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La bomba è esplosa giusto ieri: dal 2027, la MotoGP non correrà più a Phillip Island. Al suo posto, un circuito cittadino nel cuore di Adelaide, capitale dell'Australia del Sud, con un accordo che si estende fino al 2032. Una decisione che ha immediatamente diviso il mondo delle due ruote, accendendo un dibattito che va ben oltre la semplice logistica di calendario. In ballo ci sono la sicurezza dei piloti, l'identità stessa del Motomondiale e il timore che il business stia prendendo il sopravvento sulla tradizione sportiva.
Le reazioni non si sono fatte attendere. E sono tutt'altro che uniformi.
Tra i più diretti è Casey Stoner. Il Campione australiano non usa mezzi termini sui social: per lui, Phillip Island è semplicemente uno dei più grandi circuiti motociclistici al mondo, capace di regalare anno dopo anno alcune delle gare più spettacolari e memorabili della storia del Motomondiale. Vederlo messo da parte in favore di un circuito cittadino è qualcosa che Stoner fatica a digerire.
"Perché la MotoGP dovrebbe togliere dal calendario quello che è forse il suo miglior circuito?" scrive Stoner su Instagram, lasciando poi la risposta aperta al giudizio del pubblico. Un invito alla riflessione che suona più come una denuncia. Il messaggio è chiaro: per Stoner, questa scelta non ha una giustificazione sportiva convincente.
Valentino Rossi (come scrive Motorsport-Total.com) interpellato a margine della 12 Ore di Bathurst, parla di un "grande dispiacere" e non nasconde l'amarezza per la possibile perdita di un circuito che considera un pezzo di storia della MotoGP.
Rossi ricorda il suo legame personale con l'Australia: il suo primo Gran Premio sul continente non si disputò nemmeno a Phillip Island, ma sull'Eastern Creek Raceway, prima che il Motomondiale si trasferisse sulla costa vittoriana a partire dal 1997. Da allora, Phillip Island è diventata una tappa fissa nel cuore di piloti e appassionati. "È una pista fantastica", dice Rossi.
Il timore del Dottore è che tutto questo possa andare perduto. "Spero che continuino a correre a Phillip Island", conclude Rossi, pur riconoscendo che il futuro della gara resta incerto, con il contratto della pista in scadenza al termine della stagione in corso.
La voce più istituzionale, comprensibilmente, è quella di Jack Miller. Il pilota australiano della Yamaha, che ad Adelaide era presente alla conferenza stampa ufficiale, si mostra fiducioso sulla gestione della sicurezza da parte dell'organizzazione. Spiega che la MotoGP utilizza un software dedicato, sviluppato dall'Università di Padova, per progettare e valutare gli elementi di sicurezza di ogni circuito, e che i piloti partecipano ogni venerdì di gara a riunioni specifiche in cui vengono discussi nel dettaglio tutti gli aspetti del tracciato: vie di fuga, tipologia di barriere, profondità della ghiaia, persino la dimensione dei sassi.
"Non ci sarà un muro di cemento o una air fence a rischio", assicura Miller. "Mi fido completamente di Carlos Ezpeleta e dei suoi calcoli. Hanno una quantità enorme di dati sulle cadute, sui g-force, sulle tute con l'airbag. Sanno esattamente quanto spazio serve per fermarsi."
Ma Miller non dimentica Phillip Island. Ammette che tutti i piloti saranno profondamente dispiaciuti di non tornare su quella pista, che da anni è tra le preferite del gruppo. "È triste, estremamente triste", riconosce. Al tempo stesso, però, Miller vede in Adelaide un'opportunità concreta per avvicinare il pubblico alla MotoGP: raggiungere Phillip Island è costoso e complicato, soprattutto per le famiglie. Un Gran Premio in città, vicino all'aeroporto, accessibile a piedi, abbassa drasticamente la barriera d'ingresso per i tifosi australiani.
Per Nico e la nostra Redazione, questa decisione rappresenta un salto indietro di mezzo secolo: i circuiti cittadini e stradali appartengono a un passato che ha costato decine di vite umane, un capitolo che il Motomondiale sembrava aver chiuso definitivamente. Tornare a correre tra i palazzi di una città, per quanto moderna e attrezzata, riapre ferite che molti preferivano non riaprire.
Non si esclude che le risorse promesse possano davvero garantire standard di sicurezza adeguati, ma esprime una diffidenza di fondo verso le motivazioni che stanno dietro a questa scelta. L'influenza di Liberty Media, il gruppo americano orientato allo spettacolo e al business, aleggia sull'intera vicenda. E l'assenza di Carmelo Ezpeleta — il CEO che da ragazzo ha corso sui circuiti stradali degli anni '60 e '70 e conosce bene i rischi — dalla presentazione di Adelaide è un segnale che non si può ignorare.
La posizione sembra chiara: la decisione di sostituire Phillip Island con il circuito cittadino di Adelaide non è piaciuta. Gli appassionati di Moto.it si interrogano sulla sicurezza "Al primo incidente serio ne riparliamo quanto può essere sicuro un circuito cittadino.. speriamo che i piloti si mettano di traverso" "Con la sicurezza come la mettiamo?" e ancora "Poi era pericolosa Laguna Seca..... stanno facendo veramente l'impossibile per farti disinnamorare di sto sport!" "È una vergogna togliere phillip island dal calendario! È uno dei circuiti più belli da guidarci sopra a detta dei piloti da sempre e uno dei più belli da guardare in tv. Basta con questi cittadini noiosi sia in MotoGP che in F1".
Insomma, l'opinione degli appassionati e degli addetti ai lavori sembra ben chiara. Aspettiamo le dichiarazioni dei piloti, che sono i diretti interessati, per scoprire di più.