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Nell'AMA Supercross il tema dei piloti doppiati è tornato prepotentemente al centro della discussione. Dopo la gara di Indianapolis diversi protagonisti hanno alzato la voce, ma il più diretto è stato Eli Tomac, che ha criticato apertamente la gestione del traffico in pista.
Secondo il pilota americano il problema non è legato solo alla velocità dei top rider, ma anche alle differenze sempre più marcate tra team ufficiali e squadre private. Case produttrici contro squadre che utilizzano materiale che, in teoria, tutti possono acquistare. Insomma: Davide contro Golia.
Si dovrebbero bandire i piloti privati? Siamo arrivati al punto di non ritorno in cui i privateer hanno la necessità di un loro cancelletto di partenza e di una gara a loro riservata? Non diciamo sciocchezze.
I doppiati sono sempre esistiti e sempre esisteranno: fanno parte del motorsport. C’è chi è veloce e vince, chi è più lento e perde, e chi va ancora più piano e viene doppiato.
Come in ogni cosa, però, serve un po’ di logica e buon senso. Chiaramente chi è troppo lento non dovrebbe essere ammesso ad alcuni tipi di gare, ma a differenza di ciò che succede nel Mondiale MXGP, in America esistono ancora le qualifiche. Quindi se ti qualifichi, corri.
È anche vero che il livello dei primissimi oggi è astronomico e che le finali del Supercross sono di 20 minuti + 1 giro, quindi almeno sei o sette giri più lunghe rispetto a dieci anni fa, quando le finali duravano solo 20 giri. Ed è proprio negli ultimi giri che i più forti fanno la differenza e il gap diventa ancora più importante. Se poi prendiamo come esempio il Supercross, dove le piste sono strette, tortuose e molto tecniche, il problema si amplifica ulteriormente.
Tomac, tra tutti i top rider presenti alla conferenza post gara di Indianapolis, è quello che si è esposto di più, anche perché ha perso la gara e ha rischiato per ben due volte di cadere a causa di piloti più lenti. Il tema dei doppiati è esploso definitivamente proprio dopo la gara di Indianapolis, quando Tomac ha raccontato di aver perso molto tempo nel traffico e di aver rischiato addirittura di essere steso da un pilota più lento.
Toamc ha aggiunto che su piste con giri sotto i 50 secondi avere troppi piloti al cancelletto crea differenze di ritmo enormi e situazioni imprevedibili, soprattutto nei salti e nelle sezioni ritmiche. Alle sue parole si è unito anche Cooper Webb, che ha chiesto misure più severe. La sua proposta è semplice: introdurre multe economiche invece dei classici punti di penalità, così da responsabilizzare maggiormente chi ostacola i leader. Anche Hunter Lawrence ha parlato di piloti recidivi, mentre il privato Cole Thompson ha risposto con ironia, ricordando le difficoltà dei piloti indipendenti, spesso costretti a correre senza meccanici e con budget minimi.
Il problema non riguarda solo il Supercross. Nel mondiale motocross, durante la qualifica dell’MXGP of Argentina, anche Tim Gajser ha rischiato grosso dopo una collisione con un doppiato su un salto.
Quindi come fare? Obbligare i doppiati a lasciare il tracciato dopo il doppiaggio? Va bene, ma innanzitutto una gara non è mai finita fino alla bandiera a scacchi. Una soluzione del genere priverebbe questi piloti della possibilità di giocarsi piazzamenti migliori. E poi chi lo spiega agli sponsor, che pagano migliaia di dollari per avere visibilità sulle moto?
Webb suggerisce le multe. Facile parlare quando si è un tre volte campione Supercross che guadagna milioni di dollari ogni anno, mentre i privati spesso, purtroppo, sopravvivono con i premi gara. Multarli significherebbe togliere loro parte del poco guadagno che riescono a ottenere.
Il vero problema è che spesso a ostacolare le operazioni di doppiaggio sono sempre quei due o tre piloti. E allora, invece di fare di tutta l’erba un fascio o creare regole poco chiare e improvvisate, non sarebbe il caso di penalizzare proprio questi piloti?
Prima un avviso, poi la squalifica. E se il comportamento si ripete, magari anche una gara di stop o provvedimenti simili. È giusto che tutti corrano, a maggior ragione se si qualificano, ma allo stesso tempo non si deve sottovalutare la sicurezza di tutti, top rider compresi.