MotoGP, ESCLUSIVO - "Abbassatori e ali c'erano già con Filippo Preziosi, Dall'Igna? Pragmatico e coraggioso" Christian Pupulin racconta Ducati [VIDEO]

MotoGP, ESCLUSIVO - 'Abbassatori e ali c'erano già con Filippo Preziosi, Dall'Igna? Pragmatico e coraggioso' Christian Pupulin racconta Ducati [VIDEO]
L'attuale capotecnico di Marini in HRC ha lavorato per 20 anni a Borgo Panigale e ha spiegato le due epoche: "Preziosi ha introdotto il metodo degli ingegneri, Dall'Igna diceva 'ci vogliono due anni? Vi do 6 mesi'". Su Márquez: "Ora vedo i suoi dati in HRC, contro Dovi guidava una moto molto inferiore. Luca Marini? Ti mette alla prova"
1 ottobre 2026

Christian Pupulin è stato in Ducati per circa vent'anni, prima con Filippo Preziosi e poi con Gigi Dall'Igna. Ha quindi un quadro piuttosto interessante sulle due epoche Ducati in MotoGP.

Oggi Pupulin è capotecnico di Luca Marini in HRC, dopo essere stato anche in KTM.

A Moto.it ha parlato di Stoner, del metodo degli ingegneri e della Honda di Marquez, che dai dati risultava inferiore alla Ducati di Dovizioso.

Di seguito il VIDEO e sotto la trascrizione integrale dell'intervista.

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La tesi sul telaio della 916

Siamo con Christian Pupulin, che secondo me qualcuno sbaglia, scrive anche Populin...

"Sì, sbagliano in tutti i modi. Sbagliano sia il nome sia il cognome"

Ma è un cognome così popolare in Friuli?

"No, è molto raro. Quando do il nome, il cognome o anche la mail, so già che otto volte su dieci è sbagliato. E quando dai la mail poi non arriva mai niente"

Hai fatto la tesi di laurea su un telaio ispirato alla Ducati 916, dando anche dei consigli su come modificarla. Era un modo per farti notare ed essere assunto?

"Certamente. E qui iniziamo con la parte divertente. Quando ho studiato ingegneria, perché sono appassionato di moto ed è quello che mi ha spinto a studiare, ai miei tempi non c'erano percorsi specifici sulle moto. Le moto non sono mai state neanche nominate nel mio corso di studi. Ho detto: almeno la tesi voglio farla sulle moto. Ho provato a contattare le varie industrie. Ho contattato Aprilia, non mi hanno neanche risposto. Ho contattato Ducati, mi hanno risposto che non interessava, quindi ero abbastanza a terra. Avevo già un'idea di cosa volevo fare, ma non mi rispondeva nessuno. Poi, insistendo con Ducati tramite una persona che conoscevo, ho detto: voglio fare una tesi sul telaio della 916, basta che mi diate i disegni del telaio e le misure di rigidezza, poi faccio tutto io. Mi hanno dato i disegni e le misure di rigidezza. Ho detto: quando ho finito il lavoro ve lo do e vi faccio vedere cosa ne è venuto fuori: 'Non disturbarti nemmeno', mi hanno risposto. Ho fatto il mio lavoro con i dati Ducati, ma non per loro, perché a loro non interessava. Quando l'ho finito l'ho dato alla persona che conoscevo e le ho detto: senti, buttalo su una scrivania, hanno detto che non interessa, ma chissà mai. Per fortuna qualcuno l'ha aperto e una settimana dopo mi hanno chiamato per un colloquio in Ducati"

Nonostante non ne volessero sapere, alla fine facevi bene a credere in te stesso...

"Sì. Sono andato in Ducati a fare il colloquio e c'era Corrado Cecchinelli, che al tempo era il direttore tecnico. Mi sono presentato con i capelli da rocchettaro lunghi fino a qui e lui mi ha detto: 'Ti piace la musica rock?'. Sì, sì. Abbiamo cominciato a parlare di gruppi rock e siamo andati avanti una ventina di minuti, poi ha detto: 'Però dobbiamo chiedere a te qualcosa sulle moto, altrimenti non ci capiamo'. Mi ha fatto fare un paio di esercizi, una moto che accelera, il baricentro, cose così, e ha detto: 'Bene, vedo che ne sai, il corso di studi è buono, la tesi l'ho vista'. Ultima domanda: 'Qual è la tua moto preferita?'. Io ho detto la Kawasaki ZX-12. 'Ma come?' ha detto Cecchinelli, e io "Eh, le Ducati costano tanto', lui 'Ma se tu potessi comprarti qualunque moto, quale preferiresti?'. Io ho ripetuto la Kawasaki ZX-12"

Poi?

