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C'è un'aria frizzante che sale dalle valli veronesi mentre il sole inizia a scaldare i pascoli della Lessinia. Davanti a noi si snoda un nastro d'asfalto tormentato da crepe e tornanti stretti, che poco dopo si trasforma senza preavviso in una traccia di terra battuta, sassi mossi e radici affioranti. È il teatro perfetto per una sfida che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrata un compromesso al ribasso, ma che oggi rappresenta il vero fulcro del mercato motociclistico: la comparativa delle 450 Adventure.
Il mercato delle maxi-enduro da oltre ventimila euro e pesi vicini ai tre quintali sta sta cambiando. Gli appassionati hanno riscoperto l'intelligenza della media cilindrata, dove pesi contenuti, costi di gestione accessibili e potenze sfruttabili non significano affatto rinunciare al divertimento, ma anzi moltiplicano le possibilità di esplorazione.
Per questa prova speciale, la redazione di Moto.it ha selezionato un quintetto d'eccezione guidabile con patente A2: la raffinata BMW F450 GS, la muscolosa bestseller CFMOTO 450MT, l'affilata e racing KTM 390 Adventure R, la confortevole viaggiatrice Moto Morini Alltrhike 450 e la leggendaria, inarrestabile Royal Enfield Himalayan 450.
Per mettere tutte le sfidanti sullo stesso piano dinamico, le abbiamo dotate di una monogomma d'eccellenza, le Metzeler Karoo 4, perfette per gestire una formula di test spietata: 50% asfalto e 50% fuoristrada vero. A bordo, cinque tester dai profili diametralmente opposti: dal Dakariano specializzato al divoratore di chilometri stradali, passando per il motociclista di rientro e per il giovane avventuriero, per restituirvi un verdetto completo, privo di filtri e incredibilmente approfondito.
La BMW F450 GS si presenta a questo confronto con lo status di vera e propria "outsider d'élite". Il primo dettaglio tecnico che salta all'occhio, e che la differenzia nettamente dalle concorrenti, è la scelta della ruota anteriore da 19 pollici accoppiata a un posteriore da 17 pollici. Questa configurazione svela immediatamente la volontà dei tecnici di Monaco di privilegiare l'efficacia dinamica su asfalto, pur senza precludersi il fuoristrada.
Esteticamente è un gioiello di design: le plastiche del serbatoio, il telaietto posteriore e le finiture del motore richiamano in tutto e per tutto le sorelle maggiori della famiglia GS, offrendo una qualità percepita e una precisione degli assemblaggi di categoria premium. Sotto le sovrastrutture pulsa un motore bicilindrico parallelo da 420 cc, capace di spremere 48 CV (il limite massimo di legge per la categoria) e ben 43 Nm di coppia, a fronte di un peso piuma di soli 165 kg a secco. La dotazione elettronica è da prima della classe, con schermo TFT da 6,5", controllo di trazione evoluto e mappatura specifica Enduro Pro. Il prezzo di listino di 7.590 euro la colloca nella fascia più alta del segmento.
Salire in sella alla F450 GS significa provare immediatamente quella sensazione di familiarità tipica delle moto di Monaco: la triangolazione sella-pedane-manubrio è semplicemente perfetta, i comandi sono morbidi e ogni tasto regala un feedback tattile solido e preciso. Su asfalto, questa moto è una macchina da pieghe chirurgica. Grazie all'anteriore da 19", scende in curva con una rapidità disarmante e mantiene la traiettoria con una precisione millimetrica. Nei tornanti più ostici della Lessinia, la GS non allarga mai la linea, rimanendo incredibilmente prevedibile e regalando al pilota un feeling di sicurezza assoluto. Il bicilindrico spinge forte sin dai medi regimi, con un allungo entusiasmante accompagnato da un cambio assistito elettronico rapido, sebbene i tempi di taglio dell'accensione potrebbero essere ancora più veloci. La frenata anteriore ha un morso incisivo ma modulabile, che non scompone l'assetto della moto.
