MotoGP 2026. Come Marc Márquez gestisce i suoi soldi: dal bonus da un milione di euro nel 2013 alla villa di Madrid da 10 milioni: "Non vale così tanto" [VIDEO]

MotoGP 2026. Come Marc Márquez gestisce i suoi soldi: dal bonus da un milione di euro nel 2013 alla villa di Madrid da 10 milioni: "Non vale così tanto" [VIDEO]
Il pilota spagnolo ha parlato qualche tempo fa in un podcast spagnolo che si occupa di finanza: ne è emerso un ritratto diverso del fuoriclasse spagnolo, molto interessante: "I soldi veri si fanno in MotoGP. Mi hanno insegnato a cercare la moto migliore, in primis. Investimenti? Zero criptovalute"
8 aprile 2026

Marc Márquez è stato ospite del podcast spagnolo Imagin. La puntata è stata pubblicata a febbraio 2025, quindi oltre un anno fa. Le dichiarazioni però sono molto interessanti, ve ne proponiamo alcune.

Nel podcast in questione il focus è sui soldi, gli ingaggi, gli investimenti e su come vengono gestiti.

Le moto sono care. Qual è la cosa più "pesante" che hai dovuto fare per arrivare a fine mese?

"Probabilmente l'hanno fatto i miei genitori. Io all'epoca non ero consapevole di cosa stesse succedendo — ho iniziato con le moto a 4 anni. Quello che ricordo bene è che non avevamo vacanze. La mia famiglia, i miei genitori, non andavano mai in vacanza. E io allora non capivo il perché. Le 'vacanze' erano: da Cervera un giorno a Cambrils, alla spiaggia, e poi tornare a casa a mangiare. Quando ho raggiunto una certa età ho capito cosa significava: tutto quello che risparmiavano lo usavano per comprare una moto usata per il bambino, o per scegliere se andare ad allenarsi il fine settimana invece di giocare a calcio"

I tuoi genitori si sono sacrificati totalmente per te perché hanno visto il tuo potenziale?

"No, non è così. Credo che i miei genitori, ed è la scelta giusta, mi abbiano dato una moto perché era il loro hobby, e hanno visto che al bambino piaceva. Non c'è mai stata in casa mia la frase 'arriverai a...' o 'diventerai...'. Lo facevano senza aspettarsi nessun ritorno. Avevamo una roulotte piccola piccola, con la macchina, e i fine settimana andavamo a un circuito. Mio padre lavorava da lunedì a venerdì, guidava un escavatore in un'impresa di costruzioni, arrivava stanco, caricava le moto e via, con la roulotte al circuito"

Hai iniziato con il motocross. Perché?

"Perché è più economico. L'asfalto costa di più. Con il motocross, se cadi rompi una leva del freno, compri una moto di seconda mano e tiri avanti. Con una moto su asfalto devi cambiare le gomme, e se cadi la carena si rompe. Era costoso. Quindi andavamo sul più economico. In casa mia non è mai mancato nulla, ma non siamo mai stati in abbondanza"

Tuo padre ti ha fatto scegliere tra moto e calcio?

"Sì, a 8 anni mi volevo iscrivere alla scuola calcio di Cervera, e mio padre mi ha detto: scegli, moto o calcio. Il fine settimana c'è la partita di calcio e il fine settimana c'è la gara di moto. Non si possono fare entrambe. Ho detto: moto"

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Quando sono arrivati i primi sponsor?

"Ho avuto molta fortuna. La federazione catalana aveva creato una coppa per scovare talenti. Con 3.000 euro entrava tutto: licenza, moto, tuta, casco. Tutto per un anno. E proprio quell'anno i fratelli Rojas, di qui vicino a Mataró, si sono avvicinati ai miei genitori e hanno detto che ci volevano aiutare. Il motivo era: da piccoli noi volevamo competere e non potevamo. Ora che abbiamo i mezzi, vogliamo aiutare un ragazzo che forse non può. E così, dai 9 anni, la competizione, non gli allenamenti, ma le gare, ha avuto costo zero per noi"

A 15 anni sei entrato nel Mondiale di 125. Lì hai iniziato a guadagnare davvero?

"No, no. È uno degli errori che commettono molti piloti: pensare che arrivare nel Mondiale significhi guadagnare soldi. Mi hanno insegnato così: non cerchi soldi, cerchi la moto migliore. Il vero denaro si guadagna in MotoGP. Tutto il resto sembra tanto, ma è poco"

E a 17 anni sei stato campione del mondo di Moto3. Hai iniziato a vedere soldi?

