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l'editoriale di nico

Nico Cereghini: “Riportare a casa la moto”

- Dopo una caduta, la moto deve tornare a casa. Non importa in che condizioni sia ridotta. Vale in pista e vale anche sulla strada: la moto non si abbandona mai
Nico Cereghini: “Riportare a casa la moto”

Ciao a tutti! Mi capitano tra le mani due vecchie foto in bianco e nero e mi domando: ma davvero questo catorcio è una SFC? Era l’ottobre del ’74, e si correva a Misano la terza prova del trofeo Magnani per le derivate di serie, con le batterie e la finale. Protagoniste della classe maggiore, la 750, le Kawasaki 2T tre cilindri contro le bicilindriche Ducati, Guzzi e Laverda. Con la SFC ufficiale (Giancarlo Daneu l’altro pilota) avevo fatto il quarto tempo dietro a Salmi (Kawa), Sabattini e Sciaresa, e nella batteria me la stavo giocando con Giulio Sabattini, fortissimo ducatista toscano, quando un pilota ruppe il motore e inondò la pista d’olio, non segnalato. Appena il tempo di accorgermi che Giulio alle mie spalle era volato via, e alla Brutapela scivolavo anch’io seguito poco dopo da Paolo Bonera. Dei ventotto partenti chiudemmo la seconda batteria soltanto in sei ed io, che ero riuscito a rialzare la moto e concludere, ero il sesto; dunque sarei partito per la finale dall’ultima fila. Avevamo solo dieci minuti per sistemare la moto, strappammo in fretta e furia la semicarena sbrindellata e il contagiri divelto, nastrammo il codone rotto, raddrizzammo il manubrio e via.
 

Ricordo che in quell’occasione il d.s. Laverda era l’amico Augusto Brettoni con una caviglia ingessata. Me lo ricordo bene perché nella mia rimonta, da ultimo a primo, quando passavo davanti ai box, invece della tabella vedevo la stampella che lui agitava con entusiasmo. Ma pochi giri dopo aver infilato il gruppetto dei primi, fui costretto a rallentare e poi a fermarmi: il cambio aveva ceduto, maledetto lui. La vedete alle mie spalle l’altra SFC con il numero 60? E’ quella privata di Franco Uncini che poi vinse la sua prima gara in carriera davanti a Faccioli, Sartini e Daneu. Ho ancora nella testa e nel cuore le emozioni di quella giornata, la felicità assoluta e la più amara delle delusioni.


Tante altre volte sono caduto, purtroppo anche in strada, e dietro all’accaduto c’è stato ogni volta un pensiero: riuscire a riportare a casa la moto. Sono sicuro che sia capitato anche a molti di voi: quando per fortuna non ci sono conseguenze fisiche, niente di rotto se non la manica della giacca o della tuta, allora si solleva la moto, la si mette sul cavalletto, le si gira intorno per verificare i danni, e se le ruote girano ancora bisogna riportarla a casa. C’è anche della soddisfazione, quando ci si riesce. Ho riportato indietro moto storte e moto sfondate, moto prive delle leve sul manubrio, moto senza più sella o strumentazione. Anche le moto degli altri, se il legittimo pilota non era in grado, cedendo la mia. Ogni volta sentendomi tenuto a farlo, senza alternative, perché una moto non si abbandona mai.


E un pensiero va in chiusura a chi è colpito dal terremoto in centro Italia, nelle località appenniniche che tanti motociclisti hanno frequentato ed amato moltissimo. Anche in questo momento c’è chi sta lottando per la sopravvivenza e ci sono i soccorritori che non si arrendono. Noi qui parliamo semplicemente di moto, ma il pensiero è laggiù: siamo con voi, anche dalla peggior botta si può ripartire.

