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Quello visto oggi è uno Yari Montella diverso, non solo come risultati (è il suo primo podio in Superbike) ma anche come persona. Sembra più maturo e conscio delle proprie possibilità. Il cambiamento è avvenuto quest’inverno, quando il pilota del Team di Marco Barnabò ha studiato i propri errori e ne ha fatto tesoro. Di Phillip Island, una pista speciale per Yari, però ce n’è uno solo. Il cammino è ancora lungo e, come dice lui stesso, saranno Portimao e Assen a confermare o meno la sua raggiunta competitività. Nel frattempo lo “scugnizzo” ha lasciato il passo all’uomo, e si gode questo grande risultato.
Ti aspettavi un risultato così?
“No, non me l’aspettavo, ma abbiamo lavorato e ci siamo impegnati tanto proprio per raggiunge un risultato così”.
Quandi hai capito che potevi farcela?
“Nei test di martedì ho fatto il mio primo long run, ho confrontato il mio passo con quello di Bulega ed ho pensato: “uhm…..non male. Si può far bene”. Inoltre ieri ho fatto delle prove ed ho avuto la conferma che in gara avrei potuto lottare se non per il podio almeno per le prime 4 o 5 posizioni, però non mi sarei aspettato di fare la gara che ho fatto, di poter restare al secondo posto dal primo all’ultimo giro”.
Quanto è stato difficile affrontare la stagione senza dei test invernali sull’asciutto?
“Non è stato facile per niente, ma ho cercato si sfruttare tutta l’esperienza maturata lo scorso anno, gli alti e bassi che ho avuto. Ho analizzato le mie cadute ed i miei errori e durante l’inverno ho lavorato per migliorarmi e penso che effettivamente qualcosa sia cambiato. Ringrazio Barni che mi ha dato la possibilità di mostrare il mio potenziale e di essere felice"
Non è strano che ora sia tu il leader della squadra, visto che Alvaro Bautista non ha raccolto punti?
“No, non è così. Alvaro è Alvaro, tre volte campione del mondo. Penso che abbia commesso un errore e può capitare. Anche se era partito dodicesimo sono certo che avrebbe recuperato ma la sua caduta glielo ha impedito”.
Sul podio solo piloti giovani. E’ l’inizio di una nuova era?
“Lo spero proprio. Siamo a Phillip Island una pista particolare, favorevole alla Ducati. Dobbiamo continuare così ed in seguito portare questa velocità e queste prestazioni anche sulle altre piste. Saranno Portimao e Assen a confermare se questo sarà possibile”.
Cosa ne pensi della nuova Panigale?
“E’ sempre una Ducati e quindi anche se presenta delle novità, come il nuovo forcellone, il suo cuore resta sempre Ducati, ed è competitiva come lo era il modello precedente. Guidandola avverti delle differenze rispetto a quella vecchia, che era forse più “docile”, più controllabile, ma se vuoi andare forte devi saper controllare anche questa”.
Phillip Island è un posto speciale per te.
“Assolutamente. Qui ho vinto la mia prima gara in Supersport con la Kawasaki del team Puccetti e qui ho vinto la mia prima gara con il Team Barni. Sto pensando di comperare una casa e trasferirmi qui (sorride)