"Mi ha detto 'Va bene, ti facciamo sapere', e mi ha mandato via. Tornando a casa in macchina pensavo: sono proprio un friulano onesto, non potevo dirgli che mi piacevano le Ducati? Insomma, dopo una settimana mi ha chiamato: 'Ciao, sono Corrado Cecchinelli, prima di tutto volevo dirti che tu di moto non capisci un cazzo'. Ho detto: vabbè, mi hai chiamato per quello? 'No, alla fine volevo dirti che sei il meno peggio che abbiamo trovato'"

Fantastico!

"Ho detto: ok, quindi devo venire a Bologna per vedere che lavoro mi fate fare? 'No, tu sei l'ingegnere di pista di Ruben Xaus nel Mondiale Superbike. Ho visto che abiti vicino a Trieste, hai il biglietto aereo da Trieste a Valencia. Non serve neanche che vieni qua. Prendi l'aereo, vai a Valencia, sei l'ingegnere di pista di Ruben Xaus, trovi il tuo computer e l'abbigliamento e sono cazzi tuoi'. E ha buttato giù il telefono. Così ho iniziato a lavorare"

Quanti anni avevi?

"Era il 2000 o il 2001. Quando ho iniziato a lavorare in Ducati avevo 28 anni"

La Kawasaki ZX12-R, moto preferita del Pupulin neo-laureato
La Kawasaki ZX12-R, moto preferita del Pupulin neo-laureato

I piloti di Pupulin

Tu hai lavorato con tantissimi piloti. Nel rapporto tra pilota e capotecnico qual è la cosa che conta di più? La fiducia, la sincerità, la capacità di capire cosa vuol dire il pilota?

"Prima di tutto ti direi la competenza, le competenze tecniche, che purtroppo sono sottovalutate. Puoi avere un rapporto fantastico con il tuo pilota, essere il più grande amicone, ma se non sai come modificare la moto non funziona. Ci vogliono le competenze per trasformare quello che dice il pilota in azioni reali sulla moto, che vadano nella direzione di quello che chiede. E poi dobbiamo tenere presente che i piloti non sono dei tecnici, quindi molte volte quello che dicono è una prima sensazione che ha bisogno di essere approfondita. Altrimenti ogni pilota dice sempre le stesse cose: gli altri hanno sempre più grip, gli altri accelerano di più, escono meglio, però in frenata gli vado sempre addosso. Se vai in Ducati, in KTM c'è più grip. Se vai in KTM, in Aprilia e in Honda c'è più grip. Gli altri hanno sempre più grip"

È come nei concerti, dove il chitarrista chiede sempre di essere alzato un po', il bassista chiede sempre di essere alzato un po', no?

"E alla fine è tutto distorto e non si sente niente!"

Esatto! Hai lavorato con Dovizioso, ma non sono riuscito a capire in che periodo e con che ruolo.
"Abbiamo fatto 2013, 2014, 2015. Io ero l'ingegnere capo (o capotecnico, ndr)"

Hai lavorato anche con Xaus, Checa, Hayden, Capirossi, Melandri, Miller e Marini, giusto?

"Sì, anche Stoner, perché in realtà io ero il coordinatore tecnico. Facevo due lavori. A un certo punto, quando ero ingegnere di pista di Capirossi, Corrado Cecchinelli, sempre lui, ha detto: 'Mi avete rotto le balle, io non voglio più vedervi, sto a casa'. Ho chiesto: ok, però sei il direttore tecnico, cosa facciamo? 'Lo fai tu'. Io facevo già l'ingegnere di Capirossi. Vuol dire che faccio due lavori con due stipendi? No, con uno. Ok, va bene. Quindi dal 2006 al 2010 ho fatto il coordinatore tecnico del team. Quando c'era Stoner io facevo l'ingegnere di pista per Capirossi e il coordinatore tecnico per tutti e due, quindi collaboravo con C2 (cioè Cristian Gabarrini), che si chiama C2 perché C1 sono io. Quando ho assunto Gabarrini eravamo in due Christian: io C1, lui C2"

Ti chiedo di dirmi, per ognuno di questi piloti, la miglior caratteristica. Una e basta. Xaus...

