Viaggi

Viaggi. Moto Raid Georgia e Armenia

- Questi due piccoli stati erano i soli dell'Asia centrale che non avevo ancora visitato. Inizio come sempre a sbirciare su riviste specializzate, Internet, forum di viaggi...
Viaggi. Moto Raid Georgia e Armenia


Una volta avuta tutta la documentazione necessaria prendo la decisione definitiva ed acquisto anche la guida della lonely planet per avere a mia disposizione tutte le indicazioni necessari, se mai ne avessi bisogno.
Il viaggio in programma era da fare solo con mia moglie, alla fine però si sono uniti una coppia di Gorizia amanti come noi dei moto raid. Oriano e Luigina del tutto sconosciuti ma uniti della stessa passione.
Abbiamo stretto da subito un forte legame di amicizia e complicità.
Partiamo sabato 4 agosto che sono le 8, facciamo una tirata fino a Gorizia dove saremo ospiti da questi nuovi compagni di viaggio.

La mattina di domenica 5 alle ore 6 si parte, inizia il nostro viaggio itinerante.
Le moto sono due KTM 990 adv, la mia del 2010 quella di Oriano un po più anziana è del 2008, sono state tagliandate a dovere, gomme nuove, olio filtri e pastiglie freni.

Arriviamo a Sofia capitale della Bulgaria dopo 1080 chilometri di strada scorrevole è monotona che sono circa mezza notte, nell'unico albergo preventivamente prenotato.
La città di Sofia è la terza capitale d'Europa più antica (dopo Atene e Roma) il centro storico è dominato dalla cattedrale di Aleksandar Nevski alta circa 45 metri, il suo interno può contenere più di 5000 persone.
Spendiamo tutto il tempo della giornata girovagando per il centro con i suoi palazzi di ottima fattura, i suoi viali e i parchi. Gustiamo anche la sua ottima cucina dove con poco si riesce a mangiare splendidamente bene.

La mattina di martedì 7 si parte per la tappa che ci porterà al di là del confine Turco con la speranza di superare il ponte sul Bosforo ed uscire dal caos cittadino.
La previsione è stata rispettata ma con uno sforzo fisico e meccanico altissimo.
Arriviamo nella immensa e caotica Istanbul che sono le 17,30. Rimaniamo imbottigliati in un infernale traffico dove rischiamo di fondere i motori delle nostre amate moto, c'è un caldo che supera i 40° la ventola di raffreddamento non cessa mai di funzionare, malgrado ciò la temperatura aumenta a tal punto da farci spegnere in continuazione il motore per cercare di non fondere lo stesso.


Siamo stracarichi non riusciamo a svincolarci dal traffico, i Turchi non lasciano nessuna via di fuga siamo costretti a soffrire con loro. Dopo circa quattro ore e mezza stanchi, sudati fradici e con le moto che grondano sangue riusciamo a passare il ponte sul Bosforo. Sono le 22, decidiamo di muoverci per cercare di raffreddare i motori e nello stesso tempo uscire dall'hinterland della caotica e trafficata Istanbul.
Troviamo da dormire a Gebze un paesone sul mar di Marmara.

La Turchia ha un territorio immenso, cerchiamo di fare tappe lunghe per non spendere troppi giorni, sfruttiamo le strade scorrevoli e poco trafficate. (la benzina costa euro 2,20 litro) Negli ultimi anni hanno fatto progressi da giganti, ancora oggi è un cantiere aperto dove si costruisce strade ed autostrade a rittimi cinesi.
Lungo il percorso facciamo sosta notturna nelle città di Amasya e Bayburt, sono dei bei posti dove la sera riusciamo a fare una ottima cena e delle belle passeggiate giusto per sgranchirci un po le gambe intorpidite dalle lunghe scorpacciate di chilometri fatti a cavallo delle nostre moto.

