Harley-Davidson e Trump la storia infinita. Capitolo 4: L'anatema finale
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Harley-Davidson e Trump La storia infinita Capitolo 4: L'anatema finale

di Maurizio Gissi
Lo ha insegnato l’industria dell’automobile: stringere accordi internazionali e delocalizzare. Un processo già in atto e che Harley-Davidson sta accelerando, guardando a Europa e Cina, per rispondere alla guerra dei dazi
24 giugno 2019
Harley-Davidson e Trump, la storia infinita. Capitolo 1: Delocalizzare, sì o no?
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Harley-Davidson e Trump, la storia infinita. Capitolo 3: Europa, il terzo incomodo
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La politica protezionistica, come abbiamo visto, non ha avvantaggiato la Harley-Davidson in casa propria poiché - a differenza di un tempo ormai remoto – la marca americana riesce a fronteggiare la concorrenza internazionale con l’autenticità, la qualità e la forza storica dei sui prodotti.

Giusto un anno fa, siamo a giugno 2018, i vertici Harley-Davidson informarono che i dazi su acciaio e alluminio avrebbero avuto un'incidenza media sul costo al pubblico delle sue moto di circa 2.000 euro.
Per aggirare il problema Harley-Davidson programmò entro i successivi 18 mesi di aumentare la produzione e l’assemblaggio delle sue moto moto negli impianti in India (dove vengono costruite attualmente le 500 e le 750 raffreddate a liquido), Brasile e Australia.

La strategia di potenziare i siti produttivi all’estero era, ed è, giustificata anche dalla necessità di incrementare la presenza in aree di sviluppo motociclistico; tanto più che negli USA, prima ancora che in Europa, il problema del ricambio generazionale dei clienti Harley-Davidson assume dimensioni serie in prospettiva di breve termine considerata l’età media elevata degli appassionati del marchio americano.

Un anno fa le ripercussioni delle contromisure ai dazi voluti da Trump erano valutati in un costo aggiuntivo per Harley-Davidson di 100 milioni di dollari.

Appresa la notizia del programma H-D di potenziare la produzione fuori dagli USA, il presidente Donald Trump twittò parole di fuoco scrivendo che «Una Harley-Davidson non dovrebbe mai essere costruita in un altro Paese, che i suoi dipendenti e i clienti sono già molto arrabbiati e se si trasferiranno sarà l'inizio della fine. Arrendendosi e abbandonando la lotta, l'aura sparirà per sempre e Harley-Davidson sarà tassata come non mai».

Matt Levatich poco dopo questa severa critica volle rassicurare dipendenti e rete vendita con una comunicazione in cui accusava il Presidente di diffondere informazioni errate: «Siamo protagonisti di una forte discussione politica sul commercio equo. Continuano a circolare informazioni errate su questo problema».

Harley-Davidson si trova insomma stretta in una guerra commerciale UE-USA che ha visto le tariffe di importazione salire in poco tempo dal 6 al 31% e, se non ci saranno cambiamenti su questo fronte, il rischio è che le tasse saliranno addirittura al 56-66% nei prossimi due anni. Significa che H-D deve pensare a un piano B se non vuole perdere terreno.

Una volta tanto, nell’alternanza di posizioni che non di rado lo distingue, il presidente Trump ha preso le difese di Harley-Davidson. E accaduto a fine aprile, dopo il calo patito da H-D nel primo trimestre 2019: -26% nel fatturato e (diminuito a 1,38 miliardi di dollari) e nei profitti (da 175 a 128 milioni di dollari).

In un tweet Trump ha scritto: «Harley-Davidson ha dovuto lottare con i dazi UE, pagando il 31%. Ha dovuto spostare la produzione all’estero per rimediare ad alcuni di questi dazi che l’hanno colpita e che saliranno ancora. E’ ingiusto nei confronti degli Stati Uniti. Noi faremo altrettanto».

Intervistato nel programma “Squawk Alley” della rete americana CNBC. Levatich ha detto che i dazi sono la ragione per cui si sta valutando di produrre in Thailandia le H-D da vendere in Europa. E se questo non dovesse funzionare c’è l’ipotesi di un investimento produttivo direttamente in Europa. L’Europa, ha detto, "è il maggiore problema e assorbe 100 milioni di dollari all’anno solo per sostenere le vendite". Un sacrifico fatto per non perdere quote di mercato aspettando le prossime piattaforme di veicoli e il lancio imminente dell’elettrica LiveWire.

Un anno fa è stato annunciato il programma More Roads che prevede l’arrivo di cento novità entro il 2027, l’aumento del 50% delle esportazioni e la creazione di due milioni di nuovi clienti H-D.

Nei piani di Milwaukee c’è un impianto produttivo in Europa, per la serie elettrica e non solo, si parla di altri modelli di cilindrata media e medio piccola da costruire in India e non più tardi di una settimana fa è stato comunicato un accordo con la cinese Qianjiang Motorcycle Company Limited (proprietaria anche di Benelli) finalizzato allo sviluppo e alla commercializzare di modelli di piccola cilindrata “premium small displacement motorcycles” dedicati - almeno all’inizio - ai mercati asiatici. Una lunga storia che, per ora, termina qui.
(Fine)

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