MotoGP 2026. L'ing. Giulio Bernardelle racconta: "I miei 13 anni in MotoGP, tra Valentino Rossi e Gigi Dall'Igna" [VIDEO]

MotoGP 2026. L'ing. Giulio Bernardelle racconta: "I miei 13 anni in MotoGP, tra Valentino Rossi e Gigi Dall'Igna" [VIDEO]
Intervista con il nostro ing. che ha ripercorso tutta la sua vita nella classe regina: "Valentino era assolutamente spensierato, Harada era un martello, Capirossi tirava fuori tutto quello che c’era. La RSV4 sarebbe stata molto competitiva. Gigi è un testone”
9 maggio 2026

Verona - L'ing. Giulio Bernardelle ha ripercorso i suoi 13 anni nel Motomondiale, partendo da un ingresso quasi casuale in Aprilia dopo gli studi in ingegneria meccanica e uno stage in Fiat.

Ho intervistato l'ing. nella sua azienda, In-Motion group, a Verona (lì abbiamo fatto anche un'intervista confronto tra Aprilia di ieri e di oggi).

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L'ing. ha raccontato che da bambino è stato colpito dal suono di una Lancia Stratos: “Da lì iniziai a pensare io voglio fare queste cose qua”. In Aprilia è arrivato grazie al professor Vittore Cossalter e ha trovato un reparto corse in piena trasformazione.

Il primo incontro con Valentino Rossi è avvenuto nel 1996, quando il pilota è passato da privato a ufficiale Aprilia. Bernardelle lo ha descritto come “assolutamente spensierato”, capace di vivere la pressione con leggerezza e poi trasformarsi in gara. Ha ricordato i test al Mugello, quando Rossi prendeva paga da Marcellino Lucchi e ammetteva: “Guarda che è un problema mio, io non so fare quella curva della Bucine”.

Tra i piloti, Harada è stato ricordato come un riferimento tecnico: preciso, innovativo, capace di girare per ore nello stesso decimo. Capirossi ha rappresentato il pilota generoso, Melandri quello arrivato in un momento difficile dopo Rossi, Biaggi il professionista che ha portato l’idea moderna dell’atleta in MotoGP. Su Tamada, Bernardelle ha raccontato l’impatto umano: non parlava inglese, ma aveva un’empatia immediata.

Grande spazio è stato dedicato al metodo Aprilia. Secondo Bernardelle, Jan Witteveen ha organizzato un modello con aree tecniche parallele — motore, ciclistica, elettronica — che poi è rimasto attuale anche in Ducati e nella stessa Aprilia. Di Gigi Dall’Igna ha detto che ha applicato quel metodo in Ducati, ricordando anche i viaggi insieme dopo il ritiro della patente: confronti accesi tra telaista e motorista.

Il passaggio a Honda-Pramac-Bridgestone ha aperto un altro capitolo: Bernardelle ha spiegato la differenza culturale con i giapponesi, più lenti, ma metodici. Ha rivendicato il lavoro sulle Bridgestone, diventate nel 2004 “nettamente la gomma da avere”, e ha indicato un rimpianto: Biaggi, con Honda e Bridgestone, avrebbe potuto giocarsi il Mondiale.