Dodici anni a Castellucci in primo grado per il crollo del Ponte Morandi

Dodici anni a Castellucci in primo grado per il crollo del Ponte Morandi
Condannati diversi ex dirigenti di Autostrade per l'Italia, di Aspi, Spea Engineering e del ministero dei Trasporti. Soddisfatti i parenti delle vittime, ma gli avvocati degli imputati hanno annunciato ricorso
17 luglio 2026

Il tribunale di Genova ha condannato a dodici anni di carcere Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato nel processo di primo grado per il crollo del ponte Morandi del 14 agosto del 2018, quando morirono 43 persone. Gli imputati nel processo erano 57e le condanne sono state 32: vari i reati tra cui crollo colposo, omicidio colposo e omicidio stradale. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro tre mesi.

Tra gli imputati c’erano diversi ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia (ASPI) e Spea Engineering, le due società che avrebbero dovuto tenere sotto controllo lo stato del ponte e commissionare interventi di manutenzione. Michele Donferri (manutenzioni di ASPI) è stato condannato a undici anni di carcere, i due ex dirigenti di Spea Maurizio Ceneri ed Emanuele De Angelis a 10 anni. Tra gli altri imputati, è stato condannato a 5 anni di reclusione anche l’ex direttore della vigilanza sulle concessioni del ministero dei Trasporti, Mauro Coletta. Perché anche il ministero aveva le sue responsabilità.

La procura aveva chiesto per Castellucci una condanna a 18 anni e 6 mesi di reclusione: in carcere per altra strage, non si è collegato in video per la lettura della sentenza. I suoi avvocati hanno già annunciato ricorso. La tesi dell’accusa era che buona parte degli imputati fosse a conoscenza dei segnali di degrado della struttura e quindi della possibilità del crollo, ma che non abbia fatto nulla per evitarlo, per far risparmiare all’azienda i costi delle manutenzioni e ottenere più profitti.

Mercoledì l’attuale amministratore delegato di ASPI, Arrigo Giana, ha pubblicato sul Secolo una lettera di scuse, ma Egle Possetti, presidente del comitato “Ricordo Vittime Ponte Morandi”, fondato tre mesi dopo il crollo, ha dichiarato che le scuse «andavano fatte a suo tempo. Il crollo del ponte era evitabile e chi ha sbagliato è stato condannato”.

Cosa accadde e poi il processo

Il 14 agosto del 2018, alle 11:36, uno dei tre piloni che sostenevano il ponte Morandi di Genova crollò trascinando con sé un tratto di strada lungo circa 200 metri e crollò sul torrente Polcevera, sui binari ferroviari e sopra alcuni capannoni. Almeno una trentina di veicoli si trovavano sul tratto crollato. Morirono 43 persone.

Le indagini sono durate quasi quattro anni. Il processo era iniziato il 7 luglio del 2022. Furono rinviati a giudizio 57 imputati, mentre le due società, ASPI e Spea Engineering, patteggiarono versando circa 30 milioni di euro, e furono escluse dal processo penale. Quasi tutti i familiari delle vittime hanno accettato un risarcimento da parte di ASPI, cosa che ha impedito loro, per regolamento, di costituirsi parti civili al processo.

Nel frattempo ASPI aveva cambiato proprietà: nel 2021 la holding Atlantia, il cui socio di riferimento è la famiglia Benetton, cedette le sue quote per 8,2 miliardi di euro a Cassa Depositi e Prestiti, società finanziaria controllata per l’83 per cento dal ministero dell’Economia.

La difesa di Castellucci e quelle di molti altri imputati si erano basate sulla tesi di un “vizio occulto”, cioè un difetto nella costruzione del ponte, risalente agli anni Sessanta. Nell’agosto del 2020 è stato inaugurato il viadotto che l’ha sostituito, il “Genova San Giorgio” progettato dall’architetto e senatore a vita Renzo Piano.

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