Aziende

Ducati for Education: 11 anni di progetti e un grande futuro

- Una collaborazione di grande successo, sempre più stretta, fra azienda, istituzioni e territorio. Un percorso completo per avvicinare i giovani alle eccellenze della Motor Valley

Undici anni. Tanti ne sono passati da quel lontano 2006 in cui è nata Fondazione Ducati. Un'era geologica, se vogliamo, in uno scenario come quello attuale: da allora a oggi la stessa Ducati ha cambiato proprietà e assetto aziendale, c'è passata in mezzo una terribile crisi economica non ancora del tutto risolta, ma l'azienda ha saputo mantenere la propria identità e, nello specifico, tenere fede attraverso la Fondazione a quei principi, a quegli obiettivi, che si era posta undici anni fa.

Museo e patrimonio storico, education e sicurezza stradale: tre obiettivi che Ducati e Fondazione Ducati hanno perseguito e continuano a perseguire. Lasciando da parte per un attimo la sicurezza stradale - che rimane comunque un focus dell'azienda, se è vero com'è vero che la Safety Road Map sta proseguendo con determinazione, come dimostra il test svoltosi al CES questa settimana - l'occasione dell'incontro svoltosi oggi nel teatro dell'Auditorium della Casa di Borgo Panigale è stata quella di fare il punto sulle attività svolte in collaborazione con il territorio e le istituzioni.

Il parterre della conferenza. Da sinistra Claudio Domenicali, Amministratore Delegato Ducati Motor Holding, Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema educativo di Istruzione e Formazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Elena Ugolini, Consigliere Education della Fondazione Ducati e Preside del Liceo Malpighi di Bologna, Stefano Bonaccini, Presidente della regione Emilia Romagna, Francesco Ubertini, Magnifico Rettore Università di Bologna
Il parterre della conferenza. Da sinistra Claudio Domenicali, Amministratore Delegato Ducati Motor Holding, Carmela Palumbo, Capo Dipartimento per il sistema educativo di Istruzione e Formazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Elena Ugolini, Consigliere Education della Fondazione Ducati e Preside del Liceo Malpighi di Bologna, Stefano Bonaccini, Presidente della regione Emilia Romagna, Francesco Ubertini, Magnifico Rettore Università di Bologna

A fare gli onori di casa, naturalmente, l'Amministratore Delegato Claudio Domenicali, comprensibilmente orgoglioso del successo delle iniziative. Perché, come ha detto lui stesso, se Ducati non si è mai mossa dalla sua sede storica è perché ha saputo creare un legame forte con il territorio, un rapporto stretto con le istituzioni e, grazie certamente ad investimenti importanti e interlocutori altrettanto attenti e lungimiranti, ha saputo diventare parte integrante di quella Motor Valley che oggi rappresenta uno dei fiori all'occhiello di una Regione esempio di ciò che in Italia funziona.

«In questo momento storico, dove la drammatica evoluzione tecnologica sta permettendo di trasmettere sempre crescenti quantità di dati e informazioni, ovunque nel pianeta a tempo zero e costo zero, l’elemento che a mio avviso può più di ogni altro permettere a territori e nazioni di mantenere una indipendenza culturale ed economica è la conoscenza».

In sostanza, la delocalizzazione ormai è alla portata di tutti, e quindi la collocazione, il mantenimento delle radici sul territorio sono frutto di scelte precise e determinate. Ma se è vero che è quasi impossibile mantenere integralmente una manifattura sul territorio italiano, lo è altrettanto che con le giuste strategie, la creazione, la definizione del prodotto e la mente di un'azienda può rimanere italiana. Magari fungendo da esempio e stimolo ad altri.

Tutte le iniziative portate avanti da Fondazione Ducati nel contesto di questo progetto hanno definito un percorso capace di coprire buona parte dell'excursus formativo italiano, dalle scuole medie fino all'università. Già nel 2008, due anni dopo la fondazione, è nata Fisica in Moto, dedicato agli studenti delle scuole medie e superiori. Nel 2011 è stato il turno della Summer School, dedicato ai ragazzi delle scuole superiori così come il progetto DESI (Dual Education System Italy) nato dall'esperienza della Casa madre in Germania e declinato con successo sul territorio italiano.

