MotoGP 2026. Pol Espargaró su Acosta: «Doveva vincere molto prima, e non è merito solo della moto»

MotoGP 2026. Pol Espargaró su Acosta: «Doveva vincere molto prima, e non è merito solo della moto»
Il collaudatore KTM commenta la prima vittoria in MotoGP di Pedro Acosta al Red Bull Ring: secondo lui è arrivata in ritardo e non per colpa del pilota. E considera Pedro pronto a fare il bis già a Motegi
29 settembre 2026

Pol Espargaró non è uno che distribuisce complimenti a pioggia, ma quando parla di Pedro Acosta il tono cambia. Il collaudatore KTM, che insieme a Dani Pedrosa e agli ingegneri di Mattighofen ha lavorato per rendere la RC16 un pacchetto vincente, ha commentato a Speedweek la prima vittoria in MotoGP del murciano, arrivata domenica 20 settembre al GP d'Austria sul Red Bull Ring. Il succo è semplice: quella vittoria, secondo Pol, sarebbe dovuta arrivare molto prima. E attribuirla soltanto ai progressi della moto sarebbe un errore di prospettiva.

Espargaró ha chiuso la gara di Spielberg in sedicesima posizione, al posto dell'infortunato Maverick Viñales nel team Tech3, e non era affatto soddisfatto della propria prestazione. Ma sull'arrivo del compagno di marca non ha avuto dubbi: Acosta, ha spiegato, meritava il successo da tempo. E ha messo le mani avanti su un punto preciso: non si può dire che Pedro abbia vinto perché la moto adesso è formidabile, perché secondo lui avrebbe dovuto vincere molto, molto prima. Comunque sia, ha concluso, se l'è meritata.

C'è poi una lettura più tecnica, da uomo abituato a leggere i dati. Secondo Pol, Acosta ha costruito gradualmente la velocità mostrata in Austria, e nelle gare precedenti era stato addirittura più forte che al Red Bull Ring. Semplicemente il risultato non arrivava. Una considerazione che torna con i numeri: prima di Spielberg lo spagnolo aveva messo insieme 15 podi nella classe regina senza mai salire sul gradino più alto, con il secondo posto di Aragon e il terzo di Misano come ultimi indizi.

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Dal «gli mancava la maturità» all'effetto vela: cosa diceva Pol a inizio stagione

Non è la prima volta che Espargaró si sbilancia sul numero 37. Ad aprile, dopo il buon avvio di campionato, aveva spiegato che Acosta aveva già la stessa velocità l'anno scorso, ma gli mancava la maturità mostrata nel 2026: la differenza, secondo lui, stava nella gestione del ritmo, nel sapere quando e dove spingere. Pochi giorni dopo, in un'intervista in cui aveva parlato con franchezza anche di Ducati, aveva definito la futura coppia Marc Márquez-Pedro Acosta «un disastro per tutti gli altri», ammettendo al tempo stesso che la velocità massima era uno dei punti deboli della RC16.

A inizio settembre, dopo Aragon, era arrivata l'analisi più interessante dal punto di vista della guida: Pol aveva spiegato dove eccelle Acosta, cioè in un modo di far girare la moto praticamente impossibile da replicare. Merito anche del fisico: braccia lunghe e un uso del corpo che in frenata e a centro curva crea un vero e proprio effetto vela, aiutando a fermare e a ruotare la moto. Tutta roba che si fa con i muscoli, non con le sospensioni.

Spielberg: dalla Sprint buttata via al riscatto della domenica

Il weekend austriaco era partito già dal venerdì con dei segnali difficili da ignorare, quando in FP1 Acosta e lo stesso Pol Espargaró avevano chiuso davanti a tutti con le due KTM. Il sabato, però, è andato in scena il copione che nessuno in casa arancione voleva vedere: Acosta in testa alla Sprint con quasi tre secondi di margine, poi l'ingresso troppo veloce alla chicane a tre giri dalla fine e la scivolata. Una occasione sprecata che ha consegnato la vittoria a Jorge Martín. Per Espargaró non ci sono dubbi: quella era la sua Sprint, dato che anche nella gara corta Pedro era il più veloce in pista.