Abbandonato l'asfalto, la piccola GS stupisce tutti i tester: nonostante la ruota da 19", la ciclistica segue il terreno come se scorresse su un binario ferroviario. In piedi si è ben protesi sull'anteriore grazie a un girovita strettissimo, anche se i riser del manubrio standard risultano un po' bassi per chi supera il metro e ottanta. In salita, la trazione rasenta la magia: impostando la mappa Enduro Pro, l'elettronica lavora in perfetta simbiosi con l'erogazione del motore, consentendo alla moto di arrampicarsi su pendenze importanti senza che il pilota debba minimamente sfiorare la leva della frizione. Le sospensioni, inizialmente soffici nella prima parte di corsa, offrono un sostegno idraulico eccezionale nella seconda parte, copiando le asperità senza mai andare a fondo corsa.
La CFMOTO 450MT è la moto che ha ridefinito il concetto di "value for money" nel segmento Adventure. Caratterizzata da un'estetica aggressiva e dichiaratamente ispirata ai rally desertici, sfoggia fiera ruote a raggi da 21 pollici all'anteriore e 18 al posteriore, la scelta d'elezione per chi mastica polvere quotidianamente. Il telaio in tubi d'acciaio ad alta resistenza lavora in sinergia con un reparto sospensioni affidato a pregiati elementi Kayaba (KYB) completamente regolabili, sia nella forcella a steli rovesciati sia nel monoammortizzatore posteriore assistito da leveraggio progressivo.
Il propulsore è un moderno bicilindrico parallelo da 449 cc con fasatura a 270°, accreditato di 42,2 CV e di una coppia corposa erogata molto in basso. Chicche come il plexiglas regolabile manualmente tramite un pratico pomello (utilizzabile anche durante la marcia) e i paramani di serie completano un pacchetto offerto all'incredibile prezzo promozionale di 5.990 euro. Il peso a secco si attesta sui 173-175 kg, supportato da un serbatoio da 17,5 litri.
Dal punto di vista dinamico, la CFMOTO si dimostra subito una moto di sostanza. Su strada, la sella ribassata consente a chiunque di poggiare saldamente i piedi a terra, ma la seduta incavata rende il manubrio leggermente distante, una sensazione avvertita da quasi tutti i nostri tester. L'assetto delle sospensioni KYB è decisamente sostenuto: una scelta che su asfalto limita il beccheggio in frenata e consente di aggredire le curve con grande velocità a centro curva, anche se l'ingresso in piega richiede un briciolo di decisione in più rispetto alla fulminea BMW. Il motore ha una voce roca e accattivante (esaltata dallo scarico Akrapovič opzionale) e offre una spinta vivace e briosa ai medi regimi; tuttavia, a causa di una trasmissione finale corta studiata per l'off-road, a 130 km/h autostradali il motore viaggia a 7.500 giri, generando qualche ronzio di troppo sulle pedane. La frenata anteriore ha una pompa pastosa, ma per ottenere decelerazioni importanti occorre strizzare la leva con energia.
In fuoristrada, la 450MT si trasforma in una macchina generatrice di endorfine. La risposta del gas è pronta ma mai brusca, rendendo i traversi di potenza sul brecciolino intuitivi e incredibilmente facili da gestire. La forcella, che a bassa velocità sulle piccole asperità può resultar un po' rigida e secca, risponde magnificamente quando il ritmo si alza: più si spinge, più le sospensioni offrono quel sostegno strutturale che trasmette una sicurezza granitica nei salti e nei canali profondi della Lessinia. La triangolazione in piedi è naturale, con un manubrio largo che offre un braccio di leva eccezionale. L'unico appunto va al plexiglas protettivo: se mantenuto nella posizione più alta, durante la guida sportiva in piedi c'è il rischio di colpirne il bordo con la mentoniera del casco nei trasferimenti di carico più accentuati.
