della carena parallela all'asfalto, e dipende dall'angolo di inclinazione della carena. Devi fare almeno 60 gradi più o meno, forse meno se la carena sporge di più. Si cerca il numero preciso in base all'angolo della pancia della carena"

Marc Márquez ha detto che tocca l'asfalto con la carena a 62 gradi: dipende dalla moto?

"Dipende dalle carene, dal setting: se sei molto basso davanti e morbido, dipende anche dalla forma della carena, può darsi che tocchi lo scarico oppure la pancia. Sul suo setup sulla Ducati può essere 62. Se alzi tutta la moto, dopo la carena si allontana un po' da terra e non tocca. Dipende da tanti fattori, ma più o meno 62 può essere un numero plausibile"

Domanda da Gabriele, uno spettatore: il problema più grande della Honda non è l'elettronica, ma l'aerodinamica?

"Quando sono arrivato io si partiva da zero sul tema dell'aerodinamica, era appena accennata sulla moto. Dal 2024 il salto grande c'è stato nel 2025, e l'abbiamo leggermente migliorata anche per quest'anno, ma non abbastanza. È lì che vedo più margine di miglioramento a livello tecnico, perché sulle altre cose siamo già allineati ai competitor. Sull'elettronica ci sono ingegneri ottimi in Honda: puoi fare tante cose, ma nulla che ti dà più performance, puoi solo fare errori. Quando l'elettronica è a posto vai semplicemente al massimo potenziale della moto e del motore, quindi è una questione di dettagli, e i nostri ingegneri sono molto bravi a non sbagliare"

Quindi per te il salto da fare è ancora sull'aerodinamica?

"Decisamente"

Qual è stato il contributo più importante che hai dato a Honda in questi due anni e mezzo?

"Semplicemente cercando di lavorare insieme a loro: nei test, quando proviamo le cose, dire chiaramente questa è la direzione giusta, continuiamo, facciamone un'altra nella stessa direzione. Perché altrimenti se dici che il motore va bene, loro non lo toccano più. Bisogna essere molto precisi e continuare a dare priorità, fargli capire che c'è ancora margine. Questa secondo me è stata un po' la differenza. Quando sono arrivato eravamo in pochissime persone nel team, adesso è aumentato molto il numero di ingegneri sul progetto MotoGP, ed è importante perché durante un weekend di gara ci sono troppe cose da tenere sotto controllo e da analizzare"

Puoi fare un esempio della differenza tra un team europeo e uno giapponese?

"La mia esperienza in un team ufficiale è solo con Honda; quando ero in Ducati, in un team satellite, avevo meno potere decisionale, davo i miei feedback, ma venivano seguite le indicazioni dei piloti del team ufficiale. Penso che se noi diciamo che il motore va bene, che la potenza è corretta, loro recepiscono il messaggio e si spostano su un'altra cosa, e magari due anni dopo ripensano di nuovo al motore: bisogna tenerli sempre concentrati sulle priorità. In un team europeo invece sono gli ingegneri stessi a dirti quali sono le priorità, sanno bene dove mettere le mani e cosa fare per migliorare"

Honda ha buone chance di tornare competitiva con il regolamento 2027?

"È ancora troppo presto, hanno fatto solo un test. Le auguro il meglio per tornare in alto, ma non è semplice perché il regolamento cambia in modo profondo e in passato i giapponesi non si sono rivelati più veloci ad adattarsi. Penso che nel giro di due anni possano fare la differenza, perché sanno fare le moto, hanno il potenziale: servono le persone giuste che indichino come migliorare"

Domanda da Naiko, una spettatrice: che margine di crescita vedi per Honda e per te da qui a fine stagione?

"Una cosa interessante è che abbiamo di nuovo ottenuto più concessioni, siamo tornati nel ranking D, quindi potrebbero portare qualche pezzo nuovo entro la fine della stagione. Ne ho parlato molto con Romano (Albesiano, ndr), che sta spingendo i giapponesi a non dimenticarsi del 2026 pensando solo al 2027: gli ho detto di usare le ultime gare di quest'anno per prepararsi al 2027, perché ci sono cose che puoi provare già ora in vista del prossimo anno. In questa prima metà di stagione ho provato ogni modifica di setup possibile, e alla fine siamo sempre tornati alla mia base, quella con cui mi sento meglio; su quel lato penso che rimarremo stabili, concentrandomi sulla mia guida e sul far lavorare al meglio le gomme"

Domanda da Vincenzo: hai firmato un nuovo contratto, e con chi?

