MotoGP, Gigi Dall'Igna dei 100 successi: pragmatico, ma appassionato [GALLERY]

Ducati ha celebrato a Motegi la centesima vittoria ottenuta in MotoGP da quando Dall'Igna è al timone. Ci torniamo sopra per raccontare tutta la storia: lasciata Aprilia a fine 2012, ecco cosa Gigi trovò a Borgo Panigale e come impostò nel 2013 la nuova era
8 ottobre 2026

Della centesima vittoria in MotoGP centrata da Ducati della gestione Dall’Igna avete già letto sul sito nei pezzi di Renè Pierotti: l’intervista a Gigi e l’elenco dei piloti che hanno contribuito al traguardo. Qui si vuole ricostruire come l’ingegnere entrò in Ducati da direttore generale di Ducati Corse, cosa trovò e come impostò il suo metodo di lavoro. Fino ad arrivare a cento vittorie, che sono tante.

Gigi ha portato il bottino di Ducati fino a 131 successi totali in MotoGP. Per numero di vittorie il marchio di Borgo Panigale è il secondo costruttore dietro a Honda con 157 GP vinti (se abbiamo fatto bene i conti dal 2002 ad oggi) e davanti a Yamaha con 125. La celeberrima MV Agusta, mattatrice della classe 500 e capace di vincere i GP dal 1952 fino al 1976, è ormai raggiungibile, essendo arrivata a 139 vittorie nella classe al top.

La storia di Dall’Igna a Borgo Panigale cominciò il 10 ottobre del 2013, quando fu ufficializzata la notizia. Nel comunicato di Ducati, “Gigi Dall’Igna sarà dal prossimo 11 novembre il nuovo Direttore Generale di Ducati Corse. Ducati sfrutterà l’esperienza del tecnico italiano per dare slancio al settore corse del marchio di Borgo Panigale”. Gigi subentrava al tedesco Bernhard Gobmeier, che rientrava in Germania e che aveva sostituito Filippo Preziosi un anno prima. I referenti dell’ingegnere veneto erano Claudio Domenicali, AD di Ducati Motor Holding, Paolo Ciabatti, dalla SBK a direttore del Progetto MotoGP e infine Ernesto Marinelli confermato nel ruolo di Direttore del Progetto Superbike, sempre sotto il controllo di Dall’Igna.

In Aprilia non la presero tanto bene, la rivalità con Ducati era accesa, la direzione emise un comunicato piuttosto duro mentre annunciava la nomina di Romano Albesiano in quel ruolo. Un addio amaro, insomma, ma Gigi se ne fece una ragione: sapeva di aver fatto la scelta giusta, aveva intravvisto in Ducati un progetto molto ambizioso e trovava le risorse adeguate.

Cosa trovò a Borgo Panigale

La situazione reale era molto difficile, perché Ducati alla fine del 2013 era finita lontana dai costruttori di punta in MotoGP. L’ultima vittoria in un GP risaliva a tre anni prima: Casey Stoner in Australia nel 2010, terzo successo di una stagione chiusa al quarto posto nella classifica piloti e al terzo in quella costruttori, dietro a Yamaha e Honda. Come ricorderete, per il 2011 e 2012 si era puntato allora su Valentino Rossi. Ma il progetto era naufragato malamente per tanti motivi, tecnici e no: di fatto, quei due anni insieme, con un totale di tre podi e nessuna vittoria, rappresentano il più amaro fallimento sia per Ducati sia per Valentino. E se Rossi tornò alla Yamaha, con la quale recuperò lo smalto e le vittorie - chiuse tre stagioni al secondo posto nel mondiale - per la Ducati fu più difficile. Borgo Panigale si ritrovò con problemi tecnici enormi e un interrogativo grande come il mare: come poteva la Desmosedici tornare a essere una moto vincente? Possibilmente con più di un pilota, visto che a seguire (necessariamente) il fenomeno Stoner si era persa la strada?

Il primo anno della direzione di Gigi, il 2014, naturalmente non mostrò progressi evidenti, era mancato il tempo. Dovizioso vide due podi, Crutchlow uno, Dovi fece anche la pole in Giappone. Ma già nel 2015 cambiava la musica, con una pole la prima gara e tre secondi posti consecutivi. Dovizioso protagonista, poi Iannone con la pole al Mugello e il secondo posto. Due piloti Ducati salirono insieme sul podio la prima volta (Petrux e Dovi) dietro a Rossi a Silverstone.

