Dakar 2026. T10. Moto, incidente a Sanders, ora è Brabec VS Benavides. Auto, trappola di navigazione, Al Attiyah sottoscrive

Dakar 2026. T10. Moto, incidente a Sanders, ora è Brabec VS Benavides. Auto, trappola di navigazione, Al Attiyah sottoscrive
Incidente a Sanders, Brabec si ferma a soccorre l’avversario, bello, poi riprende e, nella tappa vinta da Van Beveren, passa al comando. Auto, storica vittoria Century con Mathieu Serradori. Trappola di navigazione, si perdono Roma e Sainz, Al Attiyah apprifitta
14 gennaio 2026

Bisha, Arabia Saudita, 14 Gennaio. La tappa delle dune è stata cruciale. Strano ma vero, ormai chi ci pensava più, realmente? S’era già visto un po’ di tutto e le grandi scosse questa Dakar sembrava averle volute evitare. Poi succede che prende il sopravvento una delle caratteristiche immutabili della regina dei Rally-Raid, che sia l’avventura delle origini o il gran premio del deserto di oggi: la sua estenuante lunghezza, che finisce per sommare milioni di piccole circostanze innocue finché non arriva quella fatale.

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Così è stato, contemporaneamente per due eventi diversi che hanno avuto per destinatati la gara delle Moto e quella delle Auto. Per le Moto è cruciale la resa, se non morale fisica, di Daniel Sanders, e per il cambio della guardia in testa, ora è Ricky Brabec. Tra le Auto un’altra trappola di navigazione ridimensiona Roma e condanna Sainz, e allo stesso tempo favorisce Al Attiyah. Per restare in tema con i pilastri della storia, nulla può essere considerato definitivo, ma è certo che la decima tappa della 48ma edizione diventa probabilmente la chiave per decifrare l’intera Dakar Arabia saudita 2026.

Daniel Sanders è caduto forte al chilometro 138. Il fatidico salto oltre la duna di una pista sabbiosa a ostacoli. È rimasto lì, dolorante, Brabec si è fermato a sincerarsi, lo ha aiutato e poi è ripartito. È ripartito anche l’australiano che, tuttavia rallentato dal colpo tremendo alla spalla sinistra, ha visto scivolare via, da lì al traguardo 200 chilometri più avanti, la leadership e la possibilità di difendere con successo la sua vittoria del 2025. Se si possono chiamare così, questo è il secondo “errore” di Sanders in questa Dakar, dopo l’autovelox della sesta tappa che gli è costata una multa di 6 minuti.

Adrien Van Beveren vince la tappa, all'americano viene restituito il tempo del soccorso a Sanders e Brabec passa al comando del Rally, meno di un minuto di vantaggio su Benavides. Schareina è terzo a un quarto d’ora e Sanders si assesta in quarta posizione a 17 minuti. La corsa che poteva essere ancora sua è adesso interamente nelle mani dei medici (clavicola? sterno?) che dovranno giudicare se l’australiano potrà schierarsi alla partenza dell’11ma tappa. Viene da chiedersi quanto può valere, al di là dell’orgoglio, il rischio. Non è ancora il caso di cercare di stabilire chi ne approfitterà con maggiore successo. Ricky Brabec eredita il ruolo dell’avversario, Luciano Benavides dovrà scovare in sé quel quanto che possa fargli fare la differenza, soprattutto rispetto al Luciano di oggi. È il “click”, il cambio di marcia che è dentro da qualche parte tra il cuore e il cervello, e non nei muscoli.

La 10ma delle Auto. Si poteva sospettare e lo si era fatto: Nasser Al Attiyah, Dacia, poteva ristabilire le distanze tra le sue qualità, diremmo innate, e le aspirazioni degli avversari, nella seconda tappa di “sabbioni”. È successo questo ma è successo anche altro. Ossia che sulle dune il Principe del Qatar si è confermato imprendibile, ma anche che a fare la grossa differenza è stata un’altra trappola di navigazione allestita da David Castera attorno al duecentesimo chilometro. Lì sono cadute le speranze di Mattias Ekstrom, Nani Roma e, soprattutto Carlos Sainz, che ha perso le staffe ed ha aggiunto il salto di un waypoint al suo verbale di conciliazione con la 48ma Dakar.

Roma e Sainz partivano indietro, ma con un manipolo di equipaggi poco esperti in navigazione davanti a loro, così si son ben presto trovati a guidare le danze andando a cadere nella trappola di Castera. Anche Al Attiyah partiva dietro, e così Henk Lategan, il sudafricano dalle sette vite a questa Dakar, servosterzo, parabrezza, panne di benzina, sempre a portata di soluzione, ma molto più indietro, cosicché quando sono arrivati nel punto critico, qualcun altro aveva risolto per loro il rebus della navigazione.

Persi via Ekstrom, Roma, Sainz, ma anche Toby Price, Quintero, i Goczal, poteva essere una significativa tripletta Dacia con Al Attiyah, Loeb e Moraes nell’ordine, e invece dalle retrovie è partito l’assalto alla storia di Mathieu Serradori, il francese veloce che ha portato per la prima volta al successo il buggy sudafricano Century in versione CR7 a 4 ruote motrici. Partito ancora più indietro dal bivacco rifugio numero 2, Serradori si è permesso di “umiliare” sul suo terreno Al Attiyah e di ottenere la seconda vittoria della carriera.

Certamente la Dakar delle Auto ha assunto una sua fisionomia precisa. Al Attiyah si è installato in testa più stabilmente, Lategan e Roma, a 12 minuti, si giocando i due gradini inferiori del podio con un’occhiata al primo, magari poco sportivamente invocando il colpo di scena. Loeb, con la bella speciale di oggi ma con altre due forature, è salito al quarto posto ma è sceso a 23 minuti di ritardo. Ogni giorno che passa diventa più difficile pretendere che il suo album di 10 bollini alla Dakar gli porti infine il premio a cui tiene moltissimo.

Tutto questo passa al vaglio di quella tappa, la 11ma, che portando al bivacco di Al Henakiyah con la speciale di 350 chilometri di nuovo in comune per moto e auto, si premura di riportare i concorrenti in quello scenario-lotteria che è la pista disseminata di pietre aguzze.

© Immagini. ASO Media, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, KTM, Hero, Cristiano Barni