Caro autostrade: Altroconsumo rivela quelle che costano di più

Caro autostrade: Altroconsumo rivela quelle che costano di più
L'indagine dopo gli aumenti scattati il primo giorno 2026
14 gennaio 2026

Come tradizione, il primo giorno del nuovo anno regala buoni propositi, magari qualche mal di testa per chi ha esagerato con i brindisi alla mezzanotte ma soprattutto significa, per chi usa una moto o un'autovettura, il rincaro automatico delle tariffe autostradali, adeguati secondo il calcolo dell'inflazione.

Non proprio una bella modalità per tornare alle normali attività di lavoro, ma ormai è una prassi.

E proprio partendo dall'aumento delle tariffe, Altroconsumo ne ha esaminato l'impatto su quasi quaranta tratte autostradali, scoprendo che si tratta di rincari medi contenuti, ma dai costi molto diversi a seconda dei chilometri percorsi e delle aree del Paese, con un impatto maggiore per chi viaggia ogni giorno.

L'aumento medio, comunicato dal Ministero dei Trasporti, è stato dell’1,5%, pari proprio all’indice di inflazione programmata per l’anno appena cominciato, ma l'indagine restituisce un quadro articolato: i rincari non sono uniformi e colpiscono in modo diverso a seconda delle aree e delle tratte.

E se l’aumento medio rilevato dell’1,1% può apparire contenuto, va letto tenendo conto di tariffe già elevate e dell’uso frequente dell’autostrada da parte di pendolari e lavoratori.

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1 euro al mese

Nella maggior parte dei casi rilevati, gli aumenti si traducono in 10 o 20 centesimi in più a tratta: accade così, per collegamenti molto utilizzati nel Nord Italia, come Dalmine-Milano Est, Bergamo-Milano Est o Trento Nord-Bolzano Sud, dove i rincari percentuali superano il 2%.

Anche sulla tratta Agrate Brianza-Milano (A4) l’aumento percentuale risulta più elevato, ma va letto con cautela: si tratta infatti di un collegamento molto breve, dove un incremento di 10 centesimi – su prezzi arrotondati al decimo – produce automaticamente una variazione percentuale più marcata, senza che questo rappresenti un aggravio particolarmente significativo in valore assoluto.

L'impatto per chi viaggia ogni giorno

L'analisi, però, diventa più interessante se si considera chi sono gli abituali frequentatori di quel tratto: i pendolari sui quali tale importo pesa di più vista la frequenza con cui percorrono quell’autostrada.

Il problema, infatti, emerge soprattutto nel medio-lungo periodo: un incremento di dieci o venti centesimi appare trascurabile se considerati singolarmente, ma diventa rilevante su base annua per chi utilizza l’autostrada ogni giorno.

Pendolari, lavoratori e piccoli operatori economici si trovano a fare i conti con una spesa complessiva più alta, spesso senza reali alternative di trasporto pubblico efficienti, soprattutto su alcune direttrici extraurbane.

Un indicatore utile per valutare il peso dei pedaggi è il costo ogni 100 km, che consente di confrontare tratte di lunghezza diversa: Altroconsunmo lo ha fatto dividendo il costo del pedaggio per la lunghezza della tratta considerata e moltiplicando il risultato per 100.

Messa così, l’indagine rivela diverse situazioni critiche: la tratta Novara Est-Milano Ghisolfa supera i 14 euro ogni 100 km, mentre la Torino Rondissone-Novara Ovest si avvicina a tale soglia; anche in diverse tratte di Lazio, Campania e lungo l’Adriatico il costo supera stabilmente i 10 euro ogni 100 km, livelli che collocano molte autostrade italiane tra le più care d'Europa, indipendentemente dagli aumenti entrati in vigore nel 2026.

Va poi sottolineato come circa un terzo delle tratte analizzate non registri alcun aumento nel 2026: è il caso di diversi collegamenti nel Nord-Ovest, nel Centro Italia e soprattutto in Sicilia, dove alcune autostrade restano gratuite.

Il risultato, sottolinea Altroconsumo, è un sistema tariffario poco omogeneo, con forti differenze territoriali che non sempre sembrano legate alla qualità dell’infrastruttura o ai servizi offerti agli utenti.

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