Per Gigi Dall'Igna il 2015 è stato l’anno della svolta tecnica decisiva: la GP15 è stata la prima Desmosedici sviluppata interamente sotto la sua direzione e ha riportato in alto la Ducati gettando le basi per i successi che sarebbero seguiti.

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Ducati Corse andava riformata, creata addirittura

Gigi si era assunto un compito che andava ben oltre la semplice scelta di una architettura per il telaio o l’introduzione di qualche soluzione per i motore. In Ducati aveva trovato una struttura verticistica e all’interno si faticava a condividere esperienze e dati. In una parola mancava metodo: serviva disegnare una struttura funzionale del reparto corse, migliorare le competenze e i flussi tra le varie divisioni. E serviva una direzione tecnica chiara.

In quegli anni, sulla potenza del motore c’erano pochi dubbi, la tradizione del “motorone” Ducati era rispettata, restava da migliorare la gestione e la ciclistica, ancora lontani dalle necessità dei piloti, che faticavano tanto in inserimento di curva e dentro la curva. La vittoria di Andrea Iannone davanti a Dovi, al Red Bull Ring nell’agosto 2016, ha messo fine a un digiuno che per la Ducati durava da quasi sei anni. Il secondo posto di Andrea Dovizioso ha completato la doppietta.

Dovi è stato il pilota della rinascita: vice campione del mondo per tre stagioni consecutive dal 2017 (con sei vittorie, suo primato personale) al 2019, capace di orientare lo sviluppo della moto, ostinato nel chiedere maggiore guidabilità. Seguito con attenzione, fino a che nel difficile 2020, qualcosa tra il pilota e Gigi si è spezzato.

Poi Pecco Bagnaia, il pilota che nel 2022 - dopo un 2021 ricco di quattro vittorie e il secondo posto nel mondiale - ha riportato a Borgo Panigale il titolo MotoGP che mancava dal lontanissimo 2007. E’ storia recente: il titolo bissato da Pecco l’anno dopo, poi quello di Jorge Martin con la Ducati Pramac nel ’24 e quello di Marc Marquez nel 2025. Quattro stagioni consecutive con un pilota Ducati campione del mondo. E sei titoli costruttori consecutivi.

Dall'Igna è il principale artefice di questi successi e ha dichiarato che dietro questi risultati c'è un elemento determinante: la conoscenza accumulata da Ducati nel corso degli anni. "Credo -ha detto- che la cosa più importante siano le conoscenze che abbiamo acquisito in questi anni. Siamo cresciuti passo dopo passo”.

Il Dall’Igna che conosciamo noi

Laureato in ingegneria meccanica a Padova nel 1991, assunto in Aprilia Racing nel ’92, Gigi si occupava dei motori: all'epoca Noale impiegava i Rotax, e con lui vennero sviluppati i nuovi motori, prima 250 e poi 125.

Dal 2000 Dall’Igna divenne project leader della RS Cube per la MotoGP, poi un breve passaggio in Derbi e nel 2005 di nuovo in Aprilia, già Piaggio: responsabile tecnico di Aprilia Racing. Nel 2008 fu project leader della RSV4 in SBK, dal 2010 responsabile delle attività sportive del gruppo Piaggio. La sua RSV4 portò a Noale quattro titoli costruttori e, con Max Biaggi e Guintoli, tre titoli piloti in SBK. Dopo vent’anni, da Aprilia a Ducati.

Molti si chiedono? Gigi com’è? Nei box, per quello che si vede in televisione, non lascia trasparire le sue emozioni, si apre soltanto dopo la vittoria. Com’è? In una parola, è pragmatico. Per lui conta il risultato, tutto il resto è secondario. Dall’Igna cura con il massimo impegno tutto ciò che porta al risultato: esige efficienza dalla sua organizzazione e mantiene confronti costanti con gli elementi della sua squadra, con i quali è molto deciso ma anche riconoscente quando è il caso. Chi non collabora, chi rallenta, chi critica non gli interessa più. Il capo è così. E come fanno i politici -il suo ruolo è tecnico e politico insieme- quando qualcuno si mette contro lui non ci discute nemmeno: lo ignora e passa oltre. Pragmatico, appunto.

A Gigi non interessa risultare simpatico all’esterno. Ma non è freddo. Nella vita privata è affettuoso e attento con i suoi e con gli amici. Lo conosciamo da oltre trent’anni, l’abbiamo visto in tanti contesti, lo stimiamo, anche adesso ogni tanto ci sentiamo. E’ molto gradevole ed anche espansivo ma, in sintesi, sul lavoro ha altre priorità. E i risultati dicono che il suo metodo è vincente.

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