Tra Amasya e Bayburt riesco a farmi beccare per eccesso di velocità, non c'è verso di convinzione e pentimento, la polizia mi affibbia un verbale di lire 154 per un controvalore di 75 euro che sarò costretto a pagare in dogana prima dell'uscita.
Lungo il tragitto non mancano le soste per ammirare certi spettacoli paesaggistici,
vallate, montagne dai colori e sfumature fatate, canyon e fiumi impetuosi, 
tutto questo ci fa perdere tempo ma ne godiamo moltissimo, le nostre macchine digitali non fanno altro che scattare immagini.

Arriviamo nella Dogana di Sarp il pomeriggio del 10 agosto c'è un caldo torrido, umido e appiccicoso, per espletare le pratiche burocratiche ci liberiamo il più possibile dagli indumenti motociclistici.
La dogana Turca è la più laboriosa mentre quella Georgiana la passiamo velocemente
Non capisco il perché ma non mi chiedono di pagare la multa ed io naturalmente faccio “l'indiano”.
Siamo in Georgia nella zona più balneare di tutto il paese “Batumi” è come Rimini super affollata da bagnanti è turisti, facciamo fatica a trovare da dormire,
dopo vari tentativi finalmente troviamo una guest house, ci offrono una stanza con quattro letti, noi stanchi e affamati accettiamo volentieri.

La nostra prima tappa in Georgia è la città di Kutaisi, lungo il tragitto scopriamo nostro malgrado che i locali alla guida sono dei pazzi scatenati, rischiamo la vita in ogni momento, dobbiamo fare molta attenzione prevedendo in anticipo le loro mosse e guardare negli specchietti per non essere tamponati.
In compenso al di fuori dalla guida sono delle persone fantastiche, tutte le volte che ci fermavamo eravamo assaliti da persone gentili vogliosi di sapere e di aiutarci.
Sono sempre in festa, mangiano e bevono vodka di prima mattina, ci offrono da bere è quando gli fai capire che non possiamo perché siamo alla guida fanno un cenno di spalle come per dire fregatene cogli l'attimo e bevi con noi.
In città incontriamo un missionario Iraniano che parla benissimo l'Italiano, è entusiasta per il nostro modo di viaggiare, ci porta nella sede della Caritas dove facciamo conoscenza con le suore italiane che la gestiscono, queste ci offrono tutto il loro aiuto per la ricerca di una ottima sistemazione, la troviamo in una guest house in centro città con tutte le comodità: camere ben attrezzate, lavanderia con lavatrice e posto moto in garage.
 


Salutiamo queste gentilissime persone e dopo esserci sistemati e fatta una doccia nel pomeriggio con le nostre moto belle scariche visitiamo i due monasteri situati a poca distanza dalla città.
Il primo e il Motsameta posto su un promontorio a picco sul fiume Tskhaltsitela che significa “acqua rossa” deriva da un massacro fatto dagli arabi nell'Vlll° secolo, il secondo e il monastero di Gelati più grande e maestoso, molti regnanti Georgiani sono stati sepolti in questo luogo.
Fu fondato dal Re Davit come centro della cultura cristiana.
Al momento della nostra visita si sta svolgendo un matrimonio è la tradizione dice che tutti i presenti devono partecipare alla festa brindando in onore degli sposi, cosi nostro malgrado siamo costretti a bere vodka e a brindare in onore della sposa e dello sposo, se non lo facciamo potrebbe essere una offesa o un malaugurio quindi ci tocca.
Fantastiche persone sempre in allegria e capaci di coinvolgerti nella loro semplicità e vivacità, ci chiediamo se un tempo anche noi sapessimo apprezzare e vivere la vita in questo modo.
La sera nell'ottimo ristorante dell'hotel più “ìn” della città conosciamo una coppia di Firenze (motociclisti anche loro con una bmw gs 1200), parlando del più e del meno acquisiamo ottime informazioni per il tour di domani a “Mestia” una strada sterrata che non sono riusciti a completare causa fango e buche profonde, speriamo che a noi ci vada meglio.

