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Dal 16 maggio 2026, chiunque circoli su un monopattino elettrico in Italia — che si tratti di un mezzo privato o di uno dei tanti dispositivi in sharing disseminati nelle grandi città — è tenuto a farlo con un contrassegno identificativo adesivo ben visibile. È il secondo atto della riforma del Codice della strada, che già nel 2024 aveva introdotto il casco obbligatorio. Stavolta tocca alla targa: un adesivo plastificato di 5 per 6 centimetri, prodotto dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato con tecnologie anticontraffazione, che riporta tre lettere e tre numeri su sfondo bianco con il simbolo della Repubblica italiana. A differenza delle targhe automobilistiche, non è legata al veicolo ma al codice fiscale del proprietario, e va applicata sul parafango posteriore o, in assenza di questo, sul piantone dello sterzo anteriore. L'obbligo vale sia per i mezzi privati sia per quelli in sharing. I risultati delle prime settimane di controlli nelle principali città italiane restituiscono però un quadro in chiaroscuro: norme nuove, sanzioni già operative, ma attuazione ancora lontana dall'essere a regime
I dati parlano chiaro. A Milano, i vigili urbani hanno staccato settanta contravvenzioni in una sola giornata di verifiche, multando ventotto conducenti sprovvisti di contrassegno e trentaquattro persone alla guida senza casco — oltre a sanzionare manovre pericolose come la circolazione contromano, sui marciapiedi e il trasporto di passeggeri. Nella prima settimana completa di controlli, tra il 18 e il 25 maggio, il totale è salito a 324 violazioni su 454 mezzi ispezionati.
A Roma, la polizia locale ha controllato oltre mille monopattini nella prima settimana, rilevando più di quattrocento irregolarità: significa che su dieci mezzi fermati, quattro presentavano almeno una violazione. L'infrazione più comune resta il mancato utilizzo del casco, seguita dall'assenza del contrassegno, con concentrazioni particolari nel Centro Storico, nelle zone di Marconi, Aurelio, Prenestino e Appio.
A Bari, la Polizia locale ha adottato la linea dura fin dal primo giorno: dieci sanzioni per assenza del contrassegno e quattro per mancato utilizzo del casco nel solo debutto, con il comando che ha annunciato controlli mirati su tutto il territorio nelle prossime settimane, invitando chi non ha ancora il targhino a lasciare il mezzo a casa in attesa di regolarizzarsi.
Nel capoluogo piemontese, dove operano quattro gestori di sharing — Bird, Dott, Lime e Voi — con una flotta di circa 3.000 mezzi, il Comune si era coordinato nei giorni precedenti per garantire che tutti i monopattini fossero in regola prima della mezzanotte del 17 maggio. Ma l'alba ha restituito un quadro inaspettato: diversi contrassegni erano già spariti, con solo il segno della colla a testimoniarne la precedente presenza. Vandalismi, rimozioni volontarie o semplicemente adesivi mal incollati? Probabilmente un mix di tutto. Gli stessi operatori avevano già segnalato le criticità tecniche legate all'applicazione: superfici curve, plastiche porose, parafanghi non perfettamente puliti o sgrassati compromettono l'aderenza fin dal primo momento. Una volta in strada, poi, vibrazioni, pioggia, fango e sbalzi termici fanno il resto.
Il nodo più spinoso è politico prima ancora che pratico. Prima ancora che le pattuglie uscissero a fare i primi controlli, il Codacons aveva già alzato la voce chiedendo al governo una proroga immediata. L'associazione ha portato a sostegno della propria richiesta dati difficili da ignorare: migliaia di pratiche risultano ancora inevase presso le Motorizzazioni di tutta Italia, con la consegna fisica del contrassegno che slitterà inevitabilmente oltre il 17 maggio per molti richiedenti. Esporre questi utenti a sanzioni sarebbe, secondo il Codacons, non solo iniquo ma anche foriero di un contenzioso di massa. Le società di sharing, dal canto loro, hanno segnalato circa 15.000 richieste ancora in attesa: un numero che, tradotto in mezzi potenzialmente fuorilegge e quindi fermi, ha un impatto diretto sulla mobilità urbana di diverse grandi città. Il MIT ha assicurato di aver emesso circa 50.000 contrassegni su oltre 40.000 richieste — quasi il 60% delle quali arrivate negli ultimi dieci giorni prima della scadenza — ma i numeri non tornano, e il rischio di ricorsi a cascata appare tutt'altro che remoto.
Se il Codacons attacca da un lato, Assoutenti alza la voce dall'altro. L'associazione dei consumatori punta il dito contro un numero complessivo di sanzioni giudicato ancora irrisorio rispetto alla reale mole di infrazioni presenti nelle città italiane. Secondo Assoutenti, la sicurezza dei pedoni e degli stessi conducenti deve rappresentare una priorità assoluta per le amministrazioni, e l'attuale livello di controlli non è sufficiente a garantire il pieno rispetto della normativa appena varata. Un'accusa che va a colpire le stesse Motorizzazioni Civili, letteralmente sommerse dalle richieste di regolarizzazione arrivate negli ultimi giorni e incapaci di smaltire le pratiche in tempi brevi. Il risultato è che molti utenti, pur avendo presentato regolare domanda per ottenere l'identificativo, scelgono di circolare ugualmente, sfidando i controlli per non rinunciare al proprio mezzo di trasporto quotidiano.
A complicare ulteriormente il quadro, due criticità di natura molto diversa che rischiano di trasformare l'adempimento burocratico in un percorso a ostacoli. La prima è fisico-tecnica: il contrassegno è un adesivo con microtagli antifurto progettati per frammentarlo in caso di rimozione forzata, il che significa che se l'utente lo posiziona in modo errato alla prima applicazione e tenta di staccarlo per correggere il posizionamento, l'adesivo si distrugge irrimediabilmente, costringendo a ricominciare l'intera procedura — e a pagare nuovamente la spesa complessiva di circa 35-36 euro tra bollo, diritti e spese amministrative.
La seconda è normativa: poiché l'obbligo di assicurazione per la responsabilità civile — con massimale minimo di 7,8 milioni di euro — è stato posticipato al 16 luglio, per due mesi i monopattini circolano regolarmente identificati ma privi di qualsiasi copertura per i danni a terzi. Un paradosso tutto italiano.
Fonte: ildolomiti.it , Roma Today, Milano Today
Foto: ANSA