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Il MotoGP Sports Entertainment Group, in accordo con il governo dell'Australia del Sud e le autorità municipali di Adelaide, ha ufficializzato che dal 2027 il Gran Premio d'Australia di MotoGP si disputerà su un circuito cittadino nel centro della capitale sudaustraliana. L'accordo, valido fino al 2032, segna una svolta storica e controversa per il Motomondiale: per la prima volta nella sua storia moderna, una gara della massima categoria motociclistica si svolgerà ufficialmente tra le strade di una città. Una scelta che ha già diviso il paddock.
Il layout del circuito di Adelaide ricalca, almeno in parte, il tracciato che ospitò la Formula 1 dal 1985 al 1995, portando con sé un patrimonio di storia automobilistica che la città non ha mai dimenticato. Il disegno attuale prevede circa 4.200 metri di sviluppo, con 18 curve e velocità massime dichiarate superiori ai 340 km/h. Numeri che, sulla carta, collocano Adelaide tra i tracciati più veloci del calendario MotoGP.
Alla cerimonia di presentazione erano presenti Carlos Ezpeleta, direttore sportivo della MotoGP, il Governatore dell'Australia del Sud e il pilota australiano Jack Miller, ambasciatore naturale di questa operazione di fronte al pubblico di casa. Ezpeleta si è detto "incredibilmente soddisfatto ed entusiasta", sottolineando come l'organizzazione abbia lavorato fin dall'inizio con la FIM per assicurarsi che la sicurezza non subisse compromessi: "Garantire la sicurezza dei piloti resta la nostra priorità assoluta".
Le rassicurazioni ufficiali, però, non bastano a tacitare le voci critiche che si levano dal mondo delle due ruote. E la preoccupazione più profonda non è tecnica: è storica. I circuiti cittadini e i tracciati stradali appartengono a un capitolo anche oscuro del motorsport, un'era in cui le gare su strade pubbliche hanno causato decine e decine di vittime tra piloti, commissari e spettatori. Un passato che sembrava definitivamente archiviato con l'avvento dei circuiti permanenti, progettati e omologati secondo standard di sicurezza moderni.
Nel dibattito si inserisce inevitabilmente il ruolo di Liberty Media, il gruppo americano che ha rivoluzionato la Formula 1 con una visione orientata allo spettacolo, al marketing territoriale e all'entertainment globale. Ora che lo stesso modello si affaccia sulla MotoGP, il timore è che la logica commerciale possa prevalere sulla prudenza sportiva. Un Gran Premio nel centro di Adelaide è, prima di tutto, un evento mediatico di portata enorme: immagini spettacolari, esposizione urbana, turismo. Tutto ciò che vende.
Non è un caso che molti abbiano notato l'assenza di Carmelo Ezpeleta – CEO del gruppo e figura storica del Motomondiale, che con la moto ha corso sui circuiti cittadini e stradali degli anni '60 e '70, conoscendone i pericoli in prima persona – dalla conferenza stampa di Adelaide. Una distanza che qualcuno ha letto come un segnale eloquente: chi sa, tace. O quanto meno, si tiene prudentemente da parte.
L'altra ferita aperta è quella inferta a Phillip Island. Il circuito sulla costa vittoriana è uno dei più amati dell'intero calendario MotoGP: un tracciato veloce, tecnico, battuto dai venti dell'oceano, con sorpassi mozzafiato e una tradizione che risale agli anni '80. Piloti e tifosi l'hanno sempre considerato una delle gemme del Motomondiale. Perderlo per un circuito cittadino – per quanto incastonato nel centro di una città elegante come Adelaide – è una perdita che brucia.
Casey Stoner, due volte campione del mondo e figlio della cultura motociclistica australiana, ha espresso senza troppi giri di parole la sua perplessità: non riesce a capire perché si abbandoni un circuito spettacolare e fantastico come Phillip Island per correre su un tracciato cittadino. Parole che risuonano forti in un paddock dove, al di là delle dichiarazioni pubbliche di facciata, il malumore è palpabile.
Siamo ancora lontani dall'appuntamento con la realtà. Il 2027 è a una stagione di distanza e molto può ancora cambiare: i dettagli del progetto devono essere perfezionati, la Safety Commission della FIM dovrà esprimersi sul tracciato, e il parere dei piloti – quelli che in pista ci vanno davvero – sarà fondamentale. Finora le voci ufficiali sono di circostanza; quelle informali, molto meno tranquillizzanti.
L'auspicio è che le risorse promesse vengano davvero investite per trasformare le strade di Adelaide in un impianto all'altezza degli standard di sicurezza contemporanei. Non è impossibile: il circuito di Monaco in Formula 1, pur tra mille polemiche, esiste da decenni con un bilancio accettabile. Ma la MotoGP non è la Formula 1: le moto sono meno protette, i piloti più esposti, le dinamiche degli incidenti radicalmente diverse.
"Sappiamo che Liberty Media punta sul business e sullo spettacolo. Non sappiamo fino a dove potrebbero spingersi." conclude il nostro Nico Cereghini nello shorts sul canale Youtube di Moto.it.