La mattina dopo colazione, raccogliamo tutto il nostro bucato fatto con la lavatrice della guest house, carichiamo il tutto e partiamo che sono le 11, fa caldo ma è sopportabile, la strada che stiamo percorrendo è spettacolare, saliamo di quota e la temperatura diventa piacevole, lungo il percorso ci fermiamo in un piccolo ristorante dove mangiamo il “khachapuri” una sorta di torta salata al formaggio molto buona, subito dopo cerchiamo una radura dove fermarci per fare un bel caffè con la nostra moka.
Arriviamo a Mestia che sono le 18, ci rechiamo in un locale della piazza centrale per ristorarci con una ottima birra, nel mentre facciamo conoscenza con due ragazzi Italiani di Sondrio anche loro in moto e con in mente il nostro stesso giro.
Troviamo sistemazione per la notte in una ottima guest house dove i proprietari oltre al pernottamento compresa la colazione ci propongono un auto fuoristrada Uaz di fabbricazione sovietica con autista che ci può portare tutti i bagagli e le nostre compagne. Così dopo una lunga contrattazione raggiungiamo un buon accordo, 250,00 euro che divideremo insieme ai due ragazzi da poco conosciuti.

La mattina alle otto dopo aver caricato tutti i bagagli e preso posto anche le nostre mogli nel fuoristrada, partiamo per questa avventura. Saliamo subito di quota da dove si gode una vista panoramica sulla cittadina di Mestia con le sue svariate torre Svan e sullo sfondo le maestose montagne Caucasiche.


La sterrata è spettacolare dopo circa 40 km arriviamo ai villaggi di Ushguli a 2100 metri ai piedi del monte Shakhara alto oltre 5000 metri, considerati le località più elevati d'Europa a essere stabilmente abitate è dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Proseguiamo il nostro viaggio sulla sterrata che sale su ripidi tornanti dove in ogni curva è uno spettacolo della natura. Più di una volta fatichiamo su buche profonde, fango e pietraie ma il piacere di guida è la visione che ci si pone davanti ci fanno gioire e dimenticare la fatica. Le moto hanno trovato il terreno per cui sono state costruite, viaggiano che è un piacere.
Arriviamo dopo circa 160 chilometri nella cittadina di Lentekhi dove con soddisfazione delle nostre donne troviamo l'asfalto.
Arriviamo che è quasi buio, a questo punto cerchiamo una sistemazione nell'unico hotel del posto dove scarichiamo tutti i bagagli e prendiamo posto nelle camere.
Paghiamo e ci concediamo dal nostro driver e del fuoristrada che ben ha sopportato il tragitto.

La nostra prossima meta è Tbilisi capitale Georgiana. Partiamo che è sempre tardi non riusciamo a partire presto, i chilometri non sono molti ma il traffico e i Georgiani al volante ci tengono in continua tensione.
Oggi mi sono giocato un jolly, ho evitato un sicuro impatto in una rotonda.
Una macchina arrivava a tutta velocità accorgendosi all'ultimo istante della mia presenza, la sua pronta frenata ed il mio istinto di accelerare per sgusciare via dal pericolo hanno evitato la tragedia.
Troviamo è prendiamo posto in un simpatico albergo appena fuori dal centro con annesso box per le moto. Dopo esserci sistemati è fatta una salutare doccia con un taxi andiamo in centro città.

Tbilisi è una fantastica città dove si mescola l'antico con la modernità, divisa dal fiume Mtkvari e dominata dalla fortezza di Narikala.
Ci sono moltissimi palazzi storici che meritano di essere guardati, lunghi viali alberati
e molte vecchie case ottomane alcune splendidamente restaurate altre in corso di restauro, la grande cattedrale di San Giorgio, la moschea, i giardini botanici e la nuovissima teleferica che in pochi minuti ci porta sulla collina dove si ha una visione a 360 gradi dell'intera città.
La sera c'è “movida” nei suoi borghi pedonali arricchiti da una miriade di locali dove si mangia e si beve al fresco delle acque del fiume.

