Moto d’Italia. Ducati. Lasciamo stare Volkswagen. Claudio Domenicali. “È il ducatista uno dei principali azionisti dell'azienda”

Moto d’Italia. Ducati. Lasciamo stare Volkswagen. Claudio Domenicali. “È il ducatista uno dei principali azionisti dell'azienda”
Essere Made in Italy non è difficile. È difficilissimo, invece, essere un Made in Italy numero 1, per un primato che ti fa conoscere nel mondo e che fa del tuo mondo un esempio per il resto del mondo. Ducati, una “piccola” azienda da 50.000 Moto all’anno, ci riesce. E non è solo MM o Pecco...
16 luglio 2026

Roma, Luglio 2026, Moto d’Italia. Made in Italy e Ducati suona iper logico. Se consideriamo il valore del Marchio in quanto tale (oggi tutto ha un valore), la potenza di fuoco di rappresentatività di Ducati nel Mondo è semplicemente formidabile. Se si vuole raccontare l’Italia al mondo, Ducati è oggi il primo nome che salta alla mente, perché al di là di pizza o spaghetti identifica un fenomeno concretamente radicato in un luogo e in un disegno imprenditoriale, dunque nel territorio e nel sociale.

Naviga su Moto.it senza pubblicità
1 euro al mese

Honda vende 20 milioni di moto all’anno ed è universalmente conosciuta e riconosciuta, Ducati 50.000, eppure l’appeal del marchio italiano dipinge di rosso il pianeta sovrastando ben oltre il “club” di pertinenza. H-D sta imparando la lezione e torna ad “esportare” l’immagine degli USA smettendo di “importare” parte dei 150.000 pezzi del suo portafogli. Magari non sono corretto nei numeri e nei rapporti di forza, ma la mia impressione è questa, chiara. Ducati non è sola nell’arena del Bel Paese, puoi chiedere a bruciapelo e sentirti rispondere d’istinto Moto Guzzi o Vespa, Aprilia o MV Agusta, ma una delle ragioni per cui Ducati è al numero 1 è che il valore del mito si incrementa nel presente trascinando il valore della tradizione e non essendone sospinto. Io non ho mai avuto una Ducati, eppure sono sensibile al suo fascino, non vedo una Panigale nel mio garage (ma ci avrei visto una GT), eppure sono ammirato dal messaggio di tecnologia e design che emana da un punto che è il quartiere di una città: Bologna.

Potete capire che le code di fuoco degli allarmi di una contrazione generale delle attività di Volkswagen, è qui che salta fuori il nome di Ducati, mi abbiano preso e messo sulle spine, al pari di tutti noi, direttamente o indirettamente italiani… via Ducati. Passo accanto a Claudio Domenicali, disturbo la sua foto di gruppo e mi faccio avanti...

Posso, Claudio? Sarei tentatissimo di domandarti qualcosa attorno alle fanta-bombe di Volkswagen, situazione complessa...

Claudio Domenicali: “Eh, sì. Siamo chiusi in una…”

Ma no, trattengo la curiosità aspettando un esito, sono cose vostre. Sì. Vorrei però farmi un’idea partendo da uno dei valori, che non è vincere e produrre tecnologia d’avanguardia. Ecco, l’italianità. Tra prendere e dare, acquisire e restituire, operare su quella che è diventata cultura, sport... come si gestisce, come si lavora in Ducati forti di una responsabilità e di un grande dono che avete ricevuto e che ora “restituite”?

Claudio Domenicali: “Ma, noi stiamo facendo leva su quelli che sono i valori più belli del Made in Italy, quella che è la ricchezza della nostra cultura, del nostro territorio, di una passione innata per la bellezza, di una passione profonda degli italiani, anche in particolare degli emiliani, per stare insieme in un certo modo. Quindi un certo modo di vivere la vita, gli eventi, dalla cena alla vacanza. Una passione per le corse, tipica del nostro territorio, della Motor Valley, per prodotti che uniscono tecnologia e bellezza, prodotti normalmente realizzati in quantità comunque limitate. Tutto questo compone un mix che ci ha permesso di far crescere Ducati nel tempo, di arrivare oggi a una dimensione che è piccola per il mondo, ma importante per l'Italia, importante per il nostro territorio. Siamo appena sotto a un miliardo di euro di fatturato, che è una dimensione sicuramente importante. Parlavano oggi del totale dell'export di tutto il mondo delle due ruote, noi ne rappresentiamo, per l'Italia, una buona percentuale...”

Notevole, sicuramente importante...

Claudio Domenicali. “...sicuramente importante, perché i volumi sono comunque limitati. Siamo sopra, appena sopra le 50.000 moto, ma il prezzo unitario è molto alto. Noi non facciamo moto piccole, non facciamo scooter, e quindi sono tutti oggetti importanti, preziosi, e quindi ci sentiamo di contribuire anche in modo significativo all'economia del Paese.”

