Autovelox: ecco come funziona la “patente di affidabilità”

Autovelox: ecco come funziona la “patente di affidabilità”
Una sorta di sigillo di validità che obbliga gli autovelox a superare soglie di performance su rilevamento, associazione velocità/veicolo, riconoscimento targhe e privacy, trasformando l’omologazione in garanzia tecnica e base probatoria in tribunale
11 giugno 2026

Martedì il ministro Matteo Salvini ha firmato il decreto che aggiorna le regole per l’omologazione degli autovelox, introducendo requisiti tecnici più rigorosi oltre ai già noti criteri di tolleranza e privacy. Oltre al margine d’errore di 3 km/h fino a 100 km/h e all’obbligo di oscurare automaticamente i volti nelle foto frontali, il provvedimento definisce per la prima volta soglie numeriche di affidabilità che gli apparecchi devono rispettare per ottenere l’omologazione.

Il testo unico del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti interviene per stabilire criteri uniformi per la verifica tecnica. Non basta più misurare la velocità: gli strumenti dovranno dimostrare prestazioni minime su tutta la catena di accertamento. Tra gli indicatori previsti, il tasso di rilevamento dei veicoli dovrà raggiungere almeno il 90%, mentre la corretta associazione tra velocità e veicolo, l’acquisizione delle immagini e il riconoscimento delle targhe sono fissati al 95%. La classificazione dei veicoli richiede anch’essa una soglia del 90%.

Le soglie entrano direttamente nelle procedure di prova: l’obiettivo è valutare non soltanto la precisione nella misurazione della velocità, ma l’affidabilità complessiva del sistema. Sul fronte della misura, il decreto stabilisce che durante le verifiche il valore registrato dall’autovelox non può scostarsi di oltre 3 km/h rispetto allo strumento campione fino a 100 km/h; oltre tale soglia la tolleranza diventa il 3%. Si tratta di un requisito tecnico separato dalla tolleranza prevista per le sanzioni.

Novità anche per la privacy e la sicurezza dei dati: nelle installazioni con riprese frontali automatiche le immagini devono essere oscurate prima della validazione dell’accertamento, mentre file e informazioni raccolte vanno cifrati e firmati digitalmente per garantirne integrità e autenticità. Il decreto impone inoltre trasparenza sul software: nella documentazione d’omologazione saranno indicati firmware, programmi e codici identificativi delle componenti che elaborano la misura; modifiche sostanziali potrebbero richiedere una nuova verifica.

La decisione è stata accolta con favore dall’Unione delle province italiane. Secondo il presidente Enzo Lattuca, gli autovelox restano strumenti fondamentali per la sicurezza stradale e il decreto mette fine a contenziosi che hanno impegnato amministrazioni e tribunali negli ultimi anni, chiarendo anche che gli apparecchi autorizzati dopo il 2017 non necessitano di ulteriori verifiche. Le province, conclude Lattuca, dispongono ora degli strumenti necessari per aggiornare o sostituire i dispositivi obsoleti, garantendo controlli in tratti di strada individuati sulla base dei dati sugli incidenti.

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