Oggi la nostra meta è percorrere la famosa vecchia strada militare che porta fino al confine Russo. Siamo riusciti quasi a partire in orario forse perché non dovevamo caricare le moto di tutti i bagagli perché la sera si ritornerà a dormire nello stesso posto.
La strada è spettacolare lungo il percorso facciamo tappa sul lago artificiale di Ananuri dove si godono panorami impressionanti con una fortezza ed un monastero posti a picco sul lago.
Proseguendo si arriva nella città di Gaudari a quota 2100 metri, è una località sciistica dove i Georgiani che contano hanno i loro chalet e vengono a sciare, da qui in poi la strada diventa bruttissima con buche profonde e sterrati senza senso, si sale ancora fino al passo di Jvari a 2400 metri per poi ridiscendere fino a 1750 e arrivare nella cittadina di Kazbegi, un paio di chilometri prima del confine Russo, questo è momentaneamente interdetto per motivi politici.
 


Arrivati a questo punto non ci resta che fare gli ultimi 6 chilometri di una sterrata pietrosa con tornanti a gomito è in salita che in poco tempo ci porta a quota 2200 metri sbucando in un falso piano con ai lati alte montagne ed in cima ad uno sperone di roccia la famosa trecentesca chiesa di Tsminda Sameba. E uno scenario fiabesco, respiriamo un'aria di soddisfazione per aver raggiunto questa intrigante meta.
Le foto che scattiamo non si contano, ci sediamo sul prato per contemplare lo stupendo scenario che abbiamo davanti ai nostri occhi.
Ritornati per la stessa strada siamo in Hotel che sono le 19, il tempo di fare una
doccia e ritornare in città a mangiare in uno di quei simpatici localini dove gustiamo
l'ottima cucina a base di carne e verdure.

Oggi 16 agosto si parte per raggiungere l'Armenia che dista solo 80 chilometri da Tbilisi, li percorriamo in poco tempo, riusciamo a prendere la giusta direzione quasi subito (dimenticavo di dire che in Georgia ed Armenia le indicazioni scarseggiano anzi direi che quasi non esistono, si va avanti solo con continui informazioni e punti GPS che preventivamente mi sono caricato nel mio garmin Etrex).
Usciamo quasi subito dalla Georgia, perdiamo un po più di tempo per entrare in Armenia perché si deve fare il visto d'ingresso al costo di 6 euro e fare l'assicurazione moto per 10 giorni pagando la cifra di 4 euro.

Stiamo percorrendo la valle del Debed un fiume che ha scavato un magnifico canyon
con spettacolari crepacci di roccia.
Nella regione di Alaverdi visitiamo il monastero di Haghpat e quello di Sanahin due affascinanti complessi religiosi ricchi di tombe antiche, cappelle e gallerie medievali.
Proseguiamo la nostra strada che si inerpica su dei ripidi tornanti arrivando ad una quota di oltre 2300 metri. Il paesaggio assomiglia ai pascoli alpini delle nostre montagne. Dopo poco arriviamo nella cittadina di Dilijan meta turistica degli Armeni con stazioni termali e sorgente di acque minerali.
Si è fatto tardi, ci troviamo una ottima sistemazione nell'hotel Getap appena fuori città dove c'è (si dice) il miglior ristorante del paese, effettivamente è così, l'abbiamo constatato la sera stessa dove abbiamo fatto una ottima cena a base di carne e verdure.

La mattina, dopo un'abbondante colazione, partiamo per il lago di Sevan. La strada scorre veloce, il lago si trova a 2000 metri di quota ha una superficie di 940 kmq lungo 80 km. e largo 30 km. le sue acque variano dall'azzurro chiaro al blu intenso con svariate altre sfumature.


Ci troviamo un bel posto sotto l'ombra di un albero per farci un ottimo caffè con la nostra inseparabile moka e goderci lo splendido panorama.
Proseguiamo per la spettacolare strada che ci porta al passo di Selim quota 2400 metri dove visitiamo il caravanserraglio risalente al 1300, questa locanda venne costruita all'epoca in cui un ramo della via della seta passava proprio di la.
Scendiamo di quota e la strada si incunea su delle bellissime gole fino ad arrivare nella cittadina di Goris definita la piccola Cappadocia con le sue bizzarri sculture naturali di roccia vulcanica disseminati su ripidi pendii dove ci sono molte grotte e rifugi scavate nelle pareti (si pensa che furono abitate fin dal 5° secolo), Goris e anche nota per le sue varietà di vodka di frutta fatta in casa.