Ecco, in che modo arriva in Ducati la cultura del territorio, quindi di un'italianità localizzata, se vogliamo? E in che modo e in quale momento quello che è il vostro lavoro diventa cultura nuovamente, o si aggiunge a quella preesistente?

Claudio Domenicali. “Io credo che sia un un processo che si è radicato nel tempo. È chiaro, Ducati ha compiuto 100 anni quest'anno, è un'azienda che è sempre stata a Borgo Panigale, quindi costruisce per forza legami con il proprio territorio. Noi ci sentiamo fortissimamente bolognesi e ci chiamano "la Rossa di Borgo Panigale", che è il quartiere di Bologna in cui stiamo. E fa parte proprio di un modo di vivere l'azienda abbastanza caratteristico. Noi abbiamo moltissimi dei nostri, delle persone più importanti, che sono cresciute in azienda, cioè entrate in azienda uscite dall'università e poi sono cresciute, con ruoli diversi all'interno dell'azienda. E questo ha cementato un rapporto...”

Tu compreso, se non sbaglio...

Claudio Domenicali: “Io compreso, ma ha cementato un rapporto con l'università stessa. Per cui, restituire al territorio e fare cultura significa anche aprire le porte dell'azienda a tutti gli stagisti, ai neolaureati. Abbiamo un rapporto di supporto con un programma che si chiama Moto Student, per fare un esempio, in cui decine di studenti, durante il loro corso di laurea, collaborano a realizzare una moto da corsa con cui poi l'Università di Bologna corre contro le migliori università del mondo. Fra l'altro, è due volte campione mondiale. E quindi ci dà particolarmente soddisfazione l'idea di potere essere un elemento di valore attivo sul territorio, nel sociale. Non solo creare dei buoni posti di lavoro, ma anche creare la possibilità di far crescere dei nuovi talenti in un progetto o in progetti che sono emozionanti. Perché poi il lavoro può essere di tanti tipi, e lavorare nel mondo delle moto, nel mondo delle moto da corsa, o nel mondo delle moto di alte prestazioni, sicuramente per chi è appassionato è un lavoro entusiasmante.”

È corretto dire che in azienda o nella filosofia Ducati si coltiva uno spirito fortemente radicato nell'italianità?

Claudio Domenicali. “Certamente sì. La migliore italianità, diciamo, quindi quella fatta di oggetti sofisticati, in cui il design ricopre un ruolo fondamentale. Per noi le moto devono essere emozionanti alla vista, prima che da essere usate, eh! E poi cerchiamo di fare in modo che siano emozionanti nell'utilizzo, e cerchiamo alla fine le performance, perché la Ducati è un marchio legato a doppio filo con le competizioni e con il fatto di portare su strada dei prodotti particolarmente emozionanti. Nei tempi più recenti ci siamo evoluti moltissimo anche verso una utilizzabilità nel quotidiano, quindi la Multistrada V4, per esempio, è un oggetto molto performante ma anche estremamente confortevole, con un'ottima protezione aerodinamica, la possibilità di portare bagagli. Quindi abbiamo allargato il concetto di che cos'è una Ducati. La Panigale è una moto estremamente performante, ottiene dei risultati straordinari in tutte le comparative, ma è anche una moto che si è evoluta nella facilità di guida, nella sicurezza. Abbiamo dei sistemi di controllo di trazione estremamente sofisticati derivati dal mondo delle corse. Insomma, tutto questo costruisce quello che è Ducati oggi.”

E il marchio si associa, come dire, alla consapevolezza di essere dei numeri uno. Essere i numeri uno per un ciclo che dura ormai da tempo si sostiene a sua volta attraverso un incremento della responsabilità e del peso di evolvere anche in questo senso. In che modo voi investite l'essere i numeri uno per continuare ad esserlo?

Claudio Domenicali. “La responsabilità la sentiamo, ma abbiamo anche, in un qualche modo, la serenità che ci deriva dalla consapevolezza che stiamo facendo il massimo. Stiamo reinvestendo in azienda praticamente tutte le risorse che generiamo. In questo c’è sicuramente il contributo del nostro azionista, che ci permette di lasciare in Italia le risorse che l'Italia genera. È sicuramente importante, determinante, e di questo gli va dato merito. La missione che abbiamo condiviso oramai da tempo è quella di portare la Ducati sempre più in alto come prestigio, come capacità tecnologica e come risultati nelle corse. È chiaro che i risultati nelle corse che abbiamo ottenuto negli ultimi anni sono pazzeschi. Abbiamo un ciclo che consuntiva sei vittorie consecutive...