"Sensibile"

Checa...

"Logico"

Hayden...

"Entusiasmo"

Capirossi...

"Come tradurre in modo positivo... Generoso"

Melandri...

"Purtroppo è arrivato in un periodo in cui la moto era veramente difficoltosa, era inguidabile. Aveva ragione lui, la moto aveva dei problemi enormi e la poteva guidare solo Casey"

Tu c'eri quando fece il primo giro, scese e disse: questa moto non posso guidarla?

"Sì, mesi o anni dopo mi ha detto che la prima volta che ha provato la moto pensava fosse uno scherzo. È rientrato convinto di trovare tutti a ridere, poi ha visto che nessuno rideva e ha detto 'Ostia, la moto è questa davvero!" e si è attapirato. Solo Casey si era inventato un modo assurdo di guidare per andare oltre i grossi problemi reali che aveva la moto. Era una moto molto estrema. Per avere le prestazioni che avevamo ottenuto dal motore, il motore era totalmente ingestibile. Lui aveva trovato questo modo di guidarla, estremo, ma un altro pilota non poteva fare quello che faceva lui"

Dovizioso, miglior qualità?

"Razionale"

Miller...

"Coraggio"

E Marini?

"È un ingegnere, praticamente"

Quindi è vera questa cosa di Marini. E Stoner invece?

"Talento puro allo stato brado. Quando caricavi un giro di Stoner e lo sovrapponevi a quello di un altro pilota, la prima cosa che dicevi era: ho caricato il giro sbagliato, sono cose diverse"

Melandri mi raccontava che a Stoner cambiavi 20 mm di interasse e lui usciva e faceva lo stesso tempo...

"Sì, portava tutto al limite sempre ed era in grado di guidare qualunque cosa"

Ora sei in Honda da due anni. A che punto siete? Da fuori sembra che siate vicini, spesso in top five, vicini alla vittoria, e che vi manchi solo un ultimo passaggio...

"Quando sono arrivato qui la moto era lontanissima e c'erano tante cose da sistemare, ma le abbiamo sistemate. Quello che potevamo fare con i pezzi che c'erano nel box l'abbiamo fatto, e il grosso era quello. Adesso ci sono problemi più strutturali, per cui è più difficile migliorare gli ultimi decimi. Quando sei a 2 secondi vuol dire che è tutto sbagliato, quindi è facile sistemare le cose. Passare da 2 secondi a mezzo secondo è facile, perché vuol dire che sei totalmente fuori. Gli ultimi decimi sono difficili, bisogna lavorare di rifinitura su tutto"

A Santi Hernandez ho fatto una domanda, e la faccio anche a te. Se tu dovessi essere una sola parte della moto, quale saresti?

"(pensa a lungo guardando davanti a sé, ndr) Sono indeciso tra il telaio e il motore. Il telaio"

Santi Hernandez ha risposto la centralina elettronica.

"Ah, sì?"

Pupulin con Capirossi in Ducati
Pupulin con Capirossi in Ducati

Il metodo Preziosi e il metodo Dall'Igna

Sì. Sei stato più di 20 anni in Ducati. Cosa ti ha insegnato Ducati, al di là della tecnica?

"Filippo Preziosi soprattutto ha dato a Ducati questa impostazione basata sulla conoscenza. Ha costruito un reparto corse basato sugli ingegneri. Era una novità ed è ancora una novità se esci da Ducati. Ha dato un metodo di lavoro, un'impostazione basata sulla conoscenza che alla lunga ha dato i suoi frutti. Purtroppo i frutti non se li è goduti Preziosi, ma se li è goduti Dall'Igna. Il seme l'ha dato lui, le conoscenze c'erano già. Poi, uscendo da Ducati, mi sono reso conto di quanto fosse completamente opposta l'impostazione degli altri team"

Poi sei andato in KTM e sei arrivato in Honda.