Con l'anno accademico 2015 è nato il primo Corso di laurea in Ingegneria del Motoveicolo, che prima dell'impegno di Fondazione Ducati - sembra incredibile - non esisteva presso l'ateneo bolognese. E poi, nel 2016, il progetto Opus Facere, che coinvolge più di 10.000 studenti provenienti da 10 scuole del territorio, in cui Ducati recita un ruolo di primaria importanza nelle operazioni di alternanza scuola-lavoro.

E poi, nel 2017, il MUNER (Motorcycle University Emilia Romagna) realizzato insieme agli atenei di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, Parma e alle principali case motoristiche della Motor Valley: Lamborghini, Dallara, Ducati, Ferrari, Haas F1 Team, HPE Coxa, Magneti Marelli, Maserati e Toro Rosso. MUNER prevede sei percorsi di laurea inter-ateneo e internazionali interamente in lingua inglese; i primi due sono stati attivati durante l’anno accademico 2017/2018 con 60 studenti immatricolati. E infine la partnership con Bologna Business School per il primo Global MBA Supercars, Superbikes and Motorsports.

Per poi arrivare al progetto Motostudent, in cui un gruppo di studenti di Ingegneria dell’Università di Bologna, supportati dalla Fondazione Ducati e con l'aiuto dei tecnici della casa motociclistica di Borgo Panigale, hanno conquistato il titolo di Best Rookie 2018 salendo sul podio all'esordio nella categoria riservata alle moto elettriche. Ma ne parleremo dopo.

Comprensibilissimo anche l'orgoglio di Elena Ugolini, Consigliere Education della Fondazione Ducati e Preside del Liceo Malpighi di Bologna, che ha sottolineato i risultati della sinergia fra scuola, università e impresa. Un ringraziamento a Ducati, che ha investito risorse economiche ma anche umane, di competenze e tempo per formare i professionisti di domani.

Ma non solo orgoglio, anche lecita preoccupazione per i dubbi sollevati spesso dalla politica in merito a progetti di questo genere. «Sarebbe un errore terribile mettere in discussione i progetti di alternanza scuola-lavoro». ha raccontato la Ugolini. Credetemi, i ragazzi che tornano dopo le esperienze che abbiamo progettato sono entusiasti. Gli si "accende la lampadina", perché capiscono davvero cosa possono e vogliono fare da grandi!».

 

Altro richiamo all'attualità, nel contesto di un comprensibile orgoglio, per Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna. Che sottolinea come la Motor Valley, di cui Ducati e Lamborghini sono ovviamente protagoniste di primo piano, sia uno dei poli d'attrazione («4 Autodromi internazionali, 7 Case costruttrici, 11 emozionanti musei, 19 suggestive collezioni, 188 team sportivi, 6 centri di formazione specializzati») che hanno determinato il successo dell'Emilia-Romagna, da quattro anni prima regione per crescita in Italia e per esportazioni pro-capite, con numeri di grande rilievo (60 miliardi di euro in esportazioni, per lo più derivanti dal settore meccatronico) che si uniscono alle industrie del turismo e della cultura. Si, abbiamo detto industria della cultura perché, oltre ai musei, il progetto MUNER ha richiamato e richiama studenti da tutto il mondo nelle università emiliane, un fenomeno impensabile solo qualche anno fa.

E veniamo a Motostudent, la parte forse più emozionante del progetto. Perché è inutile negarlo: quando si parla di corse, la passione nasce spontanea. Ce ne ha parlato Pierluigi Zampieri, Innovation Manager di Ducati Motor Holding, che ha seguito in prima persona il progetto inserito nel programma “UniBo Motorsport”.

Un team di 60 studenti, provenienti da sei facoltà (4 studenti di Design, 1 di Economia, 1 di Finanza, 5 di Comunicazione, 1 di Lingue e ovviamente... 48 di Ingegneria) ha realizzato un prototipo di moto elettrica da competizione, progettandola e costruendola da zero con il supporto della Fondazione Ducati. Supporto concretizzatosi non soltanto in termini di investimento economico, ma anche attraverso circa 100 ore del personale della Ricerca e Sviluppo (che con incontri bisettimanali facevano il punto del progetto) o le 210 ore di utilizzo delle macchine utensili, con l'appoggio dell'operatore, per realizzare lo stampo del telaio in fibra di carbonio.