Riportare a casa la moto2
  • Motodrom, Venezia (VE)

    MA CHI ME LO SPIEGA.
    Bell'articolo e bello il tema, secondo me il riportare a casa la moto dopo essersi rialzati e, giustamente come dice qualcuno, essersi accertati del proprio stato di salute è un qualcosa che ci viene da dentro un po' come un atto dovuto verso qualcosa che ci accompagna ci appartiene e che amiamo. Lascereste il vostro miglior amico in difficoltà dopo aver superato una disavventura insieme? Penso che sia umano e dovuto e quindi.....quindi chi me lo spiega perché a volte guardando in tv i nostri amati campioni, fior fior di piloti ragazzi giovani baldi e forti e pure ben pagati per correre con una super moto, che noi mortali neanche ci sogniamo, a volte, mica tutti per fortuna, in seguito anche ad una banale scivolata l'abbandonano (la moto) nella ghiaia, nemmeno si avvicinano per vedere quanto si è rotta e se si è rotta...ok ho capito, non si pretende il gesto "eroico" di risalire in sella e cercare di ripartire perché ormai il risultato della gara è compromesso e siamo qui solo per vincere...., ma proprio non se ne preoccupano per niente, manco fosse stata solo colpa sua (della moto). Ecco a quei piloti lì al ritorno al box un calcio in culo glielo darei, io, da parte della moto così, tanto per far capire che un po' di rispetto se lo merita anche lei e tutti quelli che magari quel gesto "eroico" di cui sopra l'avrebbero voluto vedere.....
  • STW940, Lisciano Niccone (PG)

    Caro Nico, ti racconto l'ultima di volta che ho riportato la moto a casa, perché vista la mia età sono un po' troppe le volte che l'ho fatto. Ero a Magione 2013, con la mia Ducati STW a carburatori DELLORTO, 100cv veri e 150 kg. Sono entrato abbastanza tranquillo e ho cominciato a girare, sciolto e bene. Vedevo mia moglie al muretto che mi faceva cenno di rallentare, ho capito che stavo girando anche forte ( per la mia moto e le mie capacità). Continuo a girare senza stancarmi e con lo stesso passo, quando al rettilineo del muro mi passa un missile, un R1, lo ripasso al curvone, mi ripassa sul traguardo, hai vecchi box ero di nuovo avanti e questo per quattro giri di fila, mi divertivo come un bambino, l'altro, credo un po' di meno perché con tutti quei cavalli avrebbe dovuto darmi un ettaro... Era il quinto giro che facevamo assieme, gli stavo attaccato come una cozza allo scoglio, era l'unico modo per stare davanti sul misto, arriviamo alla curva del muro, quella prima del lungo rettilineo, ero incollato alla sua ruota, all'improvviso l'R1 si pianta in mezzo alla curva e inetabilmente lo tampono leggermente, mi si chiude l'anteriore e cadendo, con lo stivale sfioro il suo pneumatico e mi aggancia fin sotto il codone trascinandomi per tutta la curva. Momento di terrore, pensavo mi si spezzasse la gamba ( già rotta in malo modo cinque anni prima) lui non si ferma e per fortuna mi stacco dalla sua moto. Mi evitano in tre, mentre ero per terra, bandiera rossa, tutti fermi!! La prima cosa che ho fatto ho cercato la mia moto, era dietro di me, mi sono alzato, l'ho rimessa in piedi e ho aspettato il trattore per caricarla. Mentre la spingevo mi sono accorto che il ginocchio dx andava un po dove voleva, non gli ho dato peso, ero impegnato a caricare la moto sulla pedana e vedere che avevo spezzato solo il semi manubrio sx. Saliti sulla pedana, salgo sopra la pedana e d'ho l'okei al trattorista di andare ai box..scarico la moto aiutato da mia moglie che mi dice-ma tu come stai? Mah, bene risposi- Metto il cavalletto, mi siedo e svengo dai dolori al ginocchio... La moto era salva, il mio ginocchio un po' meno. la cosa triste che è che dopo tanti anni di pista(più di 30), da quel giorno non sono più andato a girare, vado sempre per strada, con la mia fida Elefant 900 ma non mi è ancora tornata la voglia di pista, ma sento che qualcosa si sta muovendo......
    Saluti Umberto
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