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La pausa estiva è stata molto lunga, ma non ha cambiato quasi niente, anzi Nicolò Bulega e la Ducati sono apparsi ancora più forti e determinati. In Gara1 delle prime sei moto ben cinque erano Panigale V4, che sono state sei nelle prime sette posizioni della gara sprint e sei nei primi sei in Gara2.
Uno strapotere senza precedenti, ma controproducente per la Superbike, e reso possibile anche dalle altre case che, bimota a parte, stanno vivendo una crisi profonda, ad iniziare da quella che avrebbe dovuto essere la più agguerrita rivale delle rosse, la moto campione del mondo: la BMW.
A Magny Cours la squadra ufficiale del colosso tedesco ha vissuto un fine settimana da incubo, e gli ex MotoGP Danilo Petrucci e Miguel Oliveira sono tornati a casa con un totale di dodici punti in due. La cosa più grave è che il team ufficiale BMW poche settimane fa aveva sostenuto dei test proprio sul tracciato francese, con tempi sul giro del tutto diversi da quelli fatti segnare in questo fine settimana. I tecnici ed i piloti brancolano nel buio, in un tunnel in fondo al quale al momento non vedono una via d’uscita. Incredibile.
La moto “meno lontana” dalle Ducati è la bimota, ma due quinti posti quali migliori risultati nelle tre gare francesi non possono certamente risultare soddisfacenti per la squadra e per i due piloti della KB998. Ma se bimota non ride le altre case piangono proprio, anche se in Francia Yamaha e Honda hanno messo la testa fuori dall’acqua soprattutto grazie a Xavi Viefge e Jake Dixon, che però le rosse italiane le hanno viste solo da lontano.
Alti e bassi per la Kawasaki su di una pista che piace molto al texano di Puccetti che ora ha preso confidenza con la Ninja ed è veloce, ma a volte non riesce a far quadrare i conti e trova spesso qualche impedimento.
Questa è in sintesi la fotografia del nono round di un campionato WorldSBK che vivrà probabilmente il suo epilogo al Cremona Circuit a fine settembre, quando con pieno merito Bulega si laureerà campione del mondo.
Il clima mite ed il sole hanno favorito l’arrivo dei motards francesi e, anche se è difficile credere alle oltre 50.000 presenze dichiarate, il circuito di Magny Cours resta una delle roccaforti dei mondiali delle derivate.
Ma ecco i nostri giudizi sui piloti che hanno corso in Borgogna in questo fine settimana:
Non possiamo dargli di più per questioni prettamente matematiche, ma in Francia l’italiano della Ducati ha portato a termine il week end perfetto, fatto di tre vittorie, Superpole e nuovo record della pista. Gli manca solo di vincere al Gratta e Vinci (se esiste anche in Francia). Gioca con il suo compagno di squadra, l’unico in grado di avvicinarlo, come fa il gatto con il topo e domenica sera ammette che in Gara2 è partito forte per evitare di ritrovarselo tra i piedi nei primi giri. Scostati che ho fretta...
Non era il Lecuona grintoso e volitivo visto in precedenza, ma resta sempre la vera e unica alternativa a Bulega. Nei primi giri delle prime due gare ci prova davvero e fa quasi a sportellate con il suo scomodissimo compagno di squadra, mentre nella terza Nicolò non glielo permette. E’ sereno e felice e sta vivendo il miglior periodo della sua carriera.
Eterno incompiuto. Proprio quando sembra aver fatto un ulteriore salto di qualità ecco una caduta a rimettere tutto in discussione. Come abbiamo scritto più volte cade sempre nel momento più inopportuno. Sabato era salito sul podio, ma nella gara sprint è caduto, compromettendo anche l’esito dell’ultima gara lunga. Peccato.
Sta diventando una sicurezza ed è sempre più il primo dei “non Aruba”. Mantiene calma e velocità anche nei momenti meno facili e alla fine conquista due podi (e sono 13) e porta a 46 i punti di vantaggio su Alex Lowes.
La bimota a Magny Cours non vive un gran fine settimana e dopo due quinti posti Alex vede bene di sdraiarsi forse in segna di solidarietà nei confronti del gemello. Forse la KB998 avrebbe bisogno di un top rider per ridurre il gap nei confronti della Panigale V4.
Sbaglia come spesso gli accade la Superpole e in gara1 è bravo a risalire dalla diciassettesima alla settima posizione. Nelle altre due gare vivacchia vicino alla top ten. Più bassi che alti.
Mezzo punto in meno per l’assurda caduta nel giro di allineamento di sabato. Il pilota del Team GoEleven lotta sempre nel gruppo degli inseguitori e conclude la trasferta francese con un buon quarto posto, ma non centra mai il podio che non vede ormai dal primo di Phillip Island.
Il rookie del Team Motocorsa corre senza timori reverenziali e in Superpole Race porta a casa il suo (al momento) miglior risultato stagionale, ma conferma soprattutto una crescita esponenziale ed un talento che fa ben sperare i tifosi italiani. Il primo podio in SBK non è così lontano.
Irriconoscibile. E’ il pilota che soffre maggiormente la scarsa competitività della Yamaha. Se non lo conoscessimo diremmo che ha tirato i remi in barca, ma siamo invece certi che sotto la cenere cova il solito fuoco. Un punto in tre gare è un risultato che non si può accettare. Non mollare Loka.
Non è il solito coriaceo pilota che abbiamo visto in questo campionato, e staziona attorno alla decima posizione in tutte e tre le gare. Non può sempre fare il miracolo di rivitalizzare l’agonizzante R1.
Scardina la Honda dalle ultime posizioni. Sabato sfiora la top ten ma domenica la CBR gli ricorda che più di tanto non può fare e lo butta in terra. L’inglese è un raggio di luce nel buio box HRC.
Raggiunge la sufficienza grazie al sesto posto in Gara2, ma per il resto è sempre la solita musica: va male in Superpole e poi prova a rimontare in gara. Sabato non gli riesce e domenica si. Il peso aggiuntivo? Si. Anche quello contribuisce.
Annaspa assieme alla sua squadra alla ricerca di un set up che non arriva, e fatica ad entrare in zona punti. A Monaco di Baviera hanno perso la strada di casa e lui è quello che ne soffre maggiormente.
Vale quanto detto per il Petrux, con la differenza che il portoghese si danna meno e la prende con più filosofia, ma è triste vederlo così indietro.
L’inglese sta facendo miracoli se consideriamo che è al debutto in pianta stabile in Superbike e con un team a sua volta all’esordio. Cade in entrambe le gare lunghe e stupisce con un sesto posto nella gara sprint. Deve trovare il limite suo e della moto.
Chiude con una settima posizione in Gara2 un week end altalenante. Da sempre il massimo e soprattutto sbaglia pochissimo. La Ninja non è ancora la sua bimota, ma lui ce la mette tutta, e prima della fine del campionato vuole conquistare un risultato di prestigio che premierebbe il suo lavoro e quello della sua squadra.