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Bivacco Rifugio 2, Arabia Saudita, 13 Gennaio 2026. Oggi sembra essere il giorno della Dakar dedicato al silenzio. Al Bivacco Rifugio della seconda Tappa Marathon, infatti non c’è campo GSM, e le connessioni convenzionali sono escluse, se non per qualche folata di segnale. Niente social, niente post e selfie in diretta. La “produzione” va in archivio e magari domani, quando, partirà il bombardamento appena entrati nel raggio di azione di un’antenna, sarà più selezionata. Il vantaggio di un giorno di telefonino KO è evidente, ormai è assodato. I satellitari, invece, funzionano alla grande, e così via starlink chi può continuare a fare come se non fosse cambiato niente, nonostante la scatoletta di tonno e i cracker, la tenda e il sacco a pelo (e materassino) della vita spartana della Marathon (niente docce e toilette). Niente baldoria di generatori, anche. Insomma silenzio.
Ma è proprio nel giorno del silenzio che non si possono passare sotto silenzio alcune evidenti discrepanze in certi enunciati, tipo “evolvere senza perdere l’identità”, o “non cambiare direzione ma raffinare il format”. Mi riferisco ai due pesi e alle due misure adottati per la gara delle Moto e per quella delle Auto. Bivacco Marathon. La regola dice nessuna assistenza che non sia quella tra i concorrenti. La regola è rispettata, ma guardate che c’è una differenza. I bivacchi rifugio Moto e Auto sono differenti e separati, e in quello delle Auto sono ammessi i Camion. Con un bivacco unico anche i Team Moto potevano contare su un Elefante con tutti i ricambi del caso. Ora tra le Moto è possibile scambiarsi una centralina con una candela, una leva con una pastiglia freno, mentre da un camion possono scendere quintali di cambi, ponti, ruote, sospensioni e differenziali, e stai sicuro che su un camion in corsa associato a un team delle Auto viaggia almeno un meccanico vero.
Non basta. Edgar Canet è stato penalizzato di sei ore per aver cambiato pneumatico durante la precedente Marathon. Giusto, la legge dice che i Piloti Moto devono coprire l’intera Marathon di due giorni con gli stessi pneumatici. Ma succede che per le Auto, invece, proprio durante le Marathon sono previste due neutralizzazioni “pit stop”, prima e dopo ogni “Rifugio”, durante le quali è possibile ricevere assistenza e… gomme.
Tre considerazioni accessorie. Una. Si dice che il peccato originale del caso gomme auto sia dovuto al ritardo con cui BFGoodrich, fornitore universale, ha reso disponibile il nuovo pneumatico, che di conseguenza non è stato testato a sufficienza. Due. Moto e Auto è uguale, la ricerca della performance estrema porta questi inconvenienti. Una volta con una Desert Michelin potevi fare almeno mezza Dakar, e una Pirelli Dakar stava in piedi da sola, anche crivellata di buchi. Tre. È chiaro che cinque squadre ufficiali Auto, 80 uomini a formazione per un totale di almeno due dozzine di ufficiali tra Ford, Dacia, Toyota, X-raid e, d’ora in avanti, anche Land Rover, più l’indotto delle categorie “minori”, hanno un certo peso nella discussione programmatica dell’evoluzione della Dakar, tale da ridicolizzare il ruolo di KTM, Honda, Hero, Sherco e… basta.
Ultima osservazione. Ritengo che David Castera sia un direttore bravo. Ha corso e quasi vinto, in Moto e in Auto, quindi sa di cosa, di chi e con chi si parla, è stato padrone di Rally e ne ha inventati, ha voce in capitolo anche al tavolo del promoter. Sa il fatto suo, insomma. Sarebbe utile che potesse avere, credo, una maggiore influenza anche nella politica della Corsa che dirige. David potrebbe avere in mano il fascino della Dakar, e se non ce l'ha farebbe bene a prenderselo.
Bene, ora che abbian detto quel avevamo in pancia, godiamoci il silenzio e il film della Tappa, senza aspettare che la folata di segnale ci porti il commento di Maurizio Gerini e di Laia Sanz, che hanno avuto il loro bel da fare tra le dune a sostituire la cinghia dei servizi e, soprattutto, a intercettare la banale interruzione di una cavo elettrico della loro Ebro. Buonanotte.
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