Analisi

Motocross. Perché è così facile farsi male?

- Moto troppo potenti, competitività elevata, piste pericolose: sono queste le ragioni degli infortuni che succedono nel motocross o ci sono cause diverse? Lo abbiano verificato con la consulenza dei piloti e degli addetti al settore

Il motocross è uno sport sempre più pericoloso? Sì, no, forse. Di sicuro è aumentata la percezione che in questa specialità del fuoristrada ci si infortuni di più rispetto ad una volta, ma è proprio così vero? E se fosse così, per quale ragione? Certamente così come qualsiasi altro sport motoristico, anche il motocross non è da prendere sotto gamba, come evidenziano i tanti infortuni in gara o in allenamento che hanno caratterizzato anche questi ultimi anni e che hanno decimato le ultime stagioni GP, come quella del 2019 che ha visto sfortunati protagonisti tra gli altri Clement Desalle, Tony Cairoli, Jeffrey Herlings, Henry Jacobi, Romain Febvre, Arnaud Tonus, e già quest’anno Mitch Evans oltre a Febvre, Jorge Prado, Thomas Olsen e Julien Lieber caduti durante la preparazione invernale.

Per capire i motivi di così tante defezioni abbiamo parlato con alcuni piloti e team manager, oltre che con il Presidente della Infront Giuseppe Luongo, la società che attualmente gestisce l’organizzazione del Mondiale cross, così da chiarire i nostri dubbi e per dare un colpo di spugna ai tanti leoni da tastiera che nella maggior parte dei casi sentenziano verità affrettate e conclusioni prive di fondamento non avendo una profonda conoscenza in materia ma soprattutto non avendo mai vissuto dall’interno la realtà dell’ambiente del motocross.

Il nostro parere, basato su 40 anni di esperienza maturata nelle piste dei GP, è che gli infortuni ci sono ora come ci sono sempre stati, e non è possibile modificare drasticamente le cose. Troppi sono infatti gli imprevisti e gli eventi legati alla casualità che portano un pilota ad essere coinvolto in situazioni più o meno pericolose che possono poi concludersi male. Oltre al fatto stesso chenell'MX si guidano moto sempre più facili, potenti e veloci su terreni mutevoli e irregolari che già di per sé richiedono abilità, concentrazione, tenuta fisica e lungimiranza. Un grosso aiuto ad abbassare le statistiche degli infortuni potrebbe essere però il calo di cilindrata delle 450, come proposto già una decina di anni fa da Youthstream e FIM, per portarle ad un livello di guidabilità più controllabile da parte dei piloti sempre più capaci nel portarle al limite ma al tempo stesso sempre più vulnerabili di fronte all’imprevedibilità insita negli sport motoristici. 

Siamo invece in disaccordo con chi punta il dito alla pericolosità delle piste del Mondiale, visto oltretutto che la maggior parte degli incidenti i numeri dicono che avvengono in allenamento e che tanti infortuni succedono anche nei vari campionati nazionali ad iniziare dal Supercross e National USA. Inoltre, troppo spesso abbiano visto cadute ad una velocità pazzesca che non hanno avuto conseguenze (ricordiamo ad esempio una di Herlings nel GP di Francia che rotolò dall’inizio alla fine di una discesa rialzandosi come niente fosse quando pareva pensato si fosse spezzato in due…) e altre accadute quasi da fermo in cui il pilota ha riportato una o più fratture. Per cui pretendere che le piste siano sicure in assoluto non è possibile, lo si può fare nella MotoGP ma non nel Motocross.

Vediamo ora come la pensa il paddock del cross iridato.

 

TONY CAIROLI (9 volte campione del mondo)
"Purtroppo ci si infortuna per tante ragioni: per gli errori che si commettono, perché non si ha una preparazione adeguata, per la preparazione delle piste, o per la mancanza di distanze di sicurezza ottimali. E succede più spesso che in passato perché le moto sono tutte diventate veramente facili da guidare e molto competitive; anche quelle di serie hanno delle performance che danno la possibilità anche ai piloti meno tecnici e meno talentuosi di andare forte rispetto ad altri che prima erano competitivi solo grazie alla tecnica e all’allenamento. Il problema però è che il fatto che le moto ti permettano sempre di più quando ti trovi in una situazione di emergenza, dove la tecnica magari dovrebbe emergere rispetto all’irruenza e alla guida stessa del pilota, alcuni fanno degli errori che poi magari pagano caro, anche perché i livelli di velocità sono aumentati rispetto a prima".

