Gaia Oddo, da Taggia al mondiale di cross: l'ex calciatrice col 47 si racconta

Gaia Oddo, da Taggia al mondiale di cross: l'ex calciatrice col 47 si racconta
  • di Emanuele Pieroni
Dalla prima volta in sella a 15 anni ai giri fatti alla ruota di Chiara Fontanesi, con Tony Cairoli e Valentino Rossi come idoli, un sogno immenso in testa e piedi ben piantati per terra, la pilota ligure è una delle speranze del cross italiano in rosa
  • di Emanuele Pieroni
28 febbraio 2022

Nei prossimi giorni si ritroverà nel bel mezzo di un sogno. Che per lei, Gaia Oddo di Taggia, è fatto di polvere  e fango mondiali. La ventenne ligure, infatti, dopo cinque anni nel motocross tra regionali, Campionato Italiano e qualche comparsata nell’Europeo, potrà finalmente confrontarsi con le donne del mondiale di cross. A Mantova, il prossimo 6 marzo, insieme alla sua Honda 250, prenderà parte alle qualifiche con l’obiettivo dichiarato di stare nelle quaranta che saranno poi al cancelletto delle due manche.

Niente male, per una ragazza che è salita la prima volta in moto quando era già grande…

Se ci penso non mi sembra vero. Avevo quattordici o quindici anni quando mi sono innamorata delle motociclette. Anzi, a dire il vero le ho sempre amate, ma da bambina ero un po’ spericolata e non me ne avrebbero mai presa una.

Poi che è successo?

E’ successo che il compagno di mia mamma prese una moto per il figlio e facevamo un po’ ciascuno. Ero già grande, ma era palese che ne avevo e ho capito subito che quella era la mia strada e che avrei dovuto provarci. Fino ad allora avevo praticato tanti altri sport, ma niente mi aveva fatto battere così tanto il cuore. Giocavo a calcio, ero anche bravina, ma vuoi mettere la moto? Ho mollato tutto e mi sono dedicata solo a quello. Poco dopo quelle primissime esperienze, mio padre comprò una 125 e quasi per gioco mi ha iscritta ad una gara del Regionale. Non avevo la più lontana idea di cosa fosse una gara, ma chiusi al terzo posto e da lì ci siamo buttati anima e corpo in un sogno. Ricordo ancora la scarica di emozioni al cancelletto.

E’ stato difficile?

E’ stato difficile come tutte le cose che richiedono impegno. Ma, allo stesso tempo, quando fai qualcosa che ti piace, la fatica la senti solo fino a un certo punto, o comunque è sopportabile. E poi ho trovato un sacco di gente pronta a darmi una mano, su tutti gli infaticabili del mio motoclub, che ci hanno creduto insieme a me e che hanno reso possibile tutto questo.

I risultati non sono stati subito entusiasmanti nel Campionato Italiano…

No, per qualche errore mio, ma, devo dirlo, anche per tanta sfortuna. Per un periodo mi sono sentita proprio perseguitata dalla sfortuna, ma non ho mai pensato di mollare. Poi le cose hanno cominciato a girare per il verso giusto, anche grazie ad un cambio di atteggiamento

Cioè?
Ho iniziato a fare un lavoro più costante per quanto riguarda l’allenamento, cercando di non tralasciare niente sia per quanto riguarda la tecnica e ciò che concerne in maniera diretta lo stare in moto, sia per quanto riguarda la forma fisica. Alla fine il lavoro fatto con serietà e determinazione è l’unica cosa che alla lunga ti ripaga davvero, al di là della fortuna, della sfortuna o anche del talento stesso.

A proposito di lavoro, la moto da cross è la tua occupazione principale?

No. Sono una studentessa della facoltà di economia e quando posso cerco di aiutare mia mamma nel bar di famiglia. La moto è una passione grande a cui dedico tempo e sacrificio. Non nascondo che mi piacerebbe diventare una professionista e vivere di motocross, ma per il momento mi sembra più sano e opportuno anche cercare di mettere le basi per un futuro alternativo.

