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Al Henakiyah, Arabia Saudita, 15 Gennaio. Ciao dune, la Dakar 2026, in questo senso, ha dato. Ancora due tappe significative, qualche piccola trappola di navigazione e gas aperto. Questo è certo. La prima delle due torna verso Nord e, nella marcia di avvicinamento a Yanbu, porta a Al Henakiyah. La Speciale è di 350 chilometri, la stessa per Moto e Auto. Per l’ultima volta queste ultime hanno il privilegio dell’ormai famoso, ma non per questo meno discutibile, “Pit Stop”, nel quale cambiare o aggiungere una o due scorte nuove, così da preservare il diritto ad andare a fondo, anche dove il terreno, per il 90% duro, diventa “spigoloso”.
Moto. Non si capisce bene che genere di strategie sono state messe in campo. O meglio, un’idea ce l’abbiamo, precisa, ma non azzardiamo. In fondo non è il nostro mestiere, e domani sarà tutto più chiaro. Il fatto è che Adrien Van Beveren, Honda, scarse ambizioni di classifica e vincitore della 10ma Tappa, parte per primo, apre la strada a gran carriera e accumula bonus apripista. Al contrario Luciano Benavides, KTM, partito indietro e su un tipo di tracciato che si è dimostrato congeniale all’argentino, sonnecchia. VBA ci mette 250 KM a capire, cioè altri 50 dopo che gli è stato spiegato bene alla neutralizzazione, anche con un disegnino sulla sabbia, Brabec lo raggiunge e inizia a condividere bonus. Poi sembra ripensarci e taglia la potenza, retrocede e si fa sfilare via. Se il gioco di squadra non ha funzionato, il colpo dell’americano viene alla perfezione.
Vince Skyper Howes, ed è una prima, davanti a Van Beeren e Canet rilanciato dalle retrovie. Poi, appunto, Benavides e Schareina, e solo a quel punto Brabec, sesto, che non concede più di un minuto e mezzo a Benavides. Il gioco risulta più esplicito. Benavides torna al comando, Brabec è dietro di appena 23 secondi, ma con due handicap: quello di partire due posizioni davanti al Brabec, e quello di essere sostanzialmente solo. È vero che, ormai, se la giocano in due, uno contro uno, però non si sa mai, anche un supporto psicologico alla fone può fare una piccola, ma determinante, differenza. Daniel Sanders, che ha dovuto alzare bandiera bianca dopo l’incidente della decima tappa, è ripartito nonostante il forte dolore ma ha resistito e difende la quarta piazza e, con questa, la sua stagione da detentore del Campionato del Mondo. Di salto di qualità in conferma, ecco un altro piazzamento “vero” di Paolo Lucci, 16° ma in Dakar Experience, davanti a Tommaso Montanari che, 21°, è il primo, consistente, degli italiani.
Auto. Ben poco da spingere sul piano delle tattiche. Nasser Al Attiya parte con un discreto bottino di vantaggio, può difenderlo e sta agli altri cercare di andarlo a prendere. Sul duro l’ufficiale Dacia non è così autoritario come sulle dune, ma gli inseguitori Toyota e Ford sono costretti a osare e a rischiare sotto il profilo meccanico. Arriva il colpo di scena del giorno. Dopo essere stato graziato ben tre volte, la prima per un guasto al servosterzo, le seconda per la rottura del parabrezza, e la terza per essere rimasto senza benzina, ma tutte le volte fortunatamente o fortunosamente con l’assistenza o la pompa praticamente a portata di mano, Henk Lategan ha pagato tutto insieme il conto. Al KM 140, salatissimo. Rottura di una sospensione e addio al podio, che lo vedeva al secondo posto alle spalle del Principe del Qatar e, virtualmente, a una gara che per il talentuoso sudafricano diventa un boccone amarissimo.
Sale di un posto Nani Roma, Ford, e sul podio Sébastien Loeb, Dacia, e scende di poco il margine di sicurezza di Al Attiyah, dacia, circa otto minuti sullo spagnolo. È vero che parlare di “sicurezza” in questo contesto è quanto meno presuntuoso, ma tant’è: a due tappe dalla fine, con poco più di 400 chilometri in totale da disputare, si può cominciare a far diradare la nebbia dei dubbi. Roma sta disputando una gara eccezionale, Loeb non è fortunato e se la dovrà giocare fino all’ultimo con Ekstrom, che ha vinto la tappa davanti a Romain Dumas e Carlos Sainz.
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