La mattina la sveglia suona presto ma si parte sempre tardi, si prosegue su strade piacevoli, siamo sempre in quota è c'è un aria frizzante e fresca, la meta è il monastero di Tatev appollaiato sul costone di roccia a strapiombo sul canyon del Vorotan da dove la vista spazia fino alle vette del Karabakh.
Il monastero è dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, per arrivarci si attraversa lo spettacolare canyon per poi risalire su una sterrata ripida, con numerosi tornanti a gomito che in circa 12 chilometri ci porta a destinazione .
Ultimamente è stata costruita una opera faraonica, si tratta di una telecabina che può trasportare svariate persone scavalcando il canyon del Vorotan, sorretta da soli due giganteschi pilastri di ferro, arrivando direttamente ai piedi del monastero.

Da alcuni giorni stiamo tenendo la moto di Oriano sotto stretto controllo, si verifica un fatto strano, aumenta l'olio nel motore e diminuisce leggermente l'acqua della vaschetta di raffreddamento, a Yerevan cercheremo di risolvere il problema. Mi sono messo in contatto telefonico con un mio amico meccanico, mi spiega che potrebbe essere l'alberino della pompa dell'acqua, o un lieve sfiato di una delle due teste, visto che il problema ancora non è così grave possiamo risolverlo con un prodotto che si chiama “ottura falle” da immettere direttamente nel radiatore e nello stesso tempo sostituire interamente l'olio motore.
Oriano preso dal panico e dal dubbio decide di caricare il kappa su un furgone ed arrivare a Yerevan per evitare ulteriori complicazioni “come non dargli torto”.

 

Così loro nel mentre si recano a Yerevan nell'hotel (preventivamente scelto) con il furgone assieme alla moto ferita, io e mia moglie decidiamo di fare visita al monastero di Khor Virap posto su un promontorio con la vista spettacolare sul monte Ararat. Ne vale veramente la pena visitare questo luogo incantevole.
L'Ararat però è capriccioso non sempre è disposto a farsi vedere nascosto com'è dalle nuvole, noi caparbi aspettiamo con pazienza il momento migliore per fare due scatti è immortalarlo.

Arriviamo a Yerevan che sono le 17,30 all'hotel Areg, Oriano, Luigina e la moto sono già presenti. Ci sistemiamo nelle ottime e confortevoli camere e dopo un salutare bagno ci facciamo chiamare un taxi per andare subito alla ricerca di un “ottura falle” e olio motore.
La ricerca è stata lunga è faticosa ma alla fine abbiamo trovato quello che cercavamo.
La mattina con sano impegno in tre ore abbiamo fatto il lavoro: immesso l'ottura falle nel radiatore è fatto girare la moto per più di un quarto d'ora intorno all'albergo. Perdiamo tempo per la laboriosità meccanica del kappa, dopo aver smontato mezza moto facciamo il cambio olio e rimontiamo il tutto “speriamo in bene”.

Dedichiamo interamente una giornata e mezza alla città di Yerevan, la visitiamo per lungo e largo, passeggiamo lungo i viali alberati dove i suoi abitanti si pavoneggiano negli abiti all'ultima moda.
Il centro è dominato da una opera faraonica fatta costruire dai Russi in onore del 50° anniversario del soviet Armeno rimasta incompiuta nel momento in cui fu dichiarata l'indipendenza del paese, si tratta di una lunga scalinata tutta in pietra di marmo intervallata da terrazze con giardini e fontane dedicate. La parte interna
comprende diverse scale mobili intervallati da pianerottoli dove si espongono opere d'arte moderna.
Ci sono anche molti palazzi di ottima fattura sempre di opera sovietica che meritano di essere osservati, come ad esempio il teatro, i musei, la biblioteca (che custodisce gli antichissimi manoscritti Armeni) e il palazzone della fabbrica del cognac famoso in tutto il mondo.