La KTM 390 Adventure R è la trasposizione stradale dei miti della Dakar del marchio di Mattighofen. Questa piccola peste monocilindrica rinuncia a qualsiasi compromesso turistico per offrire la massima efficacia dinamica quando il fondo stradale scompare. Il cuore del progetto è il monocilindrico bialbero LC4c da 399 cc, capace di generare 44,3 CV e 39 Nm di coppia (il valore più basso del gruppo, compensato però da un'erogazione graffiante).
La ciclistica è sopraffina: telaio a traliccio in acciaio al cromo-molibdeno e sospensioni WP APEX completamente regolabili con ben 230 mm di escursione utile. Le ruote sono da 21 pollici all'anteriore e 18 al posteriore, montate su cerchi a raggi ad alta resistenza. Con un peso a secco di soli 165 kg, è la più leggera del lotto insieme alla BMW, ma impone un'altezza sella importante di 870 mm, che richiede gambe lunghe o un po' di mestiere nelle manovre da fermo. Il prezzo è di 6.990 euro.
L'impostazione di guida della KTM è attiva, aggressiva, squisitamente fuoristradistica. La sella è piatta e dura, e si è seduti "sopra" la moto e non "dentro", protesi sul manubrio pronti a caricare l'avantreno. Su asfalto, questa impostazione regala un'agilità che rasenta quella di una motard. Nei passi di montagna, la 390 Adventure R si fionda nei tornanti con una rapidità fulminea; tuttavia, la leggerezza dello sterzo e la morbidezza iniziale della forcella WP richiedono una guida rotonda e priva di scatti per non innescare fastidiosi trasferimenti di carico. Il motore è un piccolo capolavoro di ingegneria: non ha freno motore e frulla con una regolarità esemplare, ma per dare il meglio deve essere tenuto costantemente nella parte alta del contagiri, proprio come un vecchio 125 cc a due tempi. Sotto i 4.000 giri l'erogazione è fin troppo dolce, ma superata questa soglia sfoggia un carattere rabbioso che fa divertire come poche altre. Di contro, nei lunghi viaggi autostradali, le vibrazioni ad alta frequenza si fanno sentire in modo fastidioso su sella, manubrio e pedane.
Quando si entra nello sporco, la KTM mette in mostra la sua vera natura di "giocattolo specialistico". I freni Bybre offrono una modulabilità millimetrica che permette di gestire il bloccaggio del posteriore con una precisione chirurgica. La ciclistica risponde istantaneamente a ogni minimo spostamento del corpo sulle pedane. Sulle pietraie e sulle radici viscide della Lessinia, la 390 salta da una pietra all'altra con una leggerezza sconosciuta alle concorrenti bicilindriche. Il comparto sospensioni lavora divinamente, assorbendo qualsiasi ostacolo e permettendo di osare velocità di percorrenza impensabili. È una moto dedicata a chi ama la guida fisica, tecnica e desidera una vera enduro da deserto in miniatura.
La Moto Morini Alltrhike 450 rappresenta la via italiana al viaggio avventuroso. Questa crossover si distingue per linee morbide ed eleganti, con un frontale caratterizzato dal caratteristico doppio faro tondo protetto da un parabrezza regolabile nell'inclinazione. Nonostante l'indole prettamente turistica, la ciclistica non rinuncia a ruote a raggi da 21 pollici all'anteriore e 18 al posteriore, offrendo una luce a terra ottimale per superare gli ostacoli.
Il propulsore è un bicilindrico in linea da 450 cc che eroga 44,8 CV e 42 Nm di coppia, caratterizzato da un'erogazione estremamente fluida. Il serbatoio è il vero punto di forza per i viaggiatori: contiene ben 18,5 litri di carburante, garantendo autonomie da passista stradale. Di contro, la massa complessiva risente delle finiture robuste e del grande serbatoio, facendo segnare 190 kg a secco sulla bilancia, il valore più elevato del nostro test. Viene proposta al prezzo ultra-competitivo di 5.890 euro.
