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Diggia per tutti, Di Giannantonio per pochi, Fabio per pochissimo. Il pilota romano in questa intervista ha parlato del fortissimo legame con il team VR46, dell'amore per la fidanzata Jai Carol Gigli e di un percorso umano e sportivo che lo ha reso, a suo dire, "la miglior versione di Fabio", anche attraverso il ricorso allo psicologo.
Qui sotto il VIDEO integrale dell'intervista, a seguire la trascrizione. Buona visione e/o lettura!
Siamo qui al WDW, ti chiedo qual è l'affetto delle persone per te in questo tuo ultimo WDV?
"Intanto penso che Ducati abbia organizzato le cose in maniera veramente perfetta, io ogni tanto la sera, quando non c'è nessuno, mi metto una maglietta normalissima e vado a curiosare in giro, devo fare i complimenti perché da amatore penso sia un evento veramente pazzesco, c'è di tutto, mille tipi di moto, e da pilota è bello perché per la prima volta in questi tre anni, devo dire la verità, c'è sempre stato tanto affetto per me, ma quest'anno in modo particolare il box è sempre pieno ed è veramente un onore, sinceramente"
Qual è per te il contrario della parola paura?
"Oddio... coraggio, forse"
C'è ancora qualcuno che ti chiama Fabio e basta?
"Fabio e basta, sì, sono i miei amici più stretti in realtà, cioè le mie persone, diciamo così, a casa sono Fabio, non sono Diggia"
Quant'è importante avere una relazione con la tua fidanzata per avere una stabilità diversa anche nel lavoro, nelle gare?
"In senso assoluto, comunque sia, la persona che uno sceglie per affrontare e condividere la vita è sempre fondamentale, nel senso buono e purtroppo anche nel senso cattivo. Io sono in un momento molto bello, molto felice, e devo dire che lei mi ha insegnato veramente tantissime cose, continua a insegnarmi tante cose, cerco di fare lo stesso con lei, e ovviamente questo ti dà anche una carica in più, una motivazione in più... è un po' il mio amuleto, quando mi viene alle gare porta bene, quindi cerco sempre di farla venire e farla stare con me (ride, ndr)"
Quant'è diverso questo sport rispetto a tutti gli altri? Non c'è un altro sport dove fidanzate e genitori sono lì con te durante il weekend...
"Ti racconto una cosa interessante, l'anno scorso è venuto a una mia gara Edoardo Bove (calciatore del Watford ed ex di Roma e Fiorentina, nonché amico di Diggia, ndr), ed è rimasto sconvolto dal fatto che io mangiassi con lui e altra gente nel paddock prima della gara, era proprio serio, mi faceva 'Fa', ma che stai a fa', vattene' e io 'Edo, devo mangiare' e lui 'ma no, vai via, qui c'è gente', ma noi siamo così, lui era proprio impazzito del fatto che nel nostro sport tutto è molto più vicino alle persone di quanto uno pensi"
E poi non c'è privacy neanche quando sei nel box, ci sono le telecamere, magari rientri dopo che qualcuno ti ha dato una sportellata e la telecamera ti segue...
"È il bello e il brutto di questo sport, il bello è che le persone lo chiedono e noi diamo praticamente il massimo, perché loro vedono veramente tanto, allo stesso tempo su alcune cose siamo forse poco tutelati, anche perché noi oltre a fare uno sport a volte rischiamo, quindi magari in alcune dinamiche del weekend un po' più di privacy farebbe comodo, ma allo stesso tempo è brutto togliere qualcosa a un appassionato che l'ha sempre avuto, quindi c'è sempre una linea molto sottile"
Voi siete molto vicini agli appassionati, anche perché parlate giovedì, venerdì, sabato e domenica con tutte le televisioni, nella vostra lingua e in inglese, se guardi i calciatori parlano molto meno...
"Ti stai facendo un autogol così, lo sai? (ride forte, ndr)... Diciamo che è vero, ci sono state tante lamentele, alla fine diamo tantissimo alle attività, ai media, però è quello il nostro sport in questo momento, stiamo cercando, penso tutti, squadre, piloti, organizzazione, giornalisti, di fare il massimo per far diventare questo sport il più globale possibile, quindi penso sia un momento di sacrificio buono un po' per tutti"
Ho visto il video in cui annunci che lascerai il VR46 e ti commuovi...
"Non sono mai stato così bene in un team"
Cosa ti ha dato il VR46 in questi tre anni?
"Il team è indubbiamente la situazione migliore in cui sia mai stato, non voglio screditare le mie squadre passate, ho avuto un percorso bellissimo, squadre bellissime, ho rapporti personali con tantissime figure professionali anche del mio passato, ma questo team nel complesso mi ha dato tutto, sono entrato qui e sono sempre stato al centro del progetto, come lo è stato anche l'altro pilota del team, Bezzecchi prima e poi Franco. I rapporti umani che ci sono in questo team non li ho trovati in altre situazioni, si è creato un legame molto personale con tutti i membri del team, non mi era mai successo prima e mi ha aiutato veramente a crescere come persona, mi hanno aiutato in cose personali e sportive, sono diventato un atleta migliore, un professionista migliore, e di conseguenza anche un pilota migliore, perché alla fine oggi la miglior versione di Fabio è con questi colori"
So a memoria i tuoi piazzamenti da quando sei arrivato in MotoGP: 20° il primo anno, 12° il secondo, 9° il terzo (non finito per un infortunio, primo anno VR46, ndr), 6° l'anno scorso e ora 4°, la progressione è evidente...
