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Olbia, 24 Maggio. Jacopo Cerutti è sceso in Sardegna con una Tuareg Rally di serie, ha corso da “ambassador” di Aprilia e del Rally-Raid italiano e appena vinto il Sardegna Rally Raid, evocativa e sensazionale prova di candidatura al Mondiale 2027. Poi è risalito sulla nave, è rientrato a casa, poi a Noale e Bologna al volo per il cambio della Moto e via, altra nave, è ripartito per la Grecia per disputare l’Hellas Rally, data dell’Europeo Baja che è tra gli obiettivi di Aprilia Racing/GCorse. La formazione è vincente, l’asticella sempre più in alto. È ciò che rende entusiasmante la passione per le Corse. Placcato sul ponte della nave, “interroghiamo” Jacopo.
Cosa ti aspetti da questo Hellas? Che genere di Rally e che avversari troverai?
Jacopo Cerutti. “Da questo Hellas Rally mi aspetto sempre una gara abbastanza impegnativa. È la mia quinta volta e sono sempre state gare piuttosto lunghe. Sette giorni, tanti chilometri, la tappa marathon. È sempre impegnativo tenere un ritmo alto per così tanto tempo. È un rally bello perché comunque è molto vario. Parti veloci, altre più lente, andiamo sulle montagne quasi fino alla neve. L'unica incognita è il meteo, sempre un po' variabile. Poi, siamo obbligati a non cambiar le gomme e il consumo della nostra Tuareg, con i cavalli e la potenza che ha, non riusciamo a fare due giorni con la stessa da enduro, e se dovessimo montare una gomma Desert e dovesse piovere sarebbe un bel problema. Avversari: quelli che c'erano in Spagna e sicuramente Thomas, che è mio compagno di Team e che sta andando molto forte. Poi di sicuro qualche Greco.”
Con la moto da "corsa" o con la moto di serie?
JC. “Correrò con la moto racing. Quella di serie l'ho usata solamente in Sardegna, qui correremo con la moto vera, sospensioni e tutte le nostre modifiche. Perché ovviamente puntiamo a vincere l'assoluta del Campionato Europeo e quindi dobbiamo essere il più possibile performanti.”
S'è detto “moto di serie” perché ultimamente hai corso con quella. Dove e come? Che differenza c'è rispetto a corerere con quella tagliata su misura?
JC. “Sì ho corso il Sardegna Rally Raid, valevole anche per l'European Baja, con quella di serie. È stata una cosa nata un po' così, volevo correre in Sardegna per allenarmi, stare in moto e fare una bella gara, così è venuta l'idea di iscriverci con una moto di serie. Pochissime modifiche, soprattutto tarature delle sospensioni, posizione di guida, motore standard ma mappature, scarico standard. Sono orgoglioso di questa Tuareg perché ho contribuito al suo sviluppo e comunque anche quella di serie mantiene la caratteristica facilità di guida, è molto sincera e ti permette di forzare senza temere scherzi. È quello che ho cercato di trasmettere quando abbiamo sviluppato la Tuareg di serie. Se una moto ti dà fiducia allora puoi spingere al limite con sicurezza. Puoi fare dell'off road con una moto di serie a livelli comunque molto buoni senza dover cambiare praticamente niente.”
Consiglieresti a un appassionato di correre con una moto di serie e godersi le atmosfere dei Rally-Raid?
JC. “Sicuramente sì, la consiglierei. Ovviamente io parlo della nostra di serie, basta cambiare il precarico delle sospensioni con una chiave a tubo. La forcella è già predisposta e già facendo così diventa una moto molto valida e sincera. Io penso che sia una delle poche moto che sono veramente pronte per l'off road, il suo limite è alto e permette anche di forzare. Per cui assolutamente sì. Consiglierei a un appassionato di prendere una Tuareg di serie e montare la strumentazione. L'unica cosa magari da montare a mio avviso è un ammortizzatore di sterzo che aiuta molto sul veloce. Basta. Beh, anche due gomme giuste assolutamente sì.”
Africa Eco Race risponderebbe per te, ma te lo chiediamo: ti piacciono i Rally-Raid lunghi? Cos'hanno di Speciale?