Salendo a bordo della Alltrhike 450, si ha la sensazione di accomodarsi su una comoda poltrona da viaggio. La sella è bassa e ben imbottita, inserendo completamente il pilota all'interno della sagoma della moto. L'ergonomia stradale è eccellente, anche se le pedane rialzate impongono una piega delle ginocchia piuttosto pronunciata che alla lunga può stancare nei lunghi trasferimenti. Su asfalto, la Morini è una delizia: scende in piega in modo progressivo e prevedibile, mostrando una stabilità a centro curva da riferimento. Il motore è un inno alla dolcezza: privo di qualsiasi sussulto on-off, risponde al gas in modo vellutato e vanta una frizione morbidissima che non affatica mai la mano nel traffico urbano. Anche la frenata è modulabile e pastosa, sebbene su asfalto si desidererebbe una risposta iniziale del freno anteriore un po' più aggressiva per assecondare la guida sportiva.
In fuoristrada, la Alltrhike predilige i ritmi turistici e gli sterrati scorrevoli. Finché si viaggia su strade bianche, la moto è stabile, sicura e molto confortevole, filtrando le imperfezioni del terreno con efficacia. Quando il percorso si fa più accidentato ed enduristico, emergono i limiti fisici del progetto: la massa di 190 kg, unita al peso della benzina posizionato in alto nel capiente serbatoio, si fa sentire nelle manovre a bassa velocità. La forcella, tarata sul morbido per garantire il massimo comfort su asfalto, tende a digerire con affanno i colpi più secchi e i gradini in discesa. Inoltre, la ridotta distanza tra sella e pedane rende faticoso il continuo passaggio dalla posizione seduta a quella in piedi, limitando l'efficacia della guida attiva nel tecnico. È la scelta perfetta per chi cerca una moto solida, bellissima e adatta a lunghi weekend di turismo con sporadiche divagazioni sterrate.
La Royal Enfield Himalayan 450 (nella carismatica colorazione Mana Black con dettagli dorati) è una moto che non si giudica dalla scheda tecnica, ma dai fatti. Evoluzione profonda della storica 411, questa nuova versione adotta il moderno motore Sherpa 452: il primo monocilindrico raffreddato a liquido della casa indiana, capace di erogare 40 CV (il dato più basso del test) e ben 40 Nm di coppia massima, distribuiti con una linearità esemplare.
La ciclistica poggia su un robusto telaio a doppia culla in acciaio, abbinato a cerchi a raggi da 21" all'anteriore e 17" al posteriore. Il reparto sospensioni, firmato Showa ma privo di regolazioni idrauliche, è stato tarato ad hoc per le strade indiane (e si vede). Lo schermo circolare TFT a colori integra la navigazione cartografica Google Maps ed è di una praticità disarmante. Il peso con il pieno di 17 litri è di 196 kg, mentre il prezzo di 5.900 euro la rende una delle proposte più appetibili del mercato.
Su strada, l'Himalayan 450 è una meravigliosa sorpresa. Nonostante un peso non indifferente e un motore sulla carta poco potente, la moto si muove con una fluidità e una rotondezza d'azione incredibili. La sella piatta permette ampi movimenti longitudinali, e l'effetto volanico del motore monocilindrico regala una stabilità direzionale superba: nei curvoni d'appoggio della Lessinia, la Royal Enfield scorre fluida, sicura e incredibilmente pastosa. La frizione assistita ha uno stacco millimetrico e la manovrabilità del cambio a sei marce è esemplare. Le vibrazioni sono ben smorzate grazie ai gommini sulle pedane e a un efficace contralbero di bilanciamento.
