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Yanbu, Arabia Saudita, 16 Gennaio. Penultima in archivio. Adesso resta solo da correre l’ultima, la passerella della 13ma tappa. 140 chilometri in totale con la “speciale-passerella” degli ultimi 105KM cronometrati attorno a Yanbu. È il villaggio-bivacco dove è iniziato tutto e che i concorrenti hanno raggiunto oggi. Il periplo del Regno della 48ma edizione è completato, ma il risultato, seppure percepibile molto chiaramente, arriverà solo alla chiusura dell’ultimo anello, come si conviene a tutto, e in modo significativo, spesso istruttivo, alla Dakar. A mettere in chiaro molte cose, tuttavia, è la conclusione della 12ma tappa, con la Speciale di 310 chilometri “misti” sul totale di 720.
Moto. Io resto dell’opinione che Ricky Brabec, “modificando” nel finale la strategia della sua 11ma tappa, abbia sbagliato. Però sono enormemente ammirato per il carico di sangue freddo che ha riversato nella decisione e nel modo con cui ha condotto la 12ma. Il risultato finale forse non sarebbe stato troppo diverso e comunque resta “classicamente” sospeso fino all’ultimo, ma l’ipoteca che l’americano ha messo sulla Corsa è altissima. Brabec, che ha vinto la 12ma per distacco, sembra comunque aver messo in chiaro una serie di punti. Tra questi, il fatto di essere il più forte in assoluto, insieme a Daniel Sanders, e di poter fare tranquillamente a meno della squadra. Eh sì, a me pare proprio che, tra le righe della sua strategia, Ricky abbia voluto mandare a VBA un messaggio diretto e chiarissimo.
Brabec partiva da P6, due dietro a Benavides. Per entrambi i “gregari” ad aprire la pista, ma tutti indistintamente spariti e riportati alla dura realtà dei rispettivi rapporti di valore in campo. Benavides è andato giù fortissimo, Brabec più forte ancora, sicuro e definitivo come una esecuzione. Americano e argentino, primo e secondo in Speciale, primo e secondo nella Generale a una tappa dalla fine. Paolo Lucci e Tommaso Montanari, ciome dice Maurizio Gerini, "sono ormai ben rodati" e vanno alla grande. Oggi sono 17° e 16°, e da Yanbu è tutto, linea allo studio.
La “difesa” di Al Attiyah, allora e nal marasma di un mezzo disastro Ford, si trasforma in una tranquilla giornata d’attacco nella quale ribadire il concetto della sua superiorità. Viene su, stacca i sui migliori tempi in scioltezza, sin dal secondo waypoint del giorno, va e resta al comando per tutta la tappa, e vince la Tappa davanti a Mitch Guthrie, Ford, e Toby Price, Toyota. È una vitoria com si dice “storica”, perché rappresenta un record uguagliato. Quello delle 50 vittorie di tappa ora condiviso con Ari Vatanen e Stephane Peterhansel. Per farla breve, a un giorno piccolissimo dalla fine, il suo vantaggio su Nani Roma sale a 15 minuti, e quello su Ekstrom a 23, ma probabilmente subentreranno anche delle penalità, lo stesso imposto a Loeb che scende di nuovo al quarto posto della Generale. Formidabili Laia Sanz e Maurizio Gerini, Ebro, sempre più "dentro" il vivo dell'élite, altre due oposizioni guadagnate!
Ultimo giorno in vista. Un “anellino” di neanche 150 chilometri attorno al bivacco di Yanbu, speciale-show di 105 e podio “privato” con il Mar Rosso alle spalle. La Dakar è sempre lunga, ma mai troppo, soprattutto quando si pensa che dovrà passare un anno e un giorno prima che arrivi la prossima.
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