La mattina del 21 dopo aver caricato le moto e fatta colazione partiamo per visitare il Tempio di Garni ampiamente restaurato, al tempo dei Romani, questo era dedicato a Elio il dio del sole, dopo la conversione al cristianesimo divenne la residenza estiva dei reali Armeni. Proseguendo sulla bella strada che si incunea su una gola con pareti a strapiombo, si arriva in fondo al canyon dove sorge su una parete scoscesa il monastero di Geghard, (si dice che un tempo la lancia che trafisse Gesù fosse custodita al suo interno) circondato da possenti mura.
 


Il kappa si comporta egregiamente bene sembra che il lavoro fatto gli abbia gioito.
Oriano si è un po rasserenato e prende respiro.
Oggi si lascia l'Armenia per fare ritorno in Georgia, la strada è spettacolare i paesaggi che si presentano ai nostri occhi non sono altro che visioni da cartolina illustrata.
Arriviamo in dogana che sono le 15, con semplicità espletiamo le pratiche dei due paesi e dopo poco siamo in Georgia.
Il paesaggio continua ad essere di una tale bellezza che siamo costretti a fare foto ricordo. Nella stretta gola la strada come un serpente che si contorce ci conduce sempre più avanti. In prossimità di una curva incontriamo due motociclisti Rumeni, sono due simpatici ragazzi che stavano per fare il nostro giro al contrario.
Per arrivare nella valle di Vardzia si attraversano paesaggi naturali ed incontaminati, questa è una delle strade tra le più spettacolari della Georgia, il percorso segue l'alta valle del fiume, attraversa stretti canyon dove all'incrocio di essi si pone l'imponente fortezza di Khertvisi a guardia difensiva di tutta la zona.
Troviamo da dormire in una guest house di una simpatica famiglia, dove oltre a una spaziosa camera ci offrono anche una buona cena a base di pesce allevato sulle vasche del loro giardino ed una ottima colazione.

Il giorno dopo di buona ora si parte per la visita della valle e la città rupestre di Vardzia, questo è un simbolo culturale che occupa un posto speciale nei cuori dei Georgiani.
La caratteristica della città scavata nella roccia a strapiombo sulla gola, sono i 13 livelli su cui si articolano le abitazioni, con al centro la chiesa dell'Assunzione affrescata all'interno, si pensa che fosse abitata da oltre 2000 monaci diventando ben presto un luogo sacro.
Ci sarebbe da scarpinare per giorni e giorni per visitare tutto questo spettacolo del passato , ma purtroppo il tempo stringe e noi dobbiamo fare ritorno in Turchia.

 

Arriviamo in dogana “Vale/Posof” nel primo pomeriggio, le pratiche per l'uscita dalla Georgia sono velocissime mentre quelle Turche sono asfissianti, la burocrazia è pesante ci mettiamo più di una ora sotto un sole cocente ma in compenso della mia multa non se ne fa cenno.
La zona di Posof e i suoi dintorni sono di uno spettacolo unico, la strada si inerpica su per le montagne dove le nostre moto stracariche arrancano per passi di oltre 2550 metri. Attraversiamo paesaggi incantati con montagne dai colori fiabeschi.
Passiamo per le città di Ardahan, Gole, Oltu, Tortum, Erzurum e la sera ci fermiamo a dormire a Askale in un simpatico hotel dove le moto in sicurezza dormono direttamente nel locale ristorante.
La mattina del 23 agosto è la prima volta che si riesce a partire prima delle 8 “miracolo” facciamo chilometri su chilometri attraversiamo le città di: Erzincan, Sivas, Yozgat per trovarci da dormire a Yerkoy.

Oggi 24 agosto ci dividiamo dai nostri simpaticissimi amici “Oriano e Luigina” perché per motivi di lavoro devono tornare a casa tassativamente entro il 26.
Arrivati ad Ankara loro faranno il percorso Istanbul via Balcani e noi per lo stretto dei Dardanelli via Grecia e Italia.
Ci siamo conosciuti via forum, ci siamo incontrati fisicamente a Gorizia è ci lasciamo ad Ankara con l'augurio di un buon rientro e un grazie per la scoperta di una nuova e speriamo duratura amicizia.
La sera dormiamo in una città balneare sul mar di Marmara precisamente a Bandirma.
La mattina presto attraversiamo lo stretto dei Dardanelli prendendo il traghetto che in circa 30 minuti ci ha portano nella sponda Europea.