Eh sì, pazzesco...

Claudio Domenicali: “...come costruttore e quattro vittorie consecutive come piloti, una cosa che non è mai successa in MotoGP. I cicli, per definizione, vanno a termine. Sembrava che fosse già andato a termine all'inizio di quest'anno, adesso magari...”

Si è riequilibrato...

Claudio Domenicali. "...è ancora in discussione. Tante cose ancora devono succedere, quindi vediamo. Però, come dire, l'impegno è massimo."

Serenità, è quella condizione che che mi fà più piacere di sentire, perché nella serenità mi sembra che ci sia il modo di lavorare più giusto, più disinvolto, meno soggetto all'incubo della pressione che può essere nociva, ecco. Questo sì.

Claudio Domenicali. “La pressione c'è, naturalmente, perché la pressione c'è per la competitività che c'è sui mercati. Viviamo un momento geopolitico che non ha precedenti nella storia come complessità di fare business in Italia. Perché se sommiamo i dazi di importazione negli Stati Uniti, uno yen estremamente debole che avvantaggia moltissimo le aziende che producono in Giappone, un supporto della Cina alle aziende cinesi che permette loro di realizzare investimenti con una facilità che è...”

Scusa, tu dicevi prima che da noi è proibito allo Stato...?

Claudio Domenicali. “Gli aiuti di stato, in Europa, sono totalmente banditi, proibiti. E quindi gli Stati possono trovare una serie di agevolazioni alle imprese come, per esempio, il credito di imposta sulla ricerca e sviluppo, altre cose, ma e cui dimensioni sono completamente diverse rispetto a quello che è successo negli ultimi dieci anni in Cina per sospingere un'industria, che è quella dell'auto cinese e della moto cinese, che è cresciuta a una velocità sproporzionata e, direi, quasi innaturale.”

Quindi?

Claudio Domenicali. “Tutto questo crea una una situazione che si somma ad altre tematiche di cui si parla molto ma in cui poi poco cambia, come, per esempio, il costo dell'energia. In Europa è molto alto e in Italia è il più alto in Europa. Quindi è chiaro che tutto questo rende fare industria in Europa molto complesso. E quindi, per tornare alla domanda, la pressione c'è. La pressione c'è nel mondo dello sviluppo del prodotto di serie e del mercato, la pressione c'è nel mondo delle gare perché abbiamo visto come, comunque, abbiamo avuto una situazione di dominio nelle competizioni per per diversi anni, e poi oggi la competizione è molto più aperta. Però questa pressione si affianca, magari, alla serenità di cui dicevamo, di essere molto impegnati e di fare...”

E di riuscire a dare sempre, comunque, il massimo?

Claudio Domenicali. “...e di fare il meglio, di avere comunque un approccio positivo al clima interno in azienda, al modo in cui ci guardiamo come persone all'interno dell'azienda, che ci piace. Ci piace perché ci perdoniamo fra di noi anche per gli errori che facciamo.”

Il pubblico, il cliente, l'appassionato, il tifoso, fa parte dell'azienda? Voglio dire, in un modo sensibile?

Claudio Domenicali. “Io ho detto più volte che il modo con cui ci comportiamo è allineato con l'idea che il ducatista sia uno dei principali azionisti dell'azienda. E che quindi la nostra stella polare è un continuo contatto con i nostri appassionati, un continuo chiedere quanto quello che stiamo facendo li rende felici. Non ci riusciamo sempre. Ci sono dei momenti in cui non tutto quello che abbiamo fatto ha reso felici i nostri ducatisti. Però, mediamente, noi questo questo indicatore interno lo abbiamo ed è molto preciso. Siamo un'azienda appassionata di prodotto, appassionata di corse, appassionata di mercato, molto vicina ai clienti, a cui piace misurare anche le cose. Questo indicatore, che è il nostro modo, la nostra stella polare, ci dice che mai come oggi i ducatisti sono felici: per quello che è successo al WDW, per i prodotti che abbiamo, per quello che abbiamo fatto nelle corse. E quindi questo ovviamente è l'assicurazione migliore per il futuro. Pur in una grande complessità, una grande difficoltà, il ducatista parla felicemente di noi quando è a cena con i suoi amici, tendenzialmente bene. Con, ovviamente, i distinguo, no? C'è chi è più contento, chi meno, però oggi è meglio di quello che accadeva 5 o 10 anni fa o 20 anni fa, no?"

Perfetto. Mi dispiace che ho preso più tempo di quello che… (in cuor mio sono contento, non riesco a immaginare un grimaldello che sradichi Ducati da Borgo Panigale) Grazie mille

© Immagini: FMI, Ministero Esteri, ANSA, Ducati

Articoli correlati