ESCLUSIVO - Caso Iannone, parla l'avvocato: "È stato fatto tutto il possibile per difendere la sua innocenza"

ESCLUSIVO - Caso Iannone, parla l'avvocato: "È stato fatto tutto il possibile per difendere la sua innocenza"
Antonio De Rensis, difensore del pilota dell’Aprilia: “La decisione deve essere presa entro 45 giorni, a partire dal 4 febbraio”. L’avvocato si è avvalso della collaborazione di luminari del doping e delle intossicazioni alimentari: a tesi scientifiche, l’accusa risponde con… Wikipedia
3 marzo 2020

Lannullamento del GP del Qatar e lo spostamento - forse a settembre nella data prevista per il GP di Aragon, ma è tutto da decidere - del GP della Thailandia rappresenta un vantaggio per Andrea Iannone, ancora in attesa di giudizio definitivo dopo essere stato sospeso per presunto doping a fine 2019. Già, Andrea Iannone: ma quando verrà presa la decisione?

“Nessuno può rispondere con esattezza a questa domanda: secondo il codice, la sentenza va data entro 45 giorni a partire dal 4 febbraio” spiega l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Andrea. Insomma, bisogna aspettare, chissà fino a quando. Intanto, è giusto ripercorrere quanto accaduto nell’ultimo mese in una vicenda che, sinceramente, sembrerebbe una farsa se in ballo non ci fosse la carriera di un giovane (e talentuoso) pilota.

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Il 4 febbraio scorso si è svolta a Mies (in Svizzera) l’udienza, nella quale l’avvocato De Rensis ha presentato una serie di argomentazioni scientifiche, prodotte da luminari del settore, come il professor Alberto Salomone (Professore Associato presso il dipartimento di Università di Chimica di Torino e consulente per la Tossicologia Forense presso il Centro Regionale Antidoping e di Tossicologia A.Bertinari di Orbassano); Professor Bartolomeo Biolatti (Dipartimento Scienze Veterinarie, esperto di sostanze proibite negli animali);  Professor Andrea Formigoni (Dipartimento Scienze Veterinarie, specialista in nutrizione e alimentazione animale); Professor Luigi Adinolfi (Scienze mediche) e altri ancora.

Con la collaborazione di questi specialisti, l’avvocato De Rensis ha prodotto una serie di prove scientifiche - quindi teoricamente ineluttabili - tra le quali l’esame del capello che esclude, a ritroso fino a settembre 2019, la presenza di qualsiasi anabolizzante, in particolare del drostanolone, nel pilota Iannone. Non solo: Michele Zasa, medico della Clinica Mobile, ha prodotto una certificazione scientifica spiegando come nel 2019 non siano stati riscontrati cambiamenti antropometrici significativi nel fisico di Iannone.

Accuse basate su foto... in mutande

Dopo questo primo dibattito, sono stati concessi 5 giorni all’accusa e 5 giorni alla difesa, prolungati a 14 giorni per richiesta del pubblico accusatore, Jan Stovicek, presidente della Federazione Motociclistica Ceca e manager di piloti (tra l’altro: uno dei tre giudici è della Repubblica Ceca esattamente come il pubblico accusatore: quanto meno anomalo, per non dire completamente fuori luogo). Il 18 febbraio, Stovicek ha depositato le sue argomentazioni, avvalendosi della consulenza di due dottori, Van Eenoo e Rabin, che però non hanno ritenuto l’esame del capello utile (l’esame del capello viene però utilizzato regolarmente dal TAS, come è successo, per esempio, nel caso della tennista Sara Errani, poi assolta), rispondendo con argomentazioni vaghe e citando, come fonte, “Wikipedia” (sembra ridicolo, ma questo sarebbe scritto nero su bianco…).

Il 28 febbraio, la difesa ha depositato oltre 100 pagine di controprove alle accuse, esibendo, come detto, ogni tipo di considerazione scientifica, allegando anche foto di Vinales, Marquez e dei due fratelli Espargaro per rispondere alla foto presentata da Stovicek di Iannone a torso nudo, come prova, a suo dire, del cambiamento fisico di Andrea; la difesa ha voluto dimostrare come oggi un pilota sia un atleta a tutti gli effetti e che sia assolutamente normale avere sviluppate certe muscolature. 

"Iannone ha fatto tutto il possibile"

La difesa, insomma, avrebbe dimostrato come la presenza (minima) di drostanolone fosse dovuta a intossicazione alimentare: è noto che Andrea mangi 250/300 grammi di carne (di ogni tipo: rossa e bianca) a pasto, e la carne mangiata in Malesia avrebbe causato l’anomalia del dato riscontrato nel test antidoping effettuato dopo il GP a Sepang.

“Nei processi sportivi - spiega l’avvocato De Rensis - c’è l’inversione dell’onere della prova. In pratica, è l’accusato che deve esibire le prove della sua innocenza, non l’accusa che sei effettivamente colpevole. Per quanto ci riguarda, posso assicurare che Andrea ha fatto tutto ciò che poteva per dimostrare la sua innocenza”.

Adesso bisogna solo aspettare la decisione dei giudici. E se l’accusa dovesse essere confermata?

“In quel caso, si può ricorrere al TAS entro 20 giorni” spiega l’avvocato, facendo intendere che sarebbe una vera ingiustizia.

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