"Abbiamo fatto un bel percorso, sicuramente la MotoGP di adesso è molto esigente anche sul pacchetto tecnico, che coinvolge squadra e moto, e sicuramente sono stati fatti dei passi avanti sia da parte mia che delle varie squadre, ma quando sono entrato in questo team abbiamo raggiunto secondo me l'apice, con la stima reciproca, la fluidità nel lavoro, la competenza e anche la fiducia, adesso è veramente un'alchimia incredibile con tutto, ed è quello che mi sta aiutando a performare al meglio"
Quanto è importante per un pilota fare il salto in un team ufficiale? Tu ora sei in VR46 ma sotto contratto Ducati, l'anno prossimo sarai pilota ufficiale KTM...
"È un obiettivo che hanno un po' tutti i piloti privati, anche a livello personale è bello rappresentare una casa, essere il volto dell'azienda, essere il leader di un grandissimo gruppo di lavoro, è una soddisfazione personale enorme e tutti quanti ce l'abbiamo come obiettivo"
Quando Valentino ti ha abbracciato a Barcellona dopo la vittoria e ti ha detto "Ma sei sicuro di andar via?", ci hai ripensato o avevi già deciso?
"A livello personale ci penso tutti i giorni, perché come ho detto prima ritrovare un gruppo di lavoro così me lo auguro per me stesso, è veramente difficile, purtroppo quando Vale me l'ha detto era puramente una battuta perché il mio futuro era già stato deciso, non posso che essere grato a ogni membro del team, soprattutto a Vale, Uccio, Pablo, e ovviamente a tutta la squadra per tutto quello che hanno fatto per me"
Se tu dovessi mettere in ordine le cinque Ducati che hai guidato, quale ti è piaciuta di più e quale di meno?
"Questa qua sicuramente è la moto più completa che ho guidato, la 26, primo posto. La famosa 24!, non l'ho mai guidata purtroppo, ma mi sono divertito anche con la mia 23, la metterei alla pari con la mia 22, l'assetto era un po' particolare ma alla fine andava fortissimo, a fine anno andavo veramente forte, ero anche molto costante. Quindi 23 e 22 pari al secondo posto. Poi devo mettere la moto dell'anno scorso che mi ha fatto arrabbiare tantissimo, è stato il primo anno che ci ho combattuto tutto l'anno"
Quella del primo anno era la 21...
"Sì, diciamo all'incirca"
Hai mai lavorato con uno psicologo?
"Sì, sia psicologo di vita che mental coaching, più applicato allo sport, in momenti diversi, l'ho usato di più da piccolo, poi ho ripreso un percorso nel 23 per poi smettere a fine 24, e in mezzo c'è stato anche uno psicologo personale. Ho sempre visto l'andare dallo psicologo come una cosa positiva, molte persone ancora nel 2026 pensano 'come sei matto, hai un problema?', no, in realtà è come andare dal preparatore atletico o dal nutrizionista, mi hanno aiutato su tanti fattori, penso di essere cresciuto tanto avendo degli input professionali su come usare la testa"
Se potessi andare a cena con una persona famosa, un politico, un attore, un cantante, chi sarebbe? Anche una persona non più in vita...
"Mi piacerebbe andare a cena con Troy Bayliss perché è sempre stato il mio più grande idolo, e mi piacerebbe andare a cena con Lewis Hamilton perché secondo me è l'unico pilota che ha usato questo potere quasi politico, questo potere mediatico, per cercare di cambiare davvero le cose in grande, con Valentino ci sono già stato a cena quindi lui non conta. Ad Hamilton mi piacerebbe chiedergli come ha affrontato i vari step della sua carriera"
Quando parli con i tuoi amici che ti chiamano Fabio e ti chiedono com'è Valentino, cosa avete fatto insieme, cosa gli racconti?
"Ti dico la verità, sono fortunatissimo perché ho degli amici così veri che di moto non si parla proprio a casa, quando siamo a casa faccio questo grande step che mi aiuta un sacco a disconnettere, e quando prendo l'aereo per partire mi riconnetto in modalità moto, e questo mi piace"
Qualcosa che ti è rimasto impresso di questi tre anni con Valentino, Uccio, il team?
"Ti racconto questa: primo test in Qatar, io e Bezzecchi eravamo andati bene, avevamo fatto tipo ottavo, nono, la sera abbiamo fatto una festa senza senso, completamente senza senso, ma è stato bellissimo, e mi ha fatto proprio capire quanto per questo team fosse importante il lato umano fuori dalla pista, per farti stare bene, divertirti e goderti ogni momento, che poi in pista veniva tutto di conseguenza, e ho iniziato davvero lì ad apprezzare tutto quello che è il contorno alla pista, mentre prima veniva più vissuto come lavoro, non controvoglia ma venivo qua e facevo il mio e basta, loro mi hanno iniziato a far apprezzare tutto il resto, le persone, ed è stata una serata molto particolare, ci siamo divertiti tantissimo, e da lì ho iniziato a conoscere il mondo VR46 e il loro approccio così puro e naturale al di fuori delle moto"