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Bivacco Rifugio 2, Arabia Saudita, 13 Gennaio. Tra Wadi Ad Dawasir e Bisha, un punto GPS in mezzo al Deserto, più a Nord, non lontano da Al Khurma. È il “target” geografico della prima parte della Marathon Rifugio che unisce le tappe nove e dieci. Di nuovo tracciati separati per le Moto e per le Auto, 418 chilometri di speciale per le prime, poco meno per le seconde. Un po’ di dune all’inizio e alla fine, poi piste veloci, qualche tratto di sassi. Per le auto “solito” pit stop salva-gomme poco prima di metà percorso. Non si capisce come mai (ma un sospetto forte c’è) questa Dakar sta risultando piuttosto facile di terreno e “isterica” di contorno. Sassi, penalità, oggi un paio di belle trappole di navigazione. Quasi da dire, paradosso della competizione, che convenga andar piano.
Questo non toglie che il contesto agonistico permanga “agitato”, a volte molto. Come oggi, per esempio, quando in un paio di punti nel canyon i concorrenti che partivano per primi e aprivano la pista sono andati nel pallone. È successo prima ai battistrada delle Moto, poi ai leader delle Auto. Frangenti determinanti, poiché hanno mandato in crisi le strategie meno raffinate tra i primi, e portando nuovi “sconvolgimenti” alla tiratissima gara delle Auto. Morale. Daniel Sanders, che gli sprovveduti pensavano veder soccombere in un duello fratricida con Benavides, è tornato in testa e allunga sull’avversario concreto, Ricky Brabec, e Nasser Al Attiyah, leader our nel Rally-senza-dune, è intrappolato in un quesito di navigazione e deve cedere il comando delle operazioni a Joan “Nani” Roma e Carlos Sainz. Se Sanders “concretizza” in quella delle moto, la gara delle auto diventa ancor più tirata perché i primi tre sono in un minuto.
Le Moto. Ieri velocissima, oggi subito ben navigata. È così che l’apripista e leader Luciano Banevides rovina tutto, si perde, si fa riprendere, accumula ritardo e, quasi, sparisce dal quadro generale nel quale si era, per un momento, messo al centro. Sanders può approfittarne, prende il comando delle operazioni, ma subito dopo cade nella trappola successiva. Niente da fare per i battistrada, non è giornata da fare gli eroi. L’errore del “capitano” e del “secondo” di KTM sembra a un certo punto favorire l’avversario Ricky Brabec, ma il bi-campione Honda, a sua volta incorre nello stesso tipo di errore poco più avanti. Neanche centro chilometri ed è già successo di tutto.
Naturalmente, a questo punto, la gara è divisa in due parti. Quella di chi può vincerla, e restano in tre o quattro al massimo, e il plotone del perdenti, cui per attirare l’attenzione non restano che gli exploit di giornata. È così che escono Tosha Schareina e Edgar Canet, due “ex-papabili” di KTM e Honda. Edgar avrà i suoi problemi, Tosha, invece, si lancia alla sua maniera e, evidentemente con una strategia tutta ed esclusivamente sua nella testa, finisce per aprire la pista, trascinare in aiuto Sanders e, incredibile ma vero, in fin dei conti per danneggiare Brabec. Direi che è un peccato di presunzione. Schareina vince la tappa davanti a Sanders, Brabec è quarto dietro a Michael Docherty, Rally2. Sanders torna in testa al Rally e allunga su Brabec, ora a sei minuti e mezzo, Schareina resta quarto ben alle spalle di Benavides, sceso al terzo posto a sette minuti dal leader.
Auto. Nasser Al Attiyah è in*****to e si innervosisce. Non ci sono dune, non abbastanza per giocare in casa o, per lo meno, per giocarsela in un clima di pari opportunità. Si innervosisce al punto che, nel tira e molla in cui si perde Ekstrom e ritarda Lategan, sbaglia anche lui come i motociclisti al mattino nella stessa circostanza “morfologica”, e rischia di mandare a carte quarantotto la sua gara. Il Principe del Qatar è 25mo e prende quasi mezz’ora dalla inedita tripletta Toyota che si aggiudica la tappa, nipote Eryk e zio Michal Gozcal, e l’ex funambolico bi-campione delle moto Toby Price al debutto da ufficiale in auto. Fortuna vuole, parliamo ancora di Nasser, che due maestri di esperienza e strategia, Nani Roma e Carlos Sainz, senza dubbio coadiuvati da una Ford Raptor eccezionalmente competitiva, amministrano saggiamente il contesto della prima parte di Marathon, principalmente stando attenti alle gomme, e portano a casa il risultato ideale. Ottavo e settimo, rispettivamente, si confezionano una posizione eccellente per la partenza della seconda frazione Marathon e, soprattutto, balzano insieme in testa alla corsa. Se qualcuno pensa a una questione di fortuna, pur ammettendo che ce ne vuole sempre un tantino, gli ricordiamo che sia Sainz che Roma avevano annunciato alla viglia che era arrivato il momento di giocare le loro carte.
La cosa interessantissima è che la classifica generale delle Auto è ancor più “tirata”. Nani Roma, Ford, è primo, per la prima volta dal trionfo del 2014, Carlos Sainz, Ford è secondo a 57 secondi, Al Attiyah, Dacia, terzo a un minuto e dieci. Si salva in qualche modo Henk Lategan, Toyota, che nonostante i problemi alla direzione assistita resta nel giro, quarto a sei minuti, e invece subisce la circostanza Mattias Ekstrom, Ford, che si perde, lascia sulla pista mezz’ora e scende dal secondo posto con un ritardo di 4 minuti da Al Attiyah, al quinto distante 11 minuti da Roma. Continua a non avere fortuna Sèbastien Loeb. In testa nella prima parte della speciale, il fuoriclasse francese finisce anche lui a mezz’ora e paga 20 minuti nella Generale comandata da Roma. Facile supporre una nuova crisi di gomme, che, del resto, è l’incubo della sua storia “dakariana”, e iinvece è un problema di servosterzo. 180 chilometri, impossibile guidare questi protitipi senza la servo assistenza, duneue "Seb" ha fatto un mezzo miracolo. Se possiamo estrapolare dalle classifiche una situazione tecnica, diremmo che: Ford, due Raptor al comando, la più competitiva, Dacia, le quattro Sandriders nei dieci, la più affidabile (nonostante il problema di Loeb), Toyota, Lategan quarto e Price settimo, la più delicata.
ATTENZIONE: c'è il sospetto che possa arrivare qualche penalità. Non sarebbe una novità ma non possiamo star semrpe ad aspettare che la Dakar si giochi a tavolino!
Adesso: bivacco “spartano” al Rifugio, tenda, sacco a pelo e razione alimentare, meccanica tra colleghi poi, il 14 gennaio, 10ma tappa e seconda parte della Marathon, si dice più dune ma senza esagerare, percorsi diversi per moto e auto, 371 km di speciale per le due ruote, 420 per le 4 ruote.
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