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Dal 14 dicembre 2024, con l'entrata in vigore della legge 177/2024, i monopattini elettrici sono ufficialmente soggetti a due nuovi obblighi: contrassegno identificativo adesivo (il cosiddetto "targhino") e copertura assicurativa RC. La prima scadenza è fissata al 16 maggio 2026 per il contrassegno; per l'assicurazione, invece, è arrivato uno slittamento al 16 luglio, su indicazione di una circolare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il quadro normativo è definito — almeno sulla carta — ma la sua applicazione pratica si sta rivelando più complicata del previsto.
La procedura per adeguarsi si articola in tre fasi sequenziali, e saltarne una compromette le successive.
1. Richiedere il contrassegno tramite il Portale dell'Automobilista, seguendo la procedura online, oppure rivolgendosi a un'agenzia pratiche auto. Il costo complessivo per chi procede autonomamente si aggira sui 35 euro, tra produzione del targhino, bollo e diritti di Motorizzazione.
2. Fissare un appuntamento presso gli uffici della Motorizzazione Civile per il ritiro fisico del contrassegno. Ed è qui che il sistema mostra la prima crepa: i calendari sono già pieni, senza slot disponibili entro il 16 maggio. Il Ministero dei Trasporti assicura di «non avere evidenza di blocchi strutturali», ma la realtà segnalata dagli utenti che cercano prenotazioni senza successo racconta un'altra storia.
3. Installare il contrassegno sul mezzo secondo le indicazioni ministeriali: posizione visibile e stabile, sul parafango posteriore o, in sua assenza, sul piantone dello sterzo, nel rispetto dei criteri di orientamento e leggibilità previsti.
Una volta dotati del targhino, si passa alla stipula della polizza assicurativa. Qui si annida il rischio di un errore comune: molte coperture reperibili online includono i monopattini elettrici tra i mezzi assicurati, ma spesso si tratta della responsabilità civile del capofamiglia, non di una vera RC auto.
L'obbligo di legge si assolve esclusivamente con una polizza conforme all'articolo 2054 del Codice civile, dotata dei massimali previsti per i veicoli a motore. Chi si accontenta di una copertura generica potrebbe ritrovarsi tecnicamente fuori norma.
Sul fronte del 16 luglio, rimane un punto interpretativo aperto: la circolare del Mimit citata per lo slittamento si rivolge esplicitamente alle compagnie assicurative, indicando loro entro quando dovranno offrire le polizze conformi. Non menziona direttamente gli utenti finali. Un'ambiguità su cui si attendono ulteriori chiarimenti ufficiali, per capire se il rinvio tuteli anche chi non riesce ancora a trovare una polizza adeguata sul mercato.
Le difficoltà di questi mesi derivano dalla necessità di costruire da zero banche dati e infrastrutture amministrative che non esistevano. Un percorso graduale, per forza di cose, ma che ha lasciato molti utenti in una zona grigia: chi si è mosso per tempo stipulando polizze prima dei chiarimenti normativi potrebbe dover verificare se la copertura sottoscritta risponda davvero ai requisiti di legge.
Nel frattempo, la data del 16 maggio per il targhino non è slittata e trovare un appuntamento in Motorizzazione quando mancano già pochi giorni si preannuncia un'impresa.