Un impegno che ha dato vita a quattro tesi di laurea, ma anche un progetto di ricerca per la realizzazione di componenti strutturali con tecnologie di Additive Manufacturing, nella fattispecie il forcellone. I ragazzi, come dicevamo, hanno portato a casa un podio all'esordio, il titolo di Best Rookie team, il primato in accelerazione (con un tempo degno di una sportiva endotermica) e nella prova di gimkana sul circuito di Aragon. Se non è questo il modo di creare i reparti corse di domani, non sapremmo davvero quale possa essere...

  • MAXPAYNE IT, Fusignano (RA)

    Applausi,bei progetti e bellissime iniziative.
    E' bene ,spesso e volentieri,ricordare l'italia che funziona,che crea,non solo disgrazie e punti negativi,senno' qua non se ne esce piu'.
    Indubbiamente e' un mondo affascinante ,quello che propone ducati con la sua scuola,credo che pochi giovani ne siano completamente estranei.
    Mi fa' piacere sentire i dati di crescita dell'emilia romagna,essendo io romagnolo,indubbiamente non puo' che inorgoglirmi,la cosa.
    Non mi e' piaciuto molto,invece,il solito discorso sulla delocalizzazione,e "l'accontentarsi",da parte delle dirigenze ,di far rimanere solo le idee ,legate alla propria terra di origine.
    A mio avviso,deve rimanere legato il piu' possibile ANCHE IL LAVORO.
    E' l'unico modo per creare quella ricchezza sul territorio,quei posti di lavoro,quel fattore economia che e' la base per mandare avanti uno stato.
    Per garantire un diritto sacro a ogni cittadino ,che e' il lavoro(oggi se ne parla come fosse un mercato,caxxata atomica,il buon senso prima, la costituzione poi,dicono che il lavoro E' UN DIRITTO),dal quale ricavare la propria vita,a seconda di come si vuol fare,nel limite della legalita',ovviamente.
    La delocalizzazione,invece,accresce le popolazioni e i mercati dove la manodopera e' a basso costo,dove non ci sono regolamentazioni sulla sicurezza del lavoro,dove il costo del lavoro e' ridicolo perche' l'operatore non viene ne' tutelato,ma anzi schiavizzato.
    Mentre il lavoro,l'occupazione,il fare,deve essere una questione GLOBALE e per tutti.
    Non dove si puo' speculare e guadagnare mandando a ramengo capacita',talenti ed economie del paese di origine del prodotto.
    Spesso,per speculare pochi euri,sul prodotto finale.
    Anche ducati non e' immune a questa cosa,con i telai fatti in vietnam,al posto della verlicchi ,azienda italiana,che fra l'altro era dietro l'angolo,come sede produttiva.
    Io queste manovre(le chiamo porcherie),non le tollero e non trovo nessuna giustificazione,se non la speculazione da parte della dirigenza che vuole guadagnare fino all'ultimo centesimo.
    Specie poi,quando usi il made in italy,come tuo cavallo di battaglia.
    Ora non ho la pretesa che ogni singola rondella venga prodotta in italia ,ma almeno le parti vitali della moto,in questo caso,si'.
    Altrimenti non posso piu' considerare italiano,quel prodotto.
    Sono sempre stato contro i mercati globali perche' creano ingiustizie competitive a livello commerciale,e da li' e' un attimo unire speculazione,delocalizzazione,impoverimento del nostro territorio,incertezza sul futuro ecc ecc.
    Fossi in Ducati inizierei a pensare di tenere il massimo della produzione delle proprie moto,in italia,salvo modelli particolari adatti a mercati dall'altra parte del mondo,perche' a dire la buona novella son capaci tutti,ma un conto e' dire,un conto e' FARE.
    E io sono sempre per il fare,il dire e' aria fritta finche' non viene concretizzato nel fare.
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