Road Racing

Pikes Peak: niente moto dal 2020? La mamma di Dunne: "Carlin non ne sarebbe contento"

- L'incidente mortale di Carlin Dunne porta gli organizzatori a considerare l'esclusione delle due ruote. Contraria la madre del pilota: "Chi siamo noi per portare via i sogni di altri piloti?"
Pikes Peak: niente moto dal 2020? La mamma di Dunne: Carlin non ne sarebbe contento

Tre incidenti mortali in cinque anni fra le moto al Pikes Peak. Statistiche ben lontane da quelle di gare come il Tourist Trophy (che anche quest’anno ha fatto registrare una vittima, Daley Mathison) ma sufficienti, in un paese come gli Stati Uniti dove la cultura motociclistica è piuttosto distante da quella britannica, a considerare la possibilità di escludere le moto dalla Race to the Clouds, come già successo cinque volte nel passato.

L’incidente in cui ha perso la vita Carlin Dunne, nell’ultima edizione, è infatti l’ultimo di una serie iniziata con quello - surreale, avvenuto dopo la linea del traguardo - di Bobby Goodin, nel 2014, e proseguita nel 2015 con quello di Carl Sorensen durante le qualifiche, che spinse alla messa al bando delle moto dotate con semimanubri come del resto avveniva in precedenza.

Secondo un articolo pubblicato sulla versione online del Gazette, importante quotidiano dello stato del Colorado, la direttrice esecutiva della gara, Megan Leatham, avrebbe categoricamente parlato di “ultima moto a correre il Pikes Peak” riferendosi alla Streetfighter con cui Dunne è incappato nell’incidente fatale quest’anno.

Al momento in cui scriviamo non sono ancora arrivate conferme o smentite a riguardo.

All'indomani della notizia, la madre di Dunne, Romie Gallardo, che ha sempre sostenuto le attività motoristiche del figlio, si è detta contraria all'eventualità, affermando che l'incidente occorso a suo figlio non deve diventare un ostacolo per tutti gli altri piloti che vogliono inseguire il sogno di competere nella "gara oltre le nuvole".

"Carlin amava la montagna", ha detto. "Lo ha attirato, lo ha sfidato, più e più volte. E lui le ha sempre dato il dovuto rispetto, con la consapevolezza di quello che sarebbe potuto accadere. Detto questo, so per certo che lui per primo non sarebbe d'accordo con la decisione che gli organizzatori stanno pensando di prendere".

(Questo articolo è stato pubblicato il 12/7/2019 e aggiornato il 17/7/2019)

  • ketelo4612, Castelmarte (CO)

    nell'apoteosi del politically correct non mi meraviglio di nulla. Ci si batte per l'eutanasia come diritto della persona , pero' si vieta la corsa in moto perchè pericolosa.
    E con questo non voglio mettere sullo stesso piano le 2 cose, ovvio, ma si vorrebbe legalizzare una sorta di suicidio e al tempo stesso vietare una corsa in cui ogni pilota ha consapevolezza dei rischi che corre.

    Sulle moto che dire? vietano le sportive per correre con le naked, supponendo che siano meno pericolose. Se fanno altre 3 o 4 riunioni scoprono che se corressero con le bici i pericoli sarebbero molto meno, e dopo altre 4 pensate se facessero una corsa con i sacchi ancora meno!
    Io penso che sia piu' pericolosa una naked e ancora di piu' una maxi enduro e ancora di piu' una cross adattata per fare un record di velocità che non la classica motogp.
  • Ettore.Ceresa, Montanaro (TO)

    Mi fanno salire la rabbia certi discorsi fatti da governanti e/o classe dirigente di un stato dove l’uso di pesticidi, vendita libera di armi, alimentazione scorretta, consumo di deroga e alcool uso di anabolizzanti negli allevamenti, produzione di CO2 alle stelle, fanno più morti e danni in un giorno, di quelli che fa una gara in salita in cento anni!! Ha ragione chi dice che bisogna lasciare i sogni a chi vuol sognare, se poi quel sogno li avrà portati via da questa vita, sarà stato solo per loro scelta e nel momento in cui facevano ciò che più amavano, non per cause terze e subdole. Ipocriti, questo è quello che mi sento di dire.
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