ANDREA BARTOLINI (campione del mondo 500 1998)
"Ci sono diversi infortuni in base anche al tipo di pilota, ad esempio gli amatori a volte sono chiamati a fare cose che non sono in grado di fare come certi doppi o tripli ma quello con più tecnica azzarda a farli ma poi non sempre finisce bene. I professionisti invece hanno a che fare con moto con meno limiti rispetto ad una volta e permettendo di andare più forte si rischia solo in gara ma anche in allenamento per mantenere gli stessi livelli e quindi può capitare più spesso di sbagliare e farsi male. Anni fa c’erano meno infortuni anche perché le piste avevano salti lunghi ma non alti, mentre ora si arrivano ad avere anche una ventina di salti che quando sbagli cadi molto dall’alto con conseguenze catastrofiche anche perché la velocità ora è tanta. E non penso che sia dovuta alla potenza delle moto, perché nel 2000 la mia Yamaha ufficiale coi suoi oltre 60 CV e passa era più potente delle attuali 450, quello che adesso fa la differenza è la migliore erogazione e la qualità delle sospensioni che ti permette molto di più".

STEFAN EVERTS (10 volte campione del mondo)
"Penso che molti incidenti succedano per via della mancanza di concentrazione, talvolta quando il pilota ha altri problemi che gli affollano la testa può succedere che le cose vadano male, perché quando guidi devi essere presente e conoscere i tuoi limiti, se non ti senti veramente bene e hai altri problemi, guidare è più pericoloso. Il nostro sport è pericoloso, quindi bisogna essere sempre consapevoli di quello che si fa e quando la concentrazione viene meno per stanchezza o altro, è meglio tralasciare invece che rischiare di infortunarsi. Devi correre con intelligenza, è vero che a volte ci si può trovare in situazioni sfortunate, avere problemi meccanici e trovarsi con la moto in stallo per aria, oppure scontrarti con un altro pilota, ma penso che molte situazioni vadano male per via della concentrazione. Se guardo ai miei infortuni, una gran parte di questi sono successi proprio per questo. Non credo comunque che ora ci si infortuni più che in passato, è che una volta non c’erano tutti questi media per sapere tutto di tutti, mentre ora veniamo a conoscenza anche quando un ragazzo si infortuna in Australia o sappiamo subito succede qualcosa di veramente brutto. Certo ci sono anni con più infortuni e anni con meno, ma bisogna continuare a lavorare il più possibile per migliorare sempre più la sicurezza, l’equipaggiamento, i materiali, le piste, ecc., tutte cose che dobbiamo continuare a sviluppare per rendere il motocross più sicuro anche se alcuni infortuni ci saranno sempre". Quindi non dipende dalla potenza delle moto o dalla pericolosità delle piste? "Direi di no, quando sei un pilota professionista devi conoscere i tuoi limiti, la tua forma fisica. A volte capitano degli infortuni, ma spesso è perché alcuni provano a fare più di quanto siano in grado e altri provano ad oltrepassano i propri limiti. Se stai dentro le tue capacità di guida, non vai oltre e non ti prendi dei rischi, c’è sicuramente meno possibilità di infortunarsi. Anche perché spesso capitano in allenamento, come nel caso di Prado la cui caduta gli è successa a fine giornata: per me il primo e l’ultimo giro sono proprio quelli che ho sempre ritenuto i più pericolosi. Quello iniziale infatti solitamente lì che guardi la pista e l’attenzione non è ancora al massimo livello come nei giri successivi, mentre in quello finale spesso sei portato ad abbassare la guardia e quindi quelle reazioni che ti permettono di salvare gli errori o la caduta perché sei portato a ritenere che ormai è fatta, ma in realtà il pericolo è sempre alla porta finché non esci dalla pista". 
 

MICHELE RINALDI (campione del mondo 125 1984)
"E’ una domanda semplice che secondo me non ha risposta assoluta, ognuno ha la sua teoria e non ritengo ce ne sia una definitiva. Non è una questione di cilindrata, assolutamente, è infatti vero che una moto più potente ti può creare maggiori problemi ma gli incidenti ci sono sia con le 450 che con cilindrate inferiori. Quindi la potenza in assoluto non è il solo problema, perché sono soprattutto la coppia e la trazione che ti consentono di fare cose straordinarie, come arrivare sui salti e fare le salite molto più velocemente rispetto a 10 anni fa. E incide molto come sono fatti i salti, dalla quantità alla loro fattura, e dalle piste dove mancano sempre di più salite e discese. Ma non è solo quello, fisiologicamente le cose sono portate sempre più all’estremo: moto più performanti, piloti che devono allenarsi ed essere sempre più competitivi rispetto agli altri, si va sempre più verso il limite di ogni cosa, meccanico e umano. In generale l’infortunio però ritengo possa avvenire in un qualsiasi tratto del percorso, in una curva facile, in un canale, nelle buche, nei salti tripli, le piste vanno rese il più sicure possibile ma non si può dire che ci si fa male perché il tracciato è pericoloso. Ci si può far male anche in piste facili e soprattutto negli allenamenti, credo perché la concentrazione massima he hai in gara non è assolutamente quella che hai nel momento in cui ti alleni. Se tu parti dal concetto che, qualsiasi cosa stai facendo, anche veloce più di quanto non sia magari il tuo limite, se tu la fai pensando che non devi sbagliare o cadere, probabilmente non cadi e non succede niente, ma dovresti sempre concentrarti così in ogni momento di ogni giro, di ogni curva, questo è impossibile. Quindi la concentrazione fa una grande differenza". 