Una affermazione da "testa sulle spalle", qualcosa che, ad una analisi superficiale, non si accorda benissimo con l’essere una pilota, sempre alle prese con velocità, rischio, ossa da rompersi e decisioni da prendere sull’istante…

E’ vero (ride, ndr), ma la pista è un’altra cosa. Quando si sale in moto cambia tutto e si pensa solo ad andare più forte possibile. Alla fine è lo spirito dello sport, qualsiasi sport. E anche gli infortuni fanno parte del gioco, se hai la passione fa tutto meno male. Quando mi sono rotta la clavicola e dicevo che sarei voluta risalire prima possibile in sella, in tanti mi chiedevano chi me l’avesse fatto fare. Ma chi ti fa una domanda così, evidentemente non può sapere quanto è potente questa passione

E c’è una sportiva o uno sportivo che consideri un tuo modello?

Ce ne sono tanti, amo lo sport in tutte le sue discipline e sarebbe difficile isolare il nome di un qualche grande campione. Però, giusto per restare su motori e moto, mi viene da dire Antonio Cairoli e Valentino Rossi, anche per quello che rappresentano. Sono due ragazzi semplici, con storie normalissime e che partendo da piccole realtà hanno scritto la storia del motorsport, fino a diventare leggenda. Se devo, invece, dire un crossista in attività che mi piace moltissimo, allora dico Tim Gajser, un gran campione, fresco di vittoria anche a Matterley Basin nello scorso fine settimana. E’ un fenomeno e, nonostante questo, è un ragazzo semplicissimo e alla mano con tutti.

E poi?

E poi non posso non citare Chiara Fontanesi. Se si pensa al motocross al femminile è lei il punto di riferimento. Mi è capitato di incontrarla spesso in questi anni e anche di correre con lei. A volte in prova ho provato a starle dietro e con mezzo giro alla sua ruota capisci molte più cose di quante ne capiresti girando e rigirando da sola per ore. E’ straordinaria e non lascia mai niente al caso. Anche nelle ricognizioni a piedi sui crossodromi la vedi che sta lì a studiare punto per punto, ad analizzare le traiettorie, a capire il terreno e le difficoltà, confrontandosi anche continuamente con le altre.

Quindi nel motocross femminile c’è anche collaborazione?

Certo. Fermo restando che poi si è avversarie in pista e che ognuno vuole la vittoria. Di cross si parla sempre poco, di cross al femminile si parla ancora meno, ma garantisco che è un gran bel mondo e che non ha niente da invidiare a quello dei maschi. L’unica cosa che mi dispiace un po’ è che non è facile far avvicinare le giovanissime, così come i giovanissimi, perché purtroppo è uno sport che richiede strutture, e non sempre ce ne sono, e mette le famiglie davanti a qualche costo in più. Un conto è un pallone e un conto è una moto, quindi è chiaro che si paga uno scotto di questo tipo in termini di numeri, ma il motorsport ha tanto di formativo per i giovani. Al di là se poi si diventa campioni o meno.I

l futuro è fango, sabbia e salti, oppure c’è anche la possibilità di altro? Penso alla Dakar, o magari a cordoli e asfalto…

La Dakar sarebbe un sogno, ma per adesso lo vedo un sogno un po’ lontano. Cordoli e asfalto, invece, mi piacerebbe un bel po’, ma fino ad ora non ho mai avuto modo di provare una moto da corsa in pista. Anzi (ride, ndr), se qualcuno vuole offrirmi questa opportunità io sono qua. Ci penso spesso, soprattutto ultimamente, perché mi è capitato di trovare nei crossodromi dei piloti della MotoGP che si stavano allenando, come Andrea Dovizioso e Fabio Quartararo. Anche Valentino Rossi spesso è in giro nei crossodromi, magari prima o poi lo incontro…

Lui ha reso inconfondibile nel mondo il 46, tu corri con il 47...

Sì, è vero, gareggio con il 47 e avrò la fortuna di poterlo tenere anche nel prossimo fine settimana per la partecipazione alla tappa del mondiale, visto che nessuna delle altre che partecipano ha il 47. Sono molto legata al mio numero, ma è un retaggio dei miei anni da calciatrice, perché gli allenatori mi assegnavano quasi sempre o il 4 o il 7 e quindi, quando c’è stato da scegliere la prima volta il mio numero di gara, ho unito due numeri che fino ad allora mi avevano sempre portato fortuna.

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