"In questi team non si lavora sulle competenze e sulle conoscenze, perché ci sono pochissimi ingegneri. I capi meccanici, i crew chief, non sono ingegneri. Se i giapponesi fanno una moto che funziona bene da subito, va bene, ma se c'è da sistemarla, chi la sistema? Non c'è nessuno che la sistema. Ducati invece era completamente l'opposto. Eravamo tutti ingegneri, parlavamo la stessa lingua, capivamo i problemi, li analizzavamo, trovavamo le soluzioni, facevamo delle prove: va meglio, va peggio. Eravamo quasi sempre tutti d'accordo su cosa fare, e quando non lo eravamo dicevo: ok, proviamo una direzione, se è sbagliata andiamo nell'altra. C'è una teoria, proviamo se questa teoria è vera. No, è sbagliata, ci siamo dimenticati qualche pezzo della teoria, riproviamo in un altro modo. Questa cosa non esiste negli altri team"

Il gruppo di lavoro in Ducati da quante persone era composto?

"Non eravamo in molti. I crew chief erano tutti ingegneri, quella era la differenza. Tra di noi parlavamo e in un certo senso ci aiutavamo, anche se molte volte eravamo avversari. Poi con Gigi, o con chi per lui, ci facevano le riunioni, facevamo le nostre teorie, provavamo le cose"

Qual è stato il tuo rapporto con Dall'Igna?

"È stato bravissimo a sfruttare le persone e le competenze che c'erano. È una persona molto pragmatica, ha investito sulle cose che servivano, su quelle che era più probabile facessero andare la moto più forte. È anche vero che è arrivato nel momento giusto, però ha saputo dare uno sprone e un cambio di marcia a tutta Ducati. Se prima si pensava che una cosa richiedesse due anni, lui ha detto: 'Va bene, volete due anni per fare questa cosa, io vi do sei mesi'. Alla fine l'hanno fatto in sei mesi e ha fatto cambiare marcia a tutti"

Parli delle innovazioni, tipo le ali e gli abbassatori?

"Ali e abbassatori c'erano prima di Dall'Igna. Le ali le abbiamo messe con Stoner nel 2009, io le usavo con Karel Abraham nel 2010-2011, e l'abbassatore addirittura l'avevamo provato in Superbike nel 2001"

Quindi sono state cose riportate in auge, in sostanza...

"Sì, cose che erano state provate, avevano delle basi logiche per poter funzionare. Al tempo non c'erano i budget, non c'era il tempo, non c'erano neanche le persone per andare avanti nello sviluppo di queste cose. Quando è arrivato Dall'Igna ha detto: 'Questa cosa in teoria mi fa impennare meno, mi permette di accelerare di più, quindi se spendo dei soldi sono sicuro che vado più forte'. Così ha speso soldi sull'aerodinamica, sulle ali, perché era molto probabile che facessero andare più forte. Ha fatto dei ragionamenti molto pragmatici. Anche gli abbassatori: abbassano il baricentro, la moto impenna meno, posso accelerare di più, molto probabilmente andrò più forte. Ed è facile fare le simulazioni: guardo il simulatore, abbiamo guadagnato due decimi, ottimo, spendo i soldi lì, faccio fare questo aggeggio finché funziona, perché so che guadagno due decimi"

Mi sono venute in mente due parole per descrivere la caratteristica migliore di Dall'Igna, ma prima lo chiedo a te...

"Pragmatismo e... anche, non so..."

Audacia?

"Sì, anche il coraggio, sicuramente"

Dall'Igna ha spinto tanto sui vuoti del regolamento, no?

"Sì, tutto ciò che non è vietato è concesso, no? Ci vuole anche la fortuna, il momento giusto, tutta una serie di combinazioni"

Márquez vs Ducati

Sulla sfida con il 93 negli anni di Dovizioso...

"Ci sono stati periodi in cui secondo me la moto era già la migliore, nel 2018-2019, forse anche prima, nel 2017 ha fatto sei vittorie con Dovizioso. Io dico sempre che se Iannone non fosse andato in Suzuki forse si sarebbe vinto il Mondiale, perché Iannone aveva più talento di Dovizioso, era più veloce, ma era più inaffidabile, non si riusciva a sviluppare la moto con lui. L'abbiamo sviluppata con Dovi, però poi per fare il tempo quell'altro aveva qualcosa in più"

E Dovizioso come l'hai visto in quegli anni in Ducati, in cui era fortissimo e lottava dietro a Marquez anche con l'arrivo di Lorenzo?

"Io che adesso vedo i dati di Marc di quando era qui, posso dirti che aveva una moto veramente inferiore. Sono cose che si dicono dopo, e io non ero là, non ero neanche con Dovi in realtà, perché ero in Pramac in quegli anni. Però l'idea che mi sono fatto è che Dovi abbia aiutato a sviluppare la moto, essendo una persona molto logica, razionale, un lavoratore. Bravo lui, se l'è sistemata la moto, l'ha fatta, possiamo dire, e poi se la stava godendo, nel senso che stava lottando con Marc"

Certo...