Ma è in fuoristrada che questa moto compie il vero miracolo, lasciando di sasso tutti i tester. L'Himalayan non ha l'aspetto di un'enduro specialistica, eppure si arrampica ovunque con l'efficacia e la costanza di un trattore. Le sospensioni Showa non regolabili si rivelano tarate in modo divino: copiano le piccole asperità sul piatto e incassano i colpi più duri sulle pietraie e sui gradini di roccia con una compostezza idraulica che lascia disarmati. Il motore Sherpa non ama frullare alto, ma offre un tiro ai bassi e medi regimi così robusto e prevedibile che la moto supera pendenze importanti senza la minima perdita d'aderenza. La sella piatta consente di muovere il corpo in avanti per caricare l'avantreno, e la facilità di guida mette a proprio agio tanto il neofita quanto l'esperto. Unico limite riscontrabile è l'inerzia della massa nelle manovre d'emergenza nello stretto, ma per il resto è promossa a pieni voti.
Il verdetto collettivo dei nostri tester – che fondono le sensibilità del rallista professionista, del crossista incallito, dello stradista puro e della motociclista globetrotter – non decreta una singola vincitrice assoluta in termini di punteggio, ma definisce con precisione chirurgica la carta d'identità di ogni singola moto. Ciascuna di queste cinque sfidanti, infatti, si è rivelata la risposta perfetta a un modo differente di intendere il viaggio, l'avventura quotidiana e il fuoristrada:
BMW F450 GS: Rappresenta l'eccellenza per chi non vuole rinunciare a nulla. Su strada offre una precisione di guida impeccabile ed è la più agile e matura tra le curve asfaltate grazie alla ruota da 19". Al contempo, svela una sorprendente efficacia in fuoristrada, dove un'elettronica sofisticata e la mappatura Enduro Pro assistono il pilota nei passaggi tecnici, rendendola la moto ideale per chi cerca finiture premium ed equilibrio dinamico globale.
CFMOTO 450MT: Si posiziona come una scelta logica e concreta per chi mette il fuoristrada al centro dei propri piani. Con le sue sospensioni Kayaba sostenute e le ruote da 21"-18", tollera la guida più rude nello sporco, assicurando al contempo un'ottima facilità di appoggio a terra e un motore bicilindrico brillante. Il tutto a un prezzo d'acquisto imbattibile.
KTM 390 Adventure R: È l'arma affilata dedicata a chi cerca l'adrenalina e la performance pura dello sporco. Con le sue quote ciclistiche specialistiche, l'escursione generosa delle sospensioni WP e un monocilindrico leggero che adora girare alto come un motore da gara, è la moto più reattiva e divertente per i piloti attivi che considerano lo sterrato una palestra di guida.
Moto Morini Alltrhike 450: Incarna la filosofia del viaggio comodo e rilassato. È un'adventure nata per macinare chilometri su asfalto, coccolando pilota e passeggero grazie a una sella accogliente, un motore vellutato privo di on-off e un serbatoio record da 18,5 litri. Predilige la stabilità e il turismo a lungo raggio, limitando l'off-road a sterrati leggeri e strade bianche.
Royal Enfield Himalayan 450: È l'inarrestabile passista che demolisce ogni preconcetto sulla scheda tecnica. Pur non essendo la più leggera o la più potente, sfoggia una trazione e un bilanciamento ciclistico miracolosi, digerendo pietraie, fango e ostacoli duri con una naturalezza e una facilità disarmanti. È la compagna ideale per i viaggiatori avventurosi che cercano solidità e una facilità di guida senza tempo su qualsiasi terreno.
Le 450 Adventure protagoniste del nostro test in Lessinia hanno dimostrato che la cilindrata media ha raggiunto una maturità eccezionale: queste moto non sono più "ripieghi" economici per neofiti, ma mezzi intelligenti capaci di entusiasmare anche i piloti esperti, liberandoli dall'ansia da prestazione e dal peso proibitivo delle maxi-enduro. Il divertimento su due ruote, in fondo, non si misura a cavalli, ma a sorrisi dentro al casco.
Quale di queste cinque tuttofare incarna la vostra idea di avventura su due ruote? Preferite la precisione stradale del cerchio da 19" di BMW o la propensione al tassello puro delle concorrenti col 21"? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto e diteci la vostra!
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