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Come già annunciato prima di Eicma 2025, Triumph ha presentato per il 2026 un aggiornamento significativo della gamma Modern Classic. Tutte le interpretazioni della Bonneville hanno conosciuto un’evoluzione incluse le due “sorelle cruiser” ovvero Speedmaster e Bobber che abbiamo avuto il piacere di provare in anteprima durante il test di gamma in California. Entrambe le moto nascono attorno al bicilindrico parallelo da 1200 cc raffreddato a liquido con manovellismo a 270 gradi nella sua versione “Hi-Torque” ovvero quella da 78 cavalli a 6100 giri ma soprattutto con una coppia corposa e goduriosa di 106 Nm ad appena 4.000 giri/minuto. La prima novità di quest’anno riguarda proprio lui: sarà infatti possibile avere entrambe le moto con specifica per patente A2.
Partiamo dalla più rilassata delle due: la Speedmaster 2026 porta avanti il concetto di cruiser classica ispirata allo stile americano degli anni Cinquanta con alcuni interventi mirati. Il serbatoio passa da 12 a 14 litri, aumentando l'autonomia ma soprattutto conferendo alla moto una presenza più imponente su strada. Infatti anche i pannelli laterali e le coperture di aspirazione sono stati ridisegnati per sposarsi meglio con il serbatoio e conferire un look più pieno o “bold” per dirla all’inglese, mentre i badge in metallo e il tappo del serbatoio rifinito testimoniano la piacevole attenzione ai dettagli.
Sul fronte dell'ergonomia, le selle di pilota e passeggero sono state rifatte con basi più larghe e maggiore imbottitura per garantire maggiore comfort nei viaggi lunghi. Il manubrio è stato rivisto con un'impostazione più convenzionale e ravvicinata al pilota, creando una posizione di guida più naturale pur mantenendo quel carattere rilassato che ha sempre contraddistinto la Speedmaster.
L'innovazione più significativa riguarda la sicurezza: la Speedmaster 2026 guadagna l'ABS cornering e traction control ottimizzati in curva gestiti da una nuova IMU. A questo si aggiungono un nuovo faro a LED con firma luminosa diurna distintiva e una presa USB-C montata sul lato sinistro del piccolo cruscotto. I cerchi in alluminio delle ruote a raggi da 16 pollici sono ora più leggeri, per un’ulteriore riduzione delle masse non sospese.
La Bobber mantiene la sua filosofia radicale da autentica hot rod: linea minimalista, sella monoposto a sbalzo, parafango posteriore adeso alla ruota e quell'atteggiamento da "cattiva ragazza" che l'ha resa un'icona. Come per la Speedmaster anche per la Bobber gli interventi hanno riguardato un adeguamento generale al nuovo serbatoio da 14 litri. Di conseguenza anche qui tutto il design è stato leggermente rivisto per sposarsi al meglio e la cosa incredibile è che quasi non si notano le differenze rispetto al passato. Per scorgerle bisogna guardare attentamente ogni singolo profilo, carter motore compresi che ora mostrano una maggiore sfaccettatura. Anche la sella stessa è ora leggermente più grande ed accogliente e ha mantenuto la possibilità di essere regolata in due posizioni. A differenziare la Bobber dalla Speedmaster è la posizione di guida: i tre punti di contatto (sella-manubrio-pedane) sono completamente diversi e tanto basta a restituirci una dinamica e un gusto differenti come vedremo. Una volta accese ci siamo accorti anche di come i motori siano “accordati” diversamente e la risposta al gas sia leggermente ma percepibilmente diversa. Anche sulla Bobber è arrivata la nuova IMU con ABS e Traction Control di tipo cornering. Sono rimaste invariate le mappature Road e Rain e il Cruise Control di serie, mentre le manopole riscaldabili sono un optional esattamente come sulla Speedmaster.
Salire in sella alla Speedmaster significa mettersi comodi, come in poltrona. Oggi più che mai è a nostro avviso una delle cruiser più comode e rilassanti che ci siano, perlomeno tra quelle che hanno una dimensione europea e non sono etichettate come tourer. L'altezza della sella di 705 mm la rende accessibile a piloti di ogni statura anche perché le gambe sono sì protese in avanti ma non sono distese per chi come il sottoscritto è alto un metro e settantacinque. Il nuovo manubrio cromato, ancora più vicino al pilota rispetto al passato e con una piega accentuata quasi anni Cinquanta e quindi da gomiti chiusi, completa un'ergonomia old style ma confortevole alle basse andature, con la schiena bella dritta e lo sguardo all’orizzonte più lontano. Macinare chilometri senza fretta è la sua missione, è chiaro.
Finché la strada è dritta, la Speedmaster è una pacchia. La generosa sella imbottita fa il suo lavoro. La posizione delle terga è piuttosto obbligata e non ci si può muovere, ma non risulta necessario. Sullo sconnesso, la sua imbottitura torna utile perché aiuta a filtrare un monoammortizzatore posteriore che offre soltanto 89 mm di escursione. Lo scotto da pagare per avere una linea così bassa e pulita che ricorda una hard-tail. L’unità in questione fornita dalla Showa fa il suo sporco lavoro, ma i limiti emergono se incontriamo una strada dissestata con risposte un po’ secche che però diventano più evidenti - come vedremo - con la Bobber. Davanti troviamo una buona forcella Showa da 47 mm con 120 mm di escursione morbida il giusto.