JC. “Sì, sicuramente rally lunghi mi piacciono molto. C’è un po' di odio e amore, che è anche bello. Il bello del rally lungo è anche il suo brutto, parlo delle speciali molto lunghe, molto impegnative. Quindi è bello se sei in forma, in quel caso lo sforzo mi piace molto, non troppo intenso ma prolungato. Ci vuole resistenza fisica, ci vuole testa, ci vuole una guida pulita per risparmiare energie. Queste sono le caratteristiche che mi si addicono molto. Poi gli scenari. Si vedono dei panorami spesso incredibili e sono emozioni che ti restano tutta la vita. Il rovescio della medaglia nel mio caso è che, comunque, essendo gare così difficili, lunghe e impegnative, devi essere mentalmente a posto, al 100% predisposto a fare un questo tipo di sforzo, a sentire la pressione derivante dagli sponsor, dagli obiettivi del team. È sempre impegnativo tenere tutto sotto controllo, compresa la pericolosità, sapendo che non si può controllare tutto. Tutto questo è il fascino delle delle gare così lunghe.”
La bicilindrica da corsa si presta bene al piacere di guidare per tante, lunghe (e magari) difficili ore al giorno?
JC. “La bicilindrica è bellissima. All'inizio ero scettico, quando ho firmato il contratto non avevo mai provato la moto e non sapevo se sarei riuscito a divertiremi. Non avevo proprio idea di cosa aspettarmi. Però la Tuareg si è rivelata subito una moto veramente bella. Thomas, che la usa da poco, mi ha rivelato che come me, se dovesse affrontare un Rally lungo sceglierebbe la mia moto. È un motore bellissimo da usare e comunque una moto che anche nello stretto va bene, nei trasferimenti è comodissima perché fai velocità di crociera di centoventi all'ora sull'asfalto senza il minimo problema, le manutenzioni, i cambi oli eccetera, sono più diradate e la posizione di guida è veramente comoda, anche in piedi. Ecco, secondo me la bicilindrica è un po' la svolta, è diventata la moto perfetta per fare gare lunghe e stare tante ore in moto.”
Sei stato l'"ambassador" italiano, insieme a Lucci e Gava, del "test" per portare il Sardegna Rally Raid nel Mondiale. Come è stato? Divertente? Difficile? Appagante?
JC. “Correre il Sardegna Rally Raid è stato un po' così, caduto a fagiolo per provare a correre con una moto di serie e provare su un Rally lungo e in configurazione più Mondiale rispetto al Motorally. Ci hanno fatto fare strade più veloci che a me piacciono molto, vedi le piste al parco eolico, intervallate a pezzi più tecnici, magari pieni di sassi, e poi ancora tanto smanettare, che è l'essenza dei Rally-Raid e mi ha fatto godere veramente tanto. È stato molto bello”
Tu il Mondiale in Sardegna l'hai già fatto: è un Rally che ci manca?
JC. “Il Mondiale in Sardegna io l'ho fatto nel 2015. È stata la mia prima gara di Mondiale. È un rally che mi manca tantissimo, e che manca ovviamente anche all'Italia. Secondo me è un Rally veramente bello e completo. Non è come i Rally Africani, qui c’è più una navigazione in stile europeo, e infatti sono gare in cui noi che arriviamo dal Motorally siamo sicuramente più competitivi. Ce la possiamo giocare con gli Assi del Mondiale. È una gara che mi son mangiato le mani perché nel 2016 non son riuscito a correre, mi sono rotto il braccio un mese prima e credo che avevo la velocità per cercare di vincere. Era un periodo in cui andavo veramente forte. Quindi spero che torni presto la possibilità di correre un Mondiale in Sardegna, magari aperto alle bicilindriche, che sarebbe un sogno. Perché insomma, vincere una volta nella vita una gara di Mondiale rally sarebbe un un sogno che è lì nel cassetto e che riuscirei a realizzare!”
Come l'hai trovato? Ti è piaciuto? Per che cosa di più e per cosa un po' meno? Come lo vorresti? Itinerante? A "margherita"? Mezzo e mezzo?
