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L'atmosfera del Tourist Trophy è unica. Lo sa chiunque sia stato almeno una volta sull'Isola di Man, tuttavia il TT 2026 ha messo a dura prova la pazienza di piloti, team e tifosi: il meteo non ha dato tregua e non è stato facile per la Direzione di Gara stilare un programma di gara coerente e sicuro per i piloti e per il pubblico. Mettiamoci dentro anche gli incidenti, la cancellazione della categoria Sidecar per quest'anno, le ansie per i piloti rimasti feriti e un clima che non aiuta a sciogliere le tensioni e la frittata è fatta: ciononostante, Andrea Majola accanto alla sua Paton in livrea Escort Advisor, nel suo box, è positivo e lucido, ci salutiamo come se ci fossimo visti ieri sera, mentre io invece sono qui da poche ore dopo un vero e proprio tour de force in moto dall'Italia. Richiedo quanto poco si sia girato quest'anno, qui al TT.
“Ciao Anto. Eh, dire poco è dire tanto, veramente. Assurdo il gioco di parole: non si sta correndo. Non si sta correndo, è un disastro veramente quest'anno.
Siamo partiti carichissimi, una settimana con temperature stupende che probabilmente non si vedevano da anni e anni qua. E poi niente: piove, piove, piove, piove.
Puoi reggere due o tre giorni, ma anche per i ragazzi (del Majo Road Racing Team by Escort Advisor n.d.r.) tenere l'umore alto è difficile, perché proprio sembra che ci sia uno spiraglio e poi niente”.
La parola d'ordine è “adattarsi” ma ci rendiamo conto tutti che così è complicato: cambio argomento: è la prima volta che Andrea corre in Supersport al TT.
"La scelta della Supersport la reputo una mia prova di maturità”. L'anno scorso Andrea ha gareggiato con la 1000 ma la moto non era a punto e prima di entrare di nuovo nelle “Big Bikes”, Andrea vuole fare i passi giusti. “Ho preferito rimandare l'entrata nella 1000 e, nonostante abbia già un'offerta per l'anno prossimo, che sto valutando, un'offerta molto, molto importante, quest'anno la scelta è ricaduta sulla Supersport, insieme al team spagnolo Basomba Racing Team, proprio perché è una categoria un po' più similare alla Sportbike nella quale corro con la Paton. Come prestazioni della moto non è troppo impegnativa, soprattutto per i problemi grossissimi che sto avendo al braccio destro”.
Andrea ha una epicondilite acuta: “È un grosso problema, molto grosso, che ora cercheremo di risolvere in qualche modo. Quando c'è molto vento e il braccio viene schiacciato, parte una fitta fortissima all'avambraccio che si gonfia. Non riesco né ad accelerare né a frenare e quindi devo fermarmi. Ho provato l'altro giorno anche a fare due giri con la R6, però anche a frenare mi sembrava di frenare, ma non stavo frenando, infatti sono andato lungo. Il giro dopo ho detto: "Nonostante quello, freno prima", ma non c'è stato verso. Non riuscivo più. Mi mancava la sensibilità. Mentre con la Paton riesco. Non so se hai notato la nuova aerodinamica, più protettiva. Poi è una moto che è sostanzialmente creata per me: nella seduta, nella posizione. Sono estremamente comodo e sono molto rilassato quando la guido perché la conosco”.
Non sono tutte rose e fiori con la Supersport (infatti Andrea andrà incontro a un doppio ritiro per impossibilità di riavviare la moto dopo il pit stop): “La Supersport è una categoria divertente. Ora abbiamo avuto, non posso nasconderlo, dei problemi abbastanza importanti. Nella Speed Trap con la R6 abbiamo fatto 154 miglia orarie di punta, con la Paton 159. La potenza è di venti cavalli inferiore, quindi probabilmente c'è qualche limite tecnico. Ora sembrerebbe il corpo farfallato che non apre tutto. Praticamente nell'unico giro di gara che sono riuscito a fare ho fatto tutto in quinta, perché quando mettevi la sesta tirava indietro. Dovevo stare in quinta, solo che la velocità era estremamente contenuta e quindi i tempi non potevano uscire. Nonostante l'avvio della gara, che poi è stato il primo giro che sono partito, vuoi o non vuoi, causa qualifiche andate male e tutto, partivo estremamente indietro. Avevo recuperato, ero in ventinovesima posizione e stavo salendo.
Probabilmente sarei riuscito anche a fare la gara intera perché prima di partire ho fatto un bel punturone di antidolorifici. Poi purtroppo c'è stato il problema al pit stop: una volta spenta, blackout totale. Non si riavviava più la moto. Dopo un minuto e mezzo continuavo a provare. Ho guardato i ragazzi e ho detto: "Raga, è inutile". Siamo usciti dalla pit lane dopo sei minuti circa e si è accesa, normalissima. Un guasto fantasma. A loro (il Team n.d.r.) non era mai successo.
Gli chiedo cosa ne pensa della futura competitività della Supertwin contro la Sportbike, in questo momento unite sotto la stessa categoria.
“Adesso è stato garantito il futuro fino al 2027 e 2028 per la Supertwin come categoria. C'è la solita griglia, però le Sportbike con determinate limitazioni restano quelle. Noi continueremo sicuramente con lei (mi indica la Paton n.d.r.), che è quella dove abbiamo maggiori possibilità di fare bene e con la quale mi sento meglio e valuteremo l'entrata nella categoria 1000 con molta calma”.
Su l'importanza del bilanciamento tra esperienza sul Mountain e prestazioni, specie correndo con una Supertwin
“Al momento siamo avanti noi con le Supertwin, rispetto alle Sportbike. Ma secondo me basterebbe fare una griglia unica, ma con risultati separati: Sportbike e Supertwin corrono insieme, ma fai due classifiche separate.
Questo è un mondo, quello delle Road Race, nel quale bisogna adattarsi
“Ci si adatta, ma io comunque so che devo fare una cosa e farla forte. Poi tutto quello che viene, viene”.
Quest'anno la preparazione com'è stata? Perché l'anno scorso sei tornato dal TT non dico deluso, però con propositi di rivincita.
“Sì, infatti quest'anno abbiamo aperto il Majola Road Racing Team con il sostegno del progetto Sponsorizza Passioni by Escort Advisor. Volevo la ciliegina sulla torta che mi mancava. Ho i miei ragazzi di La Spezia, con i quali ho un legame fantastico. Io avevo bisogno di una cosa: la serenità mentale. Quest'anno ce l'ho e me ne rendo conto perché ho fatto già uno step. Già il primo giorno, il primo giro con la Paton, ho fatto il mio miglior tempo di sempre.team
Abbiamo cambiato la mappa alla testa, la mia testa però. Quello l'ho fatto veramente tanto. Anche quando guido sono molto più rilassato, non ho pensieri strani, riesco a concentrarmi totalmente.
Era un tassello che mancava. Non è un'autogestione perché è una cosa strutturata bene. C'è sempre Vittorio Di VAS Engine, sempre lui che comunque ci dà tanto. Però questa chiusura del cerchio era quella che volevo. Mantengo più il controllo su quella che è la vita agonistica della squadra”.
Quanta passione ci vuole per rimanere attaccati a questo mondo che anche in questo Tourist Trophy ci ha un po' scosso?
“Un infinito. Un infinito e oltre. Ma io non la calcolo neanche più, in realtà. Succeda quel che succeda, so che devo essere qua (sull'Isola di Man per il TT n.d.r.). Non è neanche più passione. È proprio una roba viscerale che fa parte di te, è oltre la passione, secondo me”.