"Ancora non posso dire niente, ma le cose stanno andando avanti in maniera molto positiva e sono abbastanza soddisfatto per rimanere in MotoGP, perché era il mio obiettivo. Mi sto divertendo troppo, correre in MotoGP è la cosa più bella che ci può essere per un pilota e penso di poter ancora fare tanto"

Che rapporto hai costruito con Alberto Puig?

"Ottimo, molto buono. Da fuori Alberto sembra poco amichevole, difficile da interpretare, ma quando lo conosci nutri un grande rispetto per lui. È un grande uomo, molto alla vecchia, molto diverso dalle altre persone che incontri nel paddock"

È un rapporto più di consigli sulla guida o dal punto di vista morale?

"Lui sa perfettamente quanto è cambiato il motociclismo rispetto alla sua epoca, quindi non si permette consigli sulla guida: sa che non è compito suo né il lato tecnico né quello del pilota, perché chi è in MotoGP sa quello che deve fare. Mi trasmette sempre la sua esperienza, riesce a dire le due parole giuste con il suo carisma prima della gara, che aiutano a dare qualcosa in più. Parla poco, ma quando dice quelle due o tre cose sono sempre corrette"

E con Cristian Pupulin, il tuo capo tecnico?

"Un rapporto fantastico, anche lui da fuori non sembra ma quando ci parli scopri un mondo. È un uomo di grande esperienza, ha sempre lavorato in Ducati, l'ha vista crescere da zero fino a vincere, e sa molto bene cosa serve su una moto per renderla competitiva: ci stiamo divertendo tanto. Il suo ruolo di capo tecnico però è comunque limitato, anche lui vorrebbe fare un po' di più, ma ci sono cose sulla moto che stiamo cambiando piano piano, e ci vuole tempo"

Domanda da uno spettatore che si chiama "troppo veloce": come spieghi la differenza di stile di guida tra te e Joan Mir sulla stessa moto?

"Da fuori Joan sembra molto sporco, sempre un po' esagerato, fa molta scena in frenata, ma in realtà non frena più avanti di me. A me piace avere tutto sotto controllo, cerco di frenare forte ma non in maniera brusca o aggressiva. Joan invece usa da subito tutta la potenza che ha nelle dita, e così la moto trasferisce molto veloce sul davanti, il dietro inizia a muoversi, e cambia molto anche il setup e il freno motore. Cambiano parecchie cose tra la sua moto e la mia"

Domanda da Carlo Nicotra: come fai a essere così costante? Ti tieni un margine, o è la tua guida pulita a fare la differenza?

"In MotoGP il margine non te lo puoi tenere in nessun turno di prove, solo quando torni al box dopo la bandiera a scacchi, perché vanno tutti veramente forte. Penso sia una questione di guida, di precisione, di sensazioni che mi permettono di capire dov'è il limite e di starci senza andare oltre. Ma capita anche a me di fare errori e di cadere, è normale quando si va al limite della moto"

Un follower su Instagram ti chiede se sei dimagrito molto...

"Sì, è quello l'obiettivo, essere sempre più magro, visto che non metteranno la regola del peso minimo moto più pilota. Il mio problema è che sono alto e devo cercare di essere il più magro possibile. Anche con Dainese stiamo facendo un ottimo lavoro sulla tuta, molto leggera, bisogna fare attenzione a ogni dettaglio. Al Sachsenring ho corso senza un pezzo della moto apposta per essere più leggero e stare al limite del peso minimo"

Hai detto di non aver mai avuto la malizia necessaria per fare "il calciatore": cosa significa?

"È venuta fuori negli anni, da piccolo non ce l'avevo. Il calcio è uno sport molto fisico dove ti devi far largo e rispettare; nelle partite dilettantistiche che facevo io non era facile. Bisogna essere tosti fisicamente, mentalmente, e avere quella cosa in più che ti fa essere furbo, malizioso al momento giusto"

Quanto bisogna essere egoisti per fare i piloti?

