Dakar 2026. T10 BIS. Il film del giorno e il romanzo di una leggenda: Thierry Sabine [VIDEO]

Dakar 2026. T10 BIS. Il film del giorno e il romanzo di una leggenda: Thierry Sabine [VIDEO]
40 anni fa moriva Thierry Sabine, l’inventore della Parigi-Dakar. Un incidente leggendario, che non ha mai smesso di alimentare il mistero. Ma c’è un mistero che non ha bisogno di essere svelato, perché è realtà purissima anche solo nell’idea
14 gennaio 2026
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Bisha, Arabia Saudita, 14 Gennaio 2026. 40 anni fa moriva Thierry Sabine. È troppo scontato ricordarsene così precisamente, e in effetti sono giorni che ripenso a Sabine e a quei perché che solo lui. Quindi non è la data. Ne abbiamo parlato indirettamente quasi tutti i giorni, per quelle forme di imprinting che ha dato alla sua creazione, alle sue creazioni, e che né il tempo né le mutate caratteristiche o “esigenze” di quello stesso mondo sono riuscite a cancellare o modificare radicalmente.

Sappiamo come è successo, non esattamente perché. Quel 14 gennaio di quarant'anni fa, non lontano da Gourma-Rharous, Mali, mèta della 12ma tappa, Thierry Sabine, Daniel Balavoine, François-Xavier Bagnoud, Nathalie Odent e Jean-Paul Le Fur perdono la vita nel tragico incidente dell’elicottero dell’inventore della Parigi-Dakar. È l’ottava edizione sul percorso Parigi-Algeri-Dakar. Thierry si è attardato per dare il calcio d’inizio al “derby” di pallone Gao-Mopti. Si è alzato il vento e scende la notte, a 20 chilometri da Gourma l’apparecchio si posa e Sabine organizza il recupero dei passeggeri con un’auto. Poi all’improvviso l’elicottero decolla di nuovo e va incontro al suo destino. Le leggende conservano sempre un alone di mistero. E di domande che non hanno risposta. Quale motivo così urgente o drammatico ha spinto Thierry a ripartire, con la tempesta di sabbia e al buio? Capire tutto non è importante quel giorno e resta inutile per sempre, come per tutti gli eventi fatali, dal più intimo al più popolare e travolgente.

Thierry Sabine ha già corso nei Rally e alla 24 Ore di Le Mans, ha vinto, ha organizzato l’Enduro del Touquet. Finalmente concepisce la Parigi-Dakar dopo essere rimasto nel Deserto, perso e al limite delle forze dopo tre giorni, durante l’Abidjan-Nizza di Jean-Claude Bertrand, che stava correndo con una XT500. Ha 28 anni. Recuperato in extremis dall’aereo dell’organizzatore pilotato da Jean-Michel Sinet, la sua vita cambia. Dapprima progetta una corsa sudamericana con Bertrand, poi torna all’Africa. Il resto è la storia. Non è vero che ruba l’idea a Bertrand, perché sul layout geografico di un genere di avventura-esplorazione che esisteva da sempre, Sabine sovrappone lo spessore di un evento mediatico senza precedenti, universalmente coinvolgente, travolgente sin dall’immaginario. È la ragione per cui al suo ufficio bussano gli sconosciuti più eterogenei, già traboccanti di passione per qualcosa che ancora non c’è. Hubert Auriol, Cyril Neveu, Jean-Claude Olivier, Jean-Claude Morellet detto “Fenouil”, René Metge, i fratelli Claude e Bernard Marreau, sapete di chi stiamo parlando, un certo Eric Vargelou di cui vi voglio raccontare prossimamente. Il 26 dicembre 1978 il Trocadero è il teatro della partenza della prima edizione.

Alla sua morte, per un attimo tutto è finito. Ma è solo il tempo di riorganizzare coordinate e ruoli, di rendersi conto che l’eredità è già stata trasferita nelle persone che erano lì dal primo giorno, che sarebbe passata, generazione dopo generazione, nel seguito di un’idea potente come l’energia pura di una passione. Non codificabile, non cancellabile. Non ripetibile. Patrick Verdoy, il padre Gilbert che eredita dal figlio e la manda avanti fino al 1993, i partecipanti della prima ora che la raccolgono e rilanciano, Fenouil, Hubert, la società numero 1 dello sport francese.

È per questo che la Dakar è sopravvissuta ai cambiamenti più potenti dello sport e dell’avventura, che ha enfatizzato questo e perso quasi tutto di quella, che a volte ci si domanda se e perché e si sorvola ben presto sulla risposta. È per questo che la trasformazione di quell’idea sarà permanente. Quell’idea non può morire, anche restasse solo l’idea.

Vediamoci anche il film del giorno, che come sempre nella storia della Dakar, ha generato non pochi capovolgimenti di fronte. Sanders infortunato ma che continuerà, Brabec al comando e Benavides che non gliela darà vinta, Roma e Sainz declassati, Al Attiyah rigenerato, Van Den Brink sabotato dal Deserto e Zala risorgente, ma sì, mettiamoci anche Paolino Lucci nei dieci dell’assoluta e Laia Sanz e Maurizio Gerini che hanno perso trenta posizioni, riparato un guasto e sorpassato sessanta volte. Tre giorni alla fine, ma non finisce mai.

© Immagini. ASO Media, Milagro Gigi Soldano, Red Bull Content Pool, DPPI, RallyZone, Ford, ItalTrans Media, Ford Performance, Dacia Sandriders Media, Prodrive, Honda Monster, KTM, Hero, Cristiano Barni

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