"No. A 18 anni, quando sono salito in Moto2, ho iniziato a vedere qualcosina. Poco, però"

I tuoi genitori avevano un consulente o un manager?

"C'era il mio manager, Emilio Alzamora, che gestiva tutto. I miei genitori si fidavano di lui. Lui sapeva come funzionava questo mondo: se serviva un commercialista, lo cercavamo insieme; se serviva un avvocato, lo trovava lui. Io arrivavo al Mondiale, mio padre guidava un escavatore, mia madre lavorava in un'azienda di trasporti, tutto questo li sovrastava. Sei fortunato se ti circondi di qualcuno che non ti vuole fregare, perché può succedere. Nel mio caso ho avuto fortuna. Tutta la mia carriera posso dire di essermi circondato di brava gente"

Hai vinto 6 Mondiali in MotoGP (adesso 7, al momento dell'intervista erano ancora 6, ndr). Il primo anno, 2013, hai subito vinto. Qual era il bonus?

"Dipende dal contratto. Il primo anno era alto, un bel bonus"

Più di un milione?

"Sì"

Perché così alto?

"Perché ero un rookie. Il fisso è basso e i bonus sono alti, perché statisticamente la probabilità di ottenere risultati è molto bassa. Ti danno l'opportunità e tu fai all-in"

Marc adesso vivi a Pozuelo de Alarcón (vicino a Madrid)?

"Sì"

In una casa che, a quanto ho letto, vale un po’ più del bonus del primo anno, tipo 10 milioni di euro...

"Ah, no, non vale così tanto"

Mi piace la tua risposta...

"È un investimento, è un investimento, e ora me la sto godendo"

La stai ancora pagando o è già pagata?

"È pagata"

Sulla gestione dei soldi e gli investimenti...

"Lì (a fine 2013, ndr) ho conosciuto quello che è attualmente il mio avvocato. Da quel momento mi sono affidato completamente a lui. C'è un commercialista per la contabilità pura e dura, e poi c'è l'avvocato. Adesso ho un family office che gestisce tutto. Ho piena fiducia in loro perché lavoriamo insieme da molti anni e le cose sono andate bene. È il modo migliore per restare concentrato sul mio lavoro"

E gli investimenti li decidono loro?

"Sì, sempre. Se c'è qualcosa con un po' più di rischio, mi consultano. Mi mostrano il grafico, un tot in immobili, un altro tot in strumenti più sicuri, un po' in borsa. Niente criptovalute"

A Cervera hai un capannone dove tuo padre tiene il motorhome...

"Sì. Mio padre, se gli togli il motorhome, si sgonfia. Lui gira per i circuiti con il motorhome e io dormo lì. Quando arrivo a un circuito il mercoledì non esco fino alla domenica"

Quali regali ti sei concesso?

"Pochi. Le macchine, per esempio. In tutta la mia vita ne ho comprate due. Prima una Porsche Turbo — 4.000 km e l'ho venduta, mi dava imbarazzo guidarla. Poi una Audi RS6. Due macchine in tutta la vita. Per il resto, spendo per i viaggi di lavoro — volo privato quando serve, perché gli orari non permettono altro — e per le ferie, che sono una settimana d'estate e una d'inverno"

Il jet privato è a noleggio?

"Sì, non di proprietà. I beni in proprietà spesso sono problemi"

Vivi con la tua compagna Gema. Come gestite le spese?

"È una cosa di cui abbiamo parlato molto bene. Lei, appena è venuta a vivere con me a Madrid, mi ha subito chiesto come gestiamo le spese di casa? Non voleva stare a sbafo. Dice molto di lei. Adesso è così: certi costi li affronto io, ma quando usciamo lei si offre di pagare una cena, io l'hotel... ci equilibriamo. La cosa più difficile in una coppia con differenze economiche è fare in modo che l'altra persona non si senta inferiore o dipendente"

Paghi in contanti o con carta?

"Carta, sempre. Soprattutto in viaggio. E se hai una carta senza commissioni all'estero, è molto meglio"

Lasci la mancia?

"Sì, lascio la mancia. E chiedo sempre al cameriere dove va — se la dividono tra il personale o se è meglio in contanti"

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