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Si è parlato tanto di moto e di Giro, in questi giorni. Le moto trasportano fotografi, operatori tv e moto-cronisti, sono indispensabili per accompagnare e raccontare il ciclismo su strada. Spesso anche per l’assistenza ai corridori. Ma ora si è riaccesa una polemica: secondo diversi addetti ai lavori, le moto sono troppo vicine ai corridori e in qualche caso li avvantaggiano influenzando il risultato finale.
I primi a lamentarsi sono stati i ciclisti stessi, soprattutto coloro che non avrebbero beneficiato dell’effetto scia. Il tema è tornato attuale dopo la quindicesima tappa del Giro d’Italia del 24 maggio con l’arrivo a Milano: a vincere a sorpresa fu il norvegese Dversnes Lavik, in fuga dai primi chilometri con altri tre corridori. I quattro fuggitivi hanno resistito alla rimonta del gruppo e lo statunitense Warbasse, sicuro che il gruppo tirava al massimo delle possibilità, li ha accusati: “erano stanchi, sono riusciti a resistere alla nostra rimonta solo con l’aiuto delle moto”.
Cosa c’è di vero? Chiaro che la moto può creare vantaggi a chi la segue, gli effetti della scia possono farsi sentire nel ciclismo su strada moderno, dove l’aerodinamica ha un ruolo centrale. Ma in realtà le moto si piazzano dove lo stabiliscono i regolatori e i direttori di corsa, nessuno le vuole troppo vicine anche perché l’incidente è sempre possibile.
Secondo le linee guida dell’UCI, l’unione ciclistica internazionale, le moto dovrebbero filmare i ciclisti lateralmente o da tre quarti. Però magari succede che sono i corridori a cercare la scia delle moto, cambiando di colpo la linea come accadde nel Giro delle Fiandre del 2020, quando il belga Wout van Aert rimase così vicino a una moto che il francese Alaphilippe (che al momento sbagliato era coperto) la tamponò violentemente.
Ci sono studi studi sul tema? Pochi. L’esperto di aerodinamica Berto Blocken (ex consulente per una delle squadre più forti) dice che un ciclista che va a 54 chilometri orari guadagna 12,7 secondi a chilometro se si trova due metri e mezzo dietro a una moto; i secondi diventano 1,6 al chilometro se la distanza è di 50 metri. Un vantaggio minimo, che però potrebbe diventare significativo se proiettato su ore di gara.
Naturalmente chi si lamenta dell’influenza delle moto è, di solito, chi la gara non l’ha vinta. Però è vero che nel regolamento c’è una zona grigia: non sono previste le distanze precise. Qualcuno, per arginare il problema, propone di usare altri tipi di telecamere, magari soltanto quelle fisse sulle salite più importanti o quelle montate sulle biciclette. O addirittura i droni. Leggiamo sul Post che l’organizzatore del Giro delle Fiandre ha provato a ridurre il traffico attorno ai corridori limitando il numero dei fotografi. E sul cruscotto delle moto è stata installato un radar abbinato a una luce rossa: per accelerare e andar via quando alle spalle del pilota sta arrivando un ciclista.
Abbiamo sentito Vito Mulazzani, motociclista e storico collaboratore di RCS Sport, regolatore di corsa per tanti anni al Giro e sulle più importanti gare italiane. E’ tutt’ora sul Giro, a 78 anni, per realizzare dei servizi, in questo momento è ad Andalo. Mulazzani nega che il problema sia reale: è il frutto del malcontento.
“Faccio una premessa: il ciclismo è sempre stato considerato lo sport dei poveri, in Italia corriamo dappertutto e nessuno ha mai pagato niente. Ebbene, adesso devono cominciare a pagare anche i ciclisti che vengono al Giro. Ecco dove nascono le lamentele”.
Cosa è cambiato?
“La direzione della Gazzetta dello Sport non esiste più, ora sembra che comandi l’UCI: sono venuti a comandare in casa nostra. Anni addietro qualcuno ha firmato un documento che dà all’UCI la piena responsabilità di tutto. Ora l’ultima parola è dei francesi. Magari vuoi organizzare i mondiali in Italia, ti servono dieci o quindici milioni, ti preoccupi di trovare i soldi con gli sponsor, vuoi ospitarli all’arrivo e poi arriva UCI che dice: queste mille sedie qui all’arrivo sono mie. E tu devi cedere…”.
E dunque il problema delle moto non è reale?
“Sono tutte balle. Un allarme esagerato: il motociclista è preparato, il fotografo si sa comportare da fotografo, la scia davvero non esiste: è una esagerazione. Sento dire delle sciocchezze, che una moto in discesa può fare da riferimento per il corridore anche a 50 metri di distanza… Una polemica fasulla: è impossibile stare 50 metri davanti, magari il ciclista professionista stacca a 15 metri dalla curva e noi a 50…”
Ma può essere calata l’attenzione dei motociclisti al Giro?
“I motociclisti al giro possono essere calati di qualità. Diciamo che purtroppo, essendo forse anche mal pagati, il livello può essere un po’ sceso. Ma non parliamo di collaborazioni nascoste o di incidenti provocati dai motociclisti, perché gli incidenti sulla strada capitano sempre, ci sono tante variabili e poi l’errore umano… E’ sempre successo”.