JC. “L'ho trovato veramente bello, come dicevo. Secondo me la cosa fantastica del mondiale era proprio il fatto di essere itinerante. Partivamo magari da Cagliari a arrivavamo a San Teodoro. Oppure partivi da Olbia e arrivavi a Cagliari. Ogni giorno speciali diverse, posti diversi, dormivi in luoghi diversi, vivevi la tappa marathon. Se riuscissero a farlo così, itinerante, con il bel tempo sardo di maggio-giugno, insomma il rally inteso anche come viaggio e non solo come performance, sarebbe uno dei più Rally di sempre.”
Pensi che gli "abitanti" del Motorally dovrebbero travasarsi di più nelle grandi corse in linea?
JC. “Ma sì, penso che i piloti del MotoRally dovrebbero andare a fare un po' più di grandi rally. Il problema principale è che sono molto costose. Io ho avuto la la fortuna di trovarmi nel posto giusto al momento giusto, quando comunque le case i team investivano ancora un po' nei giovani, e quindi sono riuscito a fare le prime Dakar. All’inizio con i ragazzi di RS Moto, poi con l’HT team olandese. Oggi non succede quasi più, le Case hanno sempre meno piloti e i pochi team satellite hanno moto praticamente ufficiali ma per correre con loro anche un pilota deve comunque trovare il budget che è sempre altissimo. Per fare una Dakar ci vogliono ottantamila euro e non ti rimane neanche la moto. Anche aiutato, magari pagando la metà, uno deve comunque trovare magari quarantamila euro. Penso che la nostra generazione di piloti abbia fatto un po' da ambassador, il “Bottu” Botturi in primis, poi io, il “Jerry” Gerini abbiamo fatto un po' da, diciamo, richiamo. Insomma affacciarsi al mondo dei Rally-Raid internazionali è difficile, e anche per questo una Gara come il Sardegna Rally Raid sarebbe utile, efficace, una vera opportunità.”
Dai, dicci un poco della tua vita da Pilota Ufficiale. E dicci dei Guareschi, della loro si direbbe infallibile ricerca del primato.
JC. “Della mia vita da pilota ufficiale ovviamente sono contentissimo. L'inizio è stato un po' un gioco. Non sapevo proprio cosa aspettarmi. Quando ho firmato con Aprilia c'era solamente Cecco (Montanari, ndr) e il Team doveva ancora partire. È stata una scommessa in primis con me stesso e, come dicevo prima, non sapevo neanche se la moto mi sarebbe piaciuta o avrebbe potuto farmi passar la voglia di correre. Con i fratelli Guareschi mi sono tolto ogni dubbio, la loro professionalità e la loro voglia di arrivare in alto era grandissima, almeno quanto la mia, e ci siam trovati subito in linea. Ammetto che comunque i primi due anni son stati impegnativi perché comunque io son sempre andato alle gare per vincere. Era l’unico modo per cercare di dimostrare chi sono e per arrivare alla fine dove sono adesso. Quindi ad avere una moto ufficiale, un team con cui mi trovo bene, un buon ingaggio, essere felice nel mio mondo delle corse. Vittoriano e Gianfranco Guareschi hanno la mia stessa mentalità e adesso ci sono delle altre sfide, nuove sfide. Yamaha ha alzato un po' l'asticella, hanno fatto veramente una marea di test e hanno degli sviluppi molto importanti. La sfida della prossima Africa Race è già aperta, dopo l'estate cominceremo a sviluppare un po' di cose nuove, a provarle nel deserto. Sono però convinto al 100% che l'unico team che poteva fare delle cose del genere, l'unico con il quale avrei potuto fare tutto questo e centrare questi obiettivi era ed è il team di Vito e Gian. Vittoriano pensa di notte la cose da fare di giorno, ci confrontiamo, proviamo, rischiamo. Abbiamo avuto sempre un atteggiamento positivo, quello che ci ha portati a raggiungere la massima performance. Penso che sia l'unico team che, arrivato da un'altra disciplina, in pochissimo tempo si è adattato così bene in una disciplina così difficile come il Rally-Raid, dove l'organizzazione del team è fondamentale. Già dalla prima Africa Race eravamo pronti a sfidare i team ufficiali di altre Case e a vincere. Ecco, sono contentissimo di essere con loro, e spero di stare qua il più a lungo possibile.”
Avanti tutta, insomma!
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