"Non c'è un quanto. Dipende dalle situazioni, devi lavorare molto su te stesso quotidianamente, ma non mi sento una persona egoista di sicuro"

A Barcellona avevi detto che Pecco Bagnaia sarebbe la persona giusta per fare il rappresentante dei piloti, ma Cadalora ha detto che dovrebbe essere una figura esterna, perché un pilota non può parlare di rischi e pericoli prima di salire in pista. Cosa ne pensi?

"Questo è un tema su cui noi piloti dobbiamo essere bravi a non mollare, perché penso si possa migliorare. La MotoGP sta spingendo molto sulla sicurezza, anche a livello di immagine, e avere una persona esterna sarebbe la cosa più corretta da fare, ma non è facile mettere d'accordo tutti i piloti. Ho indicato Pecco semplicemente perché è sempre presente in ogni riunione e prova sempre a dire la sua. Metterei un rappresentante temporaneo finché non troviamo una persona che lo possa fare in modo ufficiale, con un'unione tra tutti i piloti"

L'incidente di Suzuka ha cambiato il tuo approccio alla moto? Sembra che tu sia tornato davvero più forte...

"Non è facile, però bisogna fare sempre di più. Nei mesi in cui sono stato fermo ho cercato di lavorare molto su me stesso, di ritrovare la motivazione e l'energia da quando ero lì immobile e non potevo fare niente, per diventare un pilota migliore. Mi sento di averlo completato in parte, ma c'è ancora margine"

Riuscivi a dormire in quella situazione, fermo a letto?

"No, non ho mai dormito bene, nemmeno dopo. Sono cose che passano, i momenti difficili, i bassi della vita ci sono ed è pieno di quelli, e da lì piano piano ritorni su. Quando stai negli alti devi renderti conto che è un bel momento della tua vita, te lo devi godere, farlo durare il più possibile perché poi si ritorna giù. Ho avuto incubi per almeno sei-sette mesi, è stato molto complicato"

Che rapporto hai con tuo fratello Valentino Rossi? C'è qualcosa che ti ha detto e che ti ha sorpreso?

"Adesso non ricordo niente in particolare. Un rapporto ottimo. È stato sempre bello e affascinante per me condividere il paddock della MotoGP con lui da piccolo, da spettatore e tifoso, poi poterlo fare per un anno in MotoGP da avversari, e continuare a sentirci quotidianamente per vedere se si può fare qualcosa in più"

Come vedi questo Mondiale? Bezzecchi può rientrare su Márquez?

"Sì, ma Marc è sempre stato il favorito quest'anno, soprattutto da quando la Ducati ha sistemato quelle due o tre cose che all'inizio dell'anno erano andate storte, quando anche Álex Márquez e Pecco facevano fatica. Sono tornati competitivi per la vittoria non solo con Marc, ma anche tra loro, in molte gare dell'anno. Penso che sia ancora molto lunga: Martín in questo momento mi sembra non abbia ancora trovato un grande feeling con l'Aprilia, ma sta portando a casa punti ogni weekend per restare là davanti, e questo nel 2024 gli ha pagato, ha vinto il Mondiale così. Attenzione anche a Ogura, che sta guidando più forte di tutti in questo momento. Per Bezzecchi aver perso la leadership del campionato può essere una grande spinta motivazionale, come è stato veloce nelle prime quattro gare dell'anno non è stato nessuno"

Ti piacerebbe un giorno andare in Superbike?

"Ci sono diverse possibilità per la prossima stagione, ma non si può dire no alla Superbike per qualche ragione, è un campionato comunque molto interessante. Vediamo come cambierà nei prossimi anni, perché con l'ingresso di Liberty Media la MotoGP sarà la priorità assoluta, e tutto il resto sarà un contorno per dare lustro alla MotoGP, che sarà il palcoscenico più grande che c'è. L'obiettivo di ogni pilota è rimanere in MotoGP"

Con una parola, come descrivi questi tre anni in Honda?

"Fantastici, anche se i risultati non sono quelli che vogliamo, però mi sono divertito, e spero di continuare a divertirmi per tutta questa seconda parte di stagione"