"Adesso abbiamo capito quanto era forte, no? Però la moto di Marc era un bel cancello"

Tornando alla Honda: a Santi Hernandez ho chiesto quanto avesse sviluppato questa moto Marini. Mi ha risposto che il lavoro è stato fatto in parti uguali da Mir e da Zarco. Sei d'accordo, vedo che ridi...?

"Insomma, Mir e Zarco erano qua anche prima (Zarco in realtà è arrivato quando Marini, ndr)"

La moto è migliorata da quando è arrivato Marini?

"Luca, sì. E da quando abbiamo creato il gruppo di lavoro che ha cambiato tante cose. È arrivato anche Romano e sono arrivate persone nuove, anche dal punto di vista dell'elettronica. È vero che ognuno ha messo il suo: una cosa la provava Luca, una cosa la provava Joan, una cosa la provava Zarco, anche Zarco ha provato tante cose. Ognuno ha competenze su cose diverse. Per esempio Zarco è molto sensibile sul motore in uscita di curva. Anche Joan è abbastanza sensibile su questo, però le indicazioni che ti dà Luca per mettere a posto la ciclistica secondo me sono state determinanti"

 

Con Marini all'inizio avete dovuto prendere un po' le misure, tu e lui, vero?

"Lui deve prendere le misure su tutti, perché è una persona abbastanza... di base non si fida, ti mette alla prova, ti fa due o tre domande, vede come rispondi"

Tu da tecnico e da ingegnere come vedi il passaggio dalle 1000 alle 850, il cambio delle gomme, eccetera?

"Dalle 1000 alle 850 è solo un gran dispendio di soldi, inutile. Adesso parlano tanto di riduzione dei costi, ma abbiamo buttato via un sacco di soldi a rifare le moto con l'idea di farle andare più piano, quando c'erano metodi molto più semplici: anche solo togliere benzina le faceva già andare più piano. E poi non andranno tanto più piano, come penso"

Secondo te verranno fuori gare più divertenti per gli appassionati? Si ridurrà un po' l'aerodinamica, l'effetto della scia sarà un po' ridotto.

"Oddio. Non lo so, non lo vedo direttamente collegato a questo. Verranno eliminati gli abbassatori, che è una cosa che ci sta. Ce l'avevano tutti, era solo un costo per tutti. Va bene, togliamoli, su quello sono assolutamente d'accordo. Le gomme potranno andare solo meglio e quindi anche lì aiuteranno a recuperare un po' il gap, che ovviamente ci sarà avendo meno potenza dei motori"

Le ultime due. Qual è il tuo sogno come ingegnere in MotoGP, se non l'hai già realizzato?

"Il mio sogno era riuscire a sviluppare una moto. È un sogno che mi sono costruito durante la carriera. Quando ero in Ducati ho avuto altre possibilità di andarmene, ma ho detto: no, voglio stare qua finché mi rendo conto che siamo arrivati ad avere la moto migliore. Siamo partiti da moto problematiche, poi moto abbastanza buone ma estreme, per Stoner che vince. Vinciamo, ma chissà perché. Poi siamo tornati nell'oblio, poi siamo rinati, e io non volevo andare via dalla Ducati finché non avevo capito come doveva funzionare una moto che vince. Arrivato a quel punto ho detto: bene, adesso posso usare questa mia capacità, voglio divertirmi ad aiutare a sviluppare altre moto. Non ho mai avuto la soddisfazione personale: ho vinto un Mondiale con Casey, ma ero coordinatore tecnico. Non ho mai vinto un Mondiale con il mio pilota personale, ecco, questo è il sogno. Se vogliamo è quello che mi resta"

(Alla mano Pupulin ha diversi anelli, ndr) Non avevo visto gli anelli da rocker così...

"Rocker, sì, insomma"

E come uomo il sogno è magari andare a un concerto, che ne so, degli AC/DC?

"Domenica sono stato al concerto dei Cure. Martedì vado al concerto dei Perfect Circle. Giro l'Europa in moto seguendo le gare. Le mie soddisfazioni personali me le prendo"

Pupulin con Marini a Brno 2026
Pupulin con Marini a Brno 2026 foto di René Pierotti
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