MOTO GUZZI Breva V 1100 i.e.

Francesco Paolillo
Erano due anni che il popolo guzzista scalpitava. Inquieto e silente attendeva questo momento: il lancio sul mercato della Breva V1100
26 settembre 2005

Finalmente una Moto Guzzi totalmente nuova, senza vincoli progettuali dettati dai costi di produzione. Non che l’attuale gamma sia deludente, anzi tutt’altro, ma basta dare un’occhiata rapida a questa nuova moto per capire che si è andati “oltre”, con un grandissimo dispendio di energie umane e finanziarie.
Che gli uomini della Guzzi ci credessero e ci credano tutt’ora per davvero si intuisce dall’euforia che si respira intorno a questa Breva, anche la scelta del luogo dove farle fare il debutto in società è di quelli “giusti”. L’incantevole cornice del Golf Club Villa Gori di Siena, si sposa perfettamente alla personalità ed allo spirito delle moto che proveremo durante il test.
Le Breva V1100, posteggiate strategicamente nel giardino della villa, nelle tre colorazioni disponibili, mostrano anche ai più scettici e critici che le cose fatte bene, in quel di Mandello Lario le sanno fare eccome.

Aggressiva nel tradizionale Rosso corsa, ricercata ed elegante nel classico Nero Guzzi abbinato ad una sella bordeaux, oppure sofisticata nella nuova colorazione Grigio sasso del Lario, la Breva convince grazie ad una linea che suggerisce dinamicità, sportività ed eleganza al tempo stesso.
Questa Guzzi è “consistente”, la qualità percepita al tatto è di quelle importanti.
La linea è moderna e piacevole sotto tutti i punti di vista, difficile non notare la cura quasi maniacale dedicata a certi particolari. Il profilo dei foderi forcella sagomati seguendo il taglio del parafango è solo un esempio. Quest’ultimo tra l’altro, ha un profilo studiato appositamente in galleria del vento per migliorare il raffreddamento ed il carico aerodinamico della moto. Nulla è stato lasciato al caso.

Questa Guzzi è “consistente”, la qualità percepita al tatto è di quelle importanti
Questa Guzzi è “consistente”, la qualità percepita al tatto è di quelle importanti

La fiancata esalta i concetti di dinamismo ed eleganza, il serbatoio caricato in avanti, le due fiancatine che fungono da convogliatori dell’aria, “spingono” visivamente verso l’avantreno.
Questa sensazione di moto pronta allo scatto, viene confermata dallo sfuggente codino, che alleggerisce la coda della Breva. Un particolare questo, quasi più da moto sportiva che non da granturismo.
Ricercatezza stilistica anche per il gruppo ottico posteriore a led, che crea una soluzione di continuità con i maniglioni del passeggero.

Anche il bicilindrico, vero cuore della Breva, è stato oggetto delle attenzioni dei tecnici. Se l’aspetto esterno rimane quello solido e tradizionale di tutte le altre Guzzi, gli affinamenti meccanici ricevuti sono numerosi, nessun particolare è stato tralasciato.
Il bicilindrico a V di 90° raffreddato ad aria ha ora un’accensione a doppia candela, per migliorare la combustione e l’erogazione, nuovi pistoni più leggeri, bielle ridisegnate anch’esse più leggere ed un basamento dal profilo rivisto. Per quelli che masticano di bicilindrico V 90°, volevo segnalare il nuovo filtro dell’olio “esterno” alla coppa!
Se non bastasse, la Breva V1100 può contare su nuovi iniettori Pico, montati direttamente sui collettori di aspirazione (migliore combustione e risposta del motore), impianto di iniezione Weber-Marelli con “stepper motor” (consente di avviare il motore senza “tirare l’aria”- stabilizza il minimo) impianto di scarico con catalizzatore a tre vie con sonda Lambda. Tutto questo, permette alla nuova nata di Mandello di fregiarsi del titolo di prima moto al mondo omologata euro 3, una bella soddisfazione, non c’è che dire.
Per essere sicuri che questo cocktail di novità funzionasse al meglio, i tecnici hanno testato il motore per centinaia di ore al banco, e per ben 60.000 Km al banco a rulli, full gas, cioè a manetta spalancata! Questo trattamento, corrisponde a 200.000 km percorsi nell’uso quotidiano…fate voi.

Non contenti di cotanto lavoro svolto sul propulsore, per evitare di annoiarsi durante le pause, è stato riprogettato totalmente il cambio a