Quando arriva il momento delle curve, emerge però il limite principale: la luce a terra ridotta. Anche se la ciclistica potrebbe serenamente assecondare una guida più allegra, il rumore delle pedane che si consumano sull'asfalto porta a più miti consigli. Con lei non bisogna esagerare, ma rilassarsi.
Il vero protagonista resta lui: il twin inglese da 1200cc che è una goduria assoluta. Un motore pieno, che spinge senza fare sconti, che dà tutto subito ma lo fa con un guanto di velluto. Rispetto alla Bobber, sulla Speedmaster tutto sembra più morbido, più ovattato, persino l'erogazione della vigorosa coppia di 106 Nm. Il motore è identico in ogni vite, ma c'è evidentemente una piccola differenza di setup elettronico e di risposta dei comandi. La mappatura non è identica a quella della Bobber: la Speedmaster non va mai di fretta anche se sa e può spingere. È fatta proprio per andare a spasso, per godersela, non per tirare la staccata. Nel caso però avessimo bisogno dei freni, troviamo adeguata assistenza: l'impianto frenante Brembo all'anteriore (doppi dischi da 310 mm) e Nissin al posteriore (disco da 255 mm), gestito dal nuovo ABS ottimizzato in curva sensibile all'inclinazione, si fa trovare pronto quando serve, offrendo sicurezza e progressione.
Passare dalla Speedmaster alla Bobber è il classico passaggio da dottor Jekyll a Mr Hyde. Bisogna prendere un po' di confidenza, entrare in sintonia con lei, ma tra le due non c'è dubbio: è lei quella che sa divertire di più.
Le differenze si notano subito. Come anticipavo, il motore, seppur identico, ha una risposta più pronta e ti gasa un po' di più. La mappatura è più reattiva, quasi più nervosa, il sound fa poi il resto del lavoro. Tanto che anche i rapporti sembrano essere più corti, sensazione che non trova riscontro nei dati tecnici ma che racconta quanto la Bobber sia più pepata nella risposta. I 15 chili in meno aiutano nell'agilità e nella reattività.
La seconda differenza è la sella: l'assenza di imbottitura generosa e del suo effetto cuscino significa che le asperità si sentono tutte. L'altezza di 690 mm (15 mm più bassa della Speedmaster) la rende oltre l’accessibile, ma decisamente più spartana. Per quanto la sospensione posteriore faccia un ottimo lavoro, inevitabilmente diventa un po' brusca quando l'asfalto è rovinato.
La posizione di guida è più impegnativa: la sella migliore rispetto al passato resta comunque obbligata, non c'è possibilità di spostarsi. Le pedane più centrali risultano più congeniali per una guida dinamica, per quanto le gambe stiano inevitabilmente più piegate che sulla Speedmaster. Il busto è molto più inclinato in avanti, con uno sforzo maggiore su cervicale e spalle, mentre sulla Speedmaster magari era la parte lombare ad essere chiamata in causa.
La terza differenza riguarda l'ingresso in curva. L'angolo di sterzo è leggermente diverso: 25,4 gradi per la Bobber contro 25,3 gradi per la Speedmaster. Sembra nulla, ma questo porta a una minima differenza di avancorsa che, aggiunta alla diversa posizione di guida e ai diversi manubri – con quello della Speedmaster più largo e arretrato – ci porta nel guidato a un comportamento diverso. Più dinamica e hooligan la Bobber, più aristocratica e composta la Speedmaster.
La Bobber è una moto più fisica ma in cambio regala più adrenalina e la certezza di giocare il ruolo del figo al bar. Ha qualche millimetro in più di luce a terra rispetto alla Speedmaster, e questo si sente quando si attacca una serie di curve. Non è per viaggi lunghi, ma il suo stile e la sua personalità la rendono comunque irresistibile.
Speedmaster e Bobber sono due facce della stessa medaglia. Una bella medaglia di quelle da collezione, con sù inciso il marchio Triumph. La prima è la scelta perfetta per chi cerca una cruiser capace di macinare chilometri con stile e comfort, senza rinunciare al carattere del mitico twin da 1200cc che rispetto ad un V-Twin offre meno vibrazioni ed è più morbido nell’erogazione. Gli aggiornamenti 2026 la rendono ancora più completa senza snaturare minimamente la sua anima.
La Bobber è invece per chi vuole una moto con personalità da vendere, che si fa notare e che sa regalare emozioni più viscerali. Richiede più fisico, più dedizione, ma in cambio offre un'esperienza di guida unica nel panorama delle moderne custom. Non è per tutti, ma chi la sceglie sa esattamente cosa vuole: uno stile inconfondibile e un carattere che non scende a compromessi, nemmeno quando la bella biondina che avete incontrato al pub vi supplica di portarla a fare un giro. Niente da fare: la Bobber è un piacere esclusivamente personale.
Nella scelta non ti aiuterà neppure il listino, perché sono entrambe proposte a 16.695 euro e arrivano in concessionaria a gennaio 2026. Un biglietto importante per due moto che sono destinata a rimanere a lungo con il loro proprietario e ad avere una buona tenuta del valore nel tempo.
Triumph
Via R. Morandi, 27/B
20090 Segrate
(MI) - Italia
02 84130994
stefano.nizzola@triumph.co.uk
https://www.triumphmotorcycles.it
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