La domenica è andata diversamente. Scattato dalla prima fila e sfilato indietro al via, Acosta ha risalito il gruppo, ha preso il comando su Martín e lo ha tenuto fino al traguardo, chiudendo con 1"017 di vantaggio sull'Aprilia dello spagnolo e con Marco Bezzecchi terzo. Una prima vittoria in MotoGP festeggiata con una finta caduta proprio alla chicane del giorno prima: autoironia a 22 anni, alla 56ª partenza nella classe regina.

Nel dopo gara lo stesso Acosta ha spiegato che la caduta del sabato gli è servita e che questa volta ha badato a gestire un margine di pochi decimi senza spingere più del necessario, ripensando a un vecchio errore in Moto2 a Le Mans. Il resto lo ha raccontato con la solita schiettezza, dalla dedica a chi sopporta le sue battute di pessimo gusto alla necessità di ridere dei propri errori.

Il peso per KTM e l'ombra della Ducati

Per la Casa austriaca è il primo successo in MotoGP dal 2022, quando Miguel Oliveira vinse in Thailandia, e la terza vittoria di sempre al Red Bull Ring dopo lo stesso Oliveira nel 2020 e Brad Binder nel 2021. Un risultato che pesa anche perché arriva nell'ultimo anno di Acosta in arancione: dal 2027 il murciano correrà nel team ufficiale Ducati accanto a Marc Márquez.

Il CEO KTM Gottfried Neumeister ha raccontato di aver provato di persona a trattenerlo e ha svelato cosa gli avrebbe risposto Pedro: «Sono spagnolo, voglio avere la stessa arma e battere Marc». Neumeister, non a caso, ha anche sottolineato che dietro ai risultati non c'è soltanto il pilota ma il lavoro della squadra. Una visione speculare a quella di Espargaró, che invece insiste sul peso del talento. Dall'altra parte del box che verrà, Márquez non ha nascosto di considerare Acosta diverso dai compagni avuti finora, cioè il pilota che potrebbe batterlo.

Sul fronte sviluppo, intanto, Pol resta uno degli uomini chiave del progetto 850 cc che debutterà nel 2027. Proprio in Austria aveva parlato del vantaggio che potrebbe avere Nicolò Bulega grazie ai test con la Ducati di nuova generazione, definendolo «una follia».

Motegi, la pista giusta per il bis?

Il campionato ora lascia l'Europa e riparte dal GP del Giappone, in programma dal 2 al 4 ottobre sul Twin Ring Motegi. Ed è qui che Espargaró vede la prossima occasione: secondo lui ci sono diverse gare in arrivo in cui Pedro può ripetersi, a partire proprio dal Giappone, un tracciato che considera piuttosto simile al Red Bull Ring. Il ragionamento regge: anche Motegi è un susseguirsi di staccate violente e ripartenze, il terreno dove Acosta fa la differenza. Lo scorso anno, sulla pista giapponese, lo spagnolo aveva raccolto un terzo e un diciassettesimo posto.

Resta da capire se Pol sarà di nuovo in griglia: Maverick Viñales ha girato nel test del lunedì a Spielberg per verificare la condizione fisica, e il suo rientro in Tech3 dipenderà da come risponderà la spalla. Ma questa, come si dice, è un'altra storia.

In sintesi

Pol Espargaró ritiene che la prima vittoria in MotoGP di Pedro Acosta, arrivata al GP d'Austria 2026, sia giunta in ritardo rispetto al valore del pilota, e che non vada attribuita soltanto ai progressi della KTM RC16. Secondo il collaudatore, la Sprint del Red Bull Ring era già di Acosta prima della caduta, e nelle gare precedenti il murciano era stato perfino più veloce. Prossimo obiettivo: Motegi, dal 2 al 4 ottobre, una pista che Pol giudica simile a Spielberg. Sullo sfondo, l'ultimo scorcio di stagione in arancione prima del passaggio in Ducati accanto a Márquez nel 2027.