Guerra in Iran: benzina oltre i 2 euro al litro? Ecco cosa rischiamo alla pompa (e non solo)

Guerra in Iran: benzina oltre i 2 euro al litro? Ecco cosa rischiamo alla pompa (e non solo)
La paralisi dello Stretto di Hormuz da cui transita quasi un terzo del petrolio mondiale via mare potrebbe avere molto presto delle conseguenze anche alle nostre pompe di benzina con aumenti fino a 30, 40 centesimi al litro e prezzi che rischiano di lievitare velocemente
2 marzo 2026

C'è un lembo di mare largo appena una quarantina di chilometri che forse pochi italiani saprebbero indicare con precisione su una cartina, eppure è uno dei luoghi più determinanti per il prezzo di tutto: dalla benzina che mettiamo nel serbatoio alla bolletta del gas. Si chiama Stretto di Hormuz, e da sabato 28 febbraio 2026 è di fatto paralizzato.

L'operazione militare "Epic Fury" — l'attacco congiunto USA e Israele contro l'Iran, partito alle 7:30 ora italiana — ha innescato una reazione immediata nei flussi petroliferi globali. Grandi compagnie come MSC, CMA CGM e Hapag-Lloyd hanno già ordinato alle proprie navi di dirigersi verso porti sicuri, sospendendo le prenotazioni per la regione. Secondo dati Reuters e Marine Traffic riportati da Al Jazeera, almeno 150 petroliere hanno gettato l'ancora nel Golfo Persico, in attesa di capire come evolve la situazione.

Quanto petrolio è già bloccato?

Per capire la portata del problema, bastano pochi dati. Attraverso Hormuz transitano ogni giorno tra i 13 e i 20 milioni di barili di greggio, pari a circa il 31% dei flussi globali di petrolio via mare. Da lì escono le forniture di Iran, Iraq, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Non solo: dallo stesso stretto transita circa il 20-30% del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale, in gran parte dal Qatar.

L'84% di quelle spedizioni è diretto ai mercati asiatici (Cina, India, Giappone, Corea del Sud), ma è chiaro che i mercati internazionali non fanno distinzioni geografiche quando si parla di prezzo del barile: se l'offerta si stringe, il costo sale ovunque, compreso il distributore sotto casa.

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Cosa succederà in Italia

Prima ancora che i missili colpissero l'Iran, il Brent — il petrolio di riferimento per i mercati europei — aveva già superato i 73 dollari al barile, il livello più alto da sette mesi. Era solo l'anticipazione. Con la chiusura di Hormuz, gli analisti stanno già aggiornando le stime al rialzo.

Gli scenari sul tavolo sono essenzialmente tre:

  • Scenario breve e contenuto: il conflitto si risolve rapidamente, le navi riprendono a muoversi entro pochi giorni. Il rialzo del greggio si limita al 10-15%, con effetti temporanei e tutto sommato gestibili alla pompa.
  • Scenario intermedio: guerra prolungata ma senza blocco definitivo dello stretto. Rystad Energy stima un aumento del greggio tra i 5 e i 20 dollari al barile. Tradotto in italiano: qualche centesimo in più al litro, nel giro di un paio di settimane.
  • Scenario peggiore: Hormuz rimane chiuso a lungo. Il barile potrebbe superare i 100 dollari secondo Tortoise Capital, con punte teoriche fino a 130. In questo caso, il prezzo della benzina verde in Italia — oggi intorno a 1,70-1,75 euro al litro — potrebbe subire rincari nell'ordine dei 30-40 centesimi al litro.

Non possono aumentare la produzione gli altri?

La domanda può sembrare lecita. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti dispongono di oleodotti alternativi che "scavalcano" Hormuz. Il problema è la capacità: secondo il Center for Strategic and International Studies, questi bypass possono gestire al massimo 3,4 milioni di barili al giorno — una quota ben lontana dai volumi normalmente in transito nello Stretto.

L'OPEC+ si è riunito domenica 1° marzo, ma in uno scenario così fluido è probabile che i Paesi del cartello stiano aspettando di capire l'evoluzione prima di muoversi. Difficile accelerare la produzione quando non si sa ancora quanto durerà il conflitto.

Il rischio dell'effetto domino

C'è un aspetto che non possiamo di certo trascurare, ovvero che il problema non riguarda solo il carburante che già da solo ha comunque conseguenze su qualsiasi altro consumo. Attraverso Hormuz passa anche una quota rilevante del GNL globale, quello che finisce nelle centrali elettriche e nei sistemi di riscaldamento di mezzo mondo. Un blocco prolungato farebbe impennare anche i prezzi del gas naturale, con conseguenze dirette sulle bollette domestiche italiane — già sensibili a qualsiasi tensione internazionale, come insegnano i precedenti del 2021-2022.

Fra quanto sentiremo l'effetto?

In Italia, i prezzi alla pompa non reagiscono all'istante alle quotazioni internazionali: ci sono raffinerie, contratti a lungo termine, accise e margini della distribuzione che smorzano e ritardano l'impatto. Tipicamente, un rialzo sostenuto del greggio si traduce in aumenti visibili nel giro di 1-3 settimane.

L'elemento interessante — e forse non casuale — è che l'attacco è scattato di sabato, a mercati chiusi. Probabilmente Washington contava di gestire la situazione prima della riapertura del lunedì. Al momento però non sappiamo quanti giorni potrà durare la risposta dell'Iran e quali altri conflitti potrebbero innescarsi. Se non sarà "una guerra lampo" gli schermi delle Borse e i tabelloni dei distributori parleranno chiaro nei prossimi giorni.