Arriviamo nella dogana di Ipsala ed entriamo in Grecia, fa un caldo bestiale, la vecchia strada che con curve e panorami fantastici passava sui monti dell'Epiro è diventata un'autostrada monotona dove non ci sono stazioni di servizio, caffè, ristoro, w,c, niente di niente per poco rimango a secco di benzina, l'ho capito all'ultimo momento che dovevo uscire per fare rifornimento e rientrare. Mi sembra una cosa demenziale non riesco a concepire che in una autostrada dove si dovrebbe velocizzare il traffico e il trasferimento si penalizzi in questo modo il viaggiare.
La sera ci fermiamo e dormiamo in un ottimo albergo nella cittadina di Kozani.


La mattina dopo in un paio di ore di guida arriviamo a Igoumenitsa che sono le 12,
vado subito al porto per informarmi degli orari dei traghetti per Ancona.
Questi mi dicono che ci sono tutte le sere con partenza alle 20, “benissimo”.

A questo punto visto che abbiamo qualche giorno a disposizione decidiamo di fare tre giorni di sano riposo facendo vita da spiaggia e prendendo un po di sole.
A circa 15 chilometri dal porto troviamo un paesino “Plataria” con una bella baia difronte l'isola di Corfù con una bella spiaggia di sabbia e tantissimi locali dove la sera avevamo ampia scelta di dove cenare.
Troviamo una camera con bagno, angolo cottura e un bel terrazzo a soli 20 euro al giorno. (direi una ottima sistemazione).
Sono stati tre giorni veramente rilassanti e riposanti, la mattina dalle ore 9 alle 12 e dalle 17 fino al tramonto si faceva vita da spiaggia prendendo il sole e facendo delle belle nuotate, il pomeriggio riposino e la sera cena a base di pesce e passeggiata.

Peccato, la festa è finita, questa sera ci tocca partire e mettere la parola fine a questa lunga è piacevolissima moto galoppata che da Torino ci ha portato ad attraversare 8 paesi: Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Armenia e Grecia senza contare la nostra bell'Italia.
Abbiamo percorso autostrade, strade, piste, sterrati e viottoli di incomparabile bellezze, abbiamo visto è conosciuto popoli e gente umili, cordiale, allegra, socievoli, pronti ad aiutarti, con una disponibilità è ospitalità disarmante. Abbiamo avuto delle lezioni di vita da persone che non ci aspettavamo potessero insegnarci così tanto, forse perché noi ormai nel nostro frenetico mondo abbiamo perso da tempo tutte queste ottime qualità.

Tutto è andato bene tranne il piccolo inconveniente della moto di Oriano, risolto egregiamente.
La spesa totale per 27 giorni è stata di euro 3.150,00

Sono stati 10.100 chilometri di pura passione motociclistica a tratti dura ma con tanta voglia di conoscere e vedere.
 

Ringraziamenti


Devo pubblicamente ringraziare la GIVI che mi ha sopportato con tutto l'equipaggiamento come il telaio di ancoraggio e le 3 borse trekker, borsa serbatoio, borse interne e caschi modulari, il tutto si è rivelato di ottima fattura e robustezza “Grazie”.
Un grazie anche alla Red Racing parts che mi ha sopportato con olio motore 5w/60 rivelatosi ottimo per le temperature che abbiamo incontrato, prodotti per la pulizia, grasso catena e attrezzo per cambio catena di trasmissione “Grazie”.
Un grazie a Luigina, Oriano ed in particolare a mia moglie Assunta che ancora oggi dopo tanti tantissimi viaggi mi accompagna.

Al prossimo moto raid!

Filippo Razza

  • FICHI590, Torino (TO)

    Grandi

    Bravi e complimenti per un altro dei vostri bei...."giretti"
  • flester, Milano (MI)

    Ciao! Ci siamo incontrati ad una "stazione di servizio" in Grecia, io ero di ritorno da un viaggio in Turchia con un Versys650. Bel report! Chissà che non ci incontriamo su altre strade
Inserisci il tuo commento