JEREMY SEEWER (vice campione del mondo MXGP 2019)
"Il motocross è sempre stato uno sport molto pericoloso, tanto che anche nel passato succedevano tanti incidenti. Penso che le moto stiano migliorando sempre più, quindi per ogni pilota è più facile andare forte senza però considerare che il pericolo è sempre presente per cui a volte non ci si aspetta di cadere perché non c’è il tempo di realizzarlo. Questo in generale, per noi professionisti il livello è ancora più estremo perché le moto sono ancora più prestanti, specialmente negli ultimi due anni si è fatto un grande passo in avanti dal punto di vista della velocità con le 4T. Penso che il problema più grande che ha riguardato i tanti infortuni nella 450 sia dovuto al calo di attenzione, 5 o 10 anni fa nessuno o quasi le riusciva a sfruttare al massimo livello perché non si riusciva a guidarle bene come ora e quindi ti ritrovi sempre al limite per cui non ti puoi mai permettere un abbassamento del livello di guardia. Niente invece a che fare con le piste, sono cambiati i salti ma sono migliorate anche le moto, io le ritengo più sicure rispetto al passato".

MARCUS PEREIRA DE FREITAS (General manager Honda HRC MXGP)
"Gli incidenti sono difficili da prevenire. Di sicuro i pilota quando è sulla moto deve essere veramente lucido, non deve avere altri pensieri in testa, fare scelte sempre oculate, essere motivato a girare e fare molta attenzione perché farsi male è un attimo. Poi ci vuole anche un po’ di buona sorte, perché ad esempio Tim l’anno scorso è finito a terra parecchie volte, Inghilterra, Argentina, Lettonia e anche a Mantova, ma per fortuna non si è fatto nulla nonostante alcune siano state brutte cadute che potevano avere conseguenze anche serie. Non penso invece che siano dovute alla potenza della attuali 450, e neppure delle piste perché in generale sono sempre in buone condizioni, piuttosto va sempre valutata anche la condizione fisica del pilota perché se non è al 100% e vuoi allenarti 30 o 40 minuti rischi di farti male perché dopo 20 minuti non sei più lucido ma continui con la stessa velocità".

CORRADO MADDII (vice campione del mondo 125 1984)
"Le moto oggi vanno più forte, i piloti vanno a velocità più sostenute come dimostra la media sul giro che una volta era nettamente più bassa, e di conseguenza ora quando finisci a terra cadi forte. Il livello del Mondiale poi si è alzato tantissimo, e di conseguenza a scalare, anche quello delle attività minori che paragonate a quelle dei GP sembrano molto più dilettantistiche ma paragonate a 30 anni fa il livello è probabilmente equivalente a quello del campionato italiano di allora. Quindi tutto si è alzato, di conseguenza tutto si è un po’ esasperato e come tutte le cose, quando le esasperi, è più facile che ci stiano le cadute. Che sono sempre frutto di un errore umano, perché è il pilota che decide quando dare gas, dove darlo e quanto darne. Questo a tutti i livelli, anche nel Mondiale in cui si ha a che fare con dei super professionisti ma quando sono al limite la pagano anche loro. E non solo in gara, ma anche in allenamento perché ora ci si allena molto di più, una volta bastava un paio di volte alla settimana mentre ora si va in moto almeno il doppio, perciò ci sono più probabilità di cadute e incidenti. Ma anche il numero di gare è aumentato, una volta i piloti si riposavano di più, avevano tempo di recuperare mentre adesso tra campionato del mondo, Internazionali e italiani vari il tempo per stare fermi è ben poco. Infine, c’è da considerare anche i casi in cui i piloti si infortunano per la rottura della moto, succedeva anche in passato ma almeno la velocità era minore mentre al giorno d’oggi se ti succede in un doppio o in un triplo sono guai seri".

 

CLAUDIO DE CARLI (team manager KTM MXGP)
"Il motocross uno sport abbastanza estremo, e quando si cerca il limite su tutto è chiaro che vai incontro a dei rischi anche senza dover essere per forza dovuto ad un qualcosa in particolare. Chiaramente me andando sù di cilindrata il livello un po’ aumenta e di conseguenza anche i rischi, ma chi sceglie questo sport sa che va incontro a dei possibili infortuni. Ritengo però che rispetto agli anni ‘90 quando correvo io la sicurezza è aumentata, se non altro perché è molto più facile portare soccorso ai piloti e gli spazi di fuga sono migliorati, forse però gli infortuni erano un po’ più bassi non tanto per la maggiore velocità di adesso ma per l’attuale tipologia dei salti. Prima essendo più bassi quando cadevi magari facevi un po’ di ruzzoloni ma magari ti davi una spolverata e ti rialzavi, adesso invece quando cadi da certe altezze l’impatto è molto più sostenuto. Quando nel 2009 FIM e l’allora Youthstream proposero alle Case di abbassare la cilindrata delle 450, quelle giapponesi risposero assolutamente di no perché un progetto nuovo costava troppo, noi e la KTM invece credemmo in quella strada e l’anno dopo corremmo con la 350 con cui vincemmo il titolo per diversi anni. Questo per dire che una cilindrata inferiore il pilota riesce a gestirla meglio e di conseguenza si abbassa anche il pericolo perché le 450 sono molto più impegnative e portano il pilota all’estremo per cui si ha meno padronanza sulla moto e quando ha una reazione inaspettata è difficile da tenere. Una cilindrata più bassa per tutti secondo me sarebbe una strada da percorrere, non sarebbe la soluzione definitiva ma potrebbe essere una cosa importante perché non a caso Cairoli quando ha corso con la 350 è sempre riuscito a portare la stagione al termine, i problemi sono venuti quando siamo andati in 450. Lo dimostra anche il fatto che una volta chi veniva dalla 250 e passava alla cilindrata superiore andava subito forte già al primo anno, invece adesso gli ci vuole un po' di tempo prima di entrare in piena confidenza. Anche perché il livello della MXGP è molto alto, come forse non è stato mai in questi ultimi anni".

 

GIUSEPPE LUONGO (Presidente Infront Moto Racing)
"Purtroppo una decina di anni fa proponemmo alle Case di abbassare la cilindrata delle moto per diminuire le potenze ed aumentare le sicurezza dei piloti, ma a parte la KTM le altre non accettarono la nostra proposta. Le statistiche ci hanno poi dato ragione in quanto hanno evidenziato come il maggior numero di incidenti succedono proprio ai piloti in sella alla 450, specie nelle piste tradizionali dove il fondo è più duro e gli impatti più pesanti rispetto a quelle ad esempio su sabbia. Come organizzatori la sicurezza dei piloti è stata tenuta da noi sempre con la massima considerazione, lavorando con la FIM per rendere obbligatorie alcune protezioni omologate, e cercando di avere piste il più possibile sicure rendendole più lente per compensare la maggiore velocità delle moto e quadruplicando il personale addetto alla manutenzione durante i giorni di gara. Inoltre ad ogni GP abbiamo uno scambio di opinioni coi piloti quando insorgono problemi che poi cerchiamo di risolvere assieme, a dimostrazione della nostra volontà di salvaguardare sempre la loro incolumità. Per noi i piloti sono infatti una risorsa, e sarebbe stupido rischiare di perdere gli attori che fanno lo spettacolo, lo è per Cairoli, per Herlings o per Gajser così come per qualsiasi altro pilota che comunque si allinea al cancello e che ci permette di poter proporre al pubblico il nostro sport".

  • guido fatuto

    Potenza erogazione fruibilità quindi velocità in pista sono troppo alte sulle odierne 450,bisognerebbe ridurre a 350 la cilindrata massima ammessa giapponesi dolenti e nolenti .Le piste poi seguendo il modello USA hanno troppi salti che lanciano i piloti molto in alto,anche quelle del regionale dove i piloti preparati sono ben pochi.Quindi riassumerei così:meno cilindrata per l'attuale MX1 e piste un pò più vecchia maniera con salti più semplici,ma più bucate che anche questo fa calare la velocità,e valorizza la tecnica di guida.Guardatevi qualche mondiale anni 90 con Puzar e compagni.Quello per me era un buon equilibrio.
  • enrico.64, Milano (MI)

    Io sono piuttosto convinto che Cairoli, se avesse continuato a correre con la 350, oggi avrebbe 10 titoli.
    Forse mi sbaglio ma credo che, dopo quanto detto da Claudio De Carli in questa intervista, qualcun altro in quel Team, sia d'accordo come me...
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