SBK: lo strapotere delle case fa male al Campionato

SBK: lo strapotere delle case fa male al Campionato
Il nuovo regolamento voluto dalla MSMA non serve a niente, ma forse è proprio questo che vogliono le case. Invece servirebbero regole chiare per riportare lo spettacolo in Superbike come già avviene nelle altre categorie
21 aprile 2026

Oltre ottantamila spettatori a Portimao e quasi sessantamila ad Assen. Questi i dati di affluenza del pubblico negli ultimi due round della Superbike, o forse sarebbe meglio dire dei campionati delle derivate dalla serie, in quanto al momento la classe maggiore è la meno spettacolare rispetto ad una incertissima Supersport ed alla new entry Sportbike.

Nelle 9 gare sin qui disputate dalla classe maggiore abbiamo avuto 1 solo vincitore e 9 piloti diversi sul podio, mentre nelle sei gare della Supersport i vincitori sono stati 4 e i piloti sul podio 7. Massima incertezza nella Sportbike che in 4 gare ha avuto 4 vincitori diversi e 7 piloti diversi sul podio. Mentre nelle categorie “minori” le gare si decidono spesso solo all’ultima curva, in Superbike la lotta per la prima posizione dura al massimo due giri.

I motivi sono molteplici, ma quello principale riguarda i regolamenti.

Mentre in Supersport le regole hanno determinato un livellamento delle prestazioni delle moto, in Superbike questo non è accaduto. Il nuovo regolamento voluto dalle case produttrici che hanno tolto il limite dei giri motore a favore della riduzione del flusso della benzina, è ininfluente.

L’anno scorso sono state più volte penalizzate BMW e Ducati, che si sono contese il titolo sino all’ultima gara, mentre quest’anno le penalità hanno riguardato la bimota e ancora la Ducati che, come sappiamo, ad Assen in Gara2 ha piazzato sei moto nei primi sei posti.

Come se non bastasse la limitazione che dovrebbe influire sulle prestazioni della PanigaleV4 ha raggiunto il limite massimo, per cui al momento non sappiamo come verrebbero penalizzate le rosse italiane nel caso fosse necessario un ulteriore intervento del regolamento.

E’ sempre accesa la discussione tra chi ritiene che le moto migliori non andrebbero penalizzate e chi invece pensa il contrario. Personalmente ritengo che, visto che stiamo parlando di moto derivate dalla serie e non di prototipi, sia giusto livellare le prestazioni di moto che costano 40.000 euro e che competono con altre che costano la metà. Le case produttrici hanno diversi obiettivi di mercato ed è giusto che possa partecipare al mondiale anche chi ha costruito una sportiva stradale che si può adattare alla pista e non solo che costruisce moto da pista che possono anche andare su strada. Ogni costruttore può ovviamente produrre e commercializzare le moto che meglio crede, ma poi per farle correre in Superbike deve sottostare ad un regolamento.

Se così non fosse il mondiale si tramuterebbe in un trofeo monomarca, e sarebbe la fine.

A mio parere le limitazioni andrebbero imposte prima che una moto venga omologata e in questo modo si eliminerebbero gli attuali ed assurdi “aggiustamenti” a campionato in corso.

Perché questo non avviene?

Perché a comandare oggi in Superbike è la MSMA, vale a dire l’associazione delle case costruttrici le quali non guardano certo all’interesse del campionato, ma soltanto al loro “orticello”. Ognuno tira l’acqua al proprio mulino, accettando o rifiutando le regole proposte in base ai propri personali interessi. Chiarificante l’esempio della Ducati che accettò la regola del peso moto/pilota (quello che ha colpito solo Alvaro Bautista) in cambio della restituzione dei 500 giri motore precedentemente tolti dalle regole allora vigenti.

Con l’attuale regolamento la MSMA ha sancito che in realtà nulla debba cambiare. La regola del flusso della benzina non cambia niente e i risultati sono lì a dimostrarlo. Se si fosse voluto realmente livellare le prestazioni delle moto ci sarebbe ancora la regola che riduce (o aumenta) i giri motore, come avrebbe voluto Dorna che invece si è dovuta (seppur controvoglia) adattare alle scelte dei costruttori.

Tutto va bene, madama la marchesa... ma per quanto tempo ancora il pubblico continuerà a seguire “questa” Superbike?

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