Processo Ponte Morandi: a un passo dalla sentenza

Processo Ponte Morandi: a un passo dalla sentenza
Giovedì 16 luglio 2026, si scrive una pagina di storia giudiziaria e umana che l'Italia intera aspetta da quasi otto anni.
15 luglio 2026

Parliamo della sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi, quel viadotto della A10 che il 14 agosto del 2018 ha causato la morte di 43 persone innocenti, spezzando una città e ferendo a morte l'intero Paese.
 

Dietro alla decisione che i tre giudici del Tribunale di Genova prenderanno domani, per quello che è stato definito uno dei processi più importanti della storia recente d'Italia, c'è stato un lavoro immenso, basta dare un'occhiata ai numeri:

284 udienze spalmate su quasi quattro anni di dibattimento in aula.
57 imputati alla sbarra, tra ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia (Aspi), Spea (la società che si occupava dei monitoraggi) e dirigenti del Ministero dei Trasporti.
Oltre 12 terabyte di file, intercettazioni, perizie e documenti accumulati in 332 faldoni.
Quasi 400 anni di carcere complessivi chiesti dall'accusa per 56 dei 57 imputati.

La richiesta di pena più pesante, ben 18 anni e sei mesi di reclusione, riguarda l'ex amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci. L'impianto accusatorio dei pubblici ministeri è pesantissimo: l'accusa sostiene che per anni sia stata portata avanti una politica sistematica di tagli alle manutenzioni ordinarie e straordinarie. In parole povere, si sarebbe risparmiato sulla sicurezza del ponte per massimizzare i profitti da ridistribuire agli azionisti.

Oggi, mercoledì 15 luglio, a poche ore dalla camera di consiglio, è arrivato un colpo di scena che sta facendo molto discutere. La nuova proprietà e il nuovo management di Autostrade per l’Italia hanno deciso di rompere il silenzio con una lettera ufficiale firmata dall'amministratore delegato Arrigo Giana.

"In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado [...] con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime. Nel tempo che seguì il crollo, continuavo a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell'accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia."

Parole forti, necessarie, che arrivano però dopo otto anni di silenzio e di battaglie legali. C'è chi le ha accolte come un atto di onestà intellettuale di un’azienda che oggi è profondamente cambiata, e c'è chi, inevitabilmente, ne nota la tempistica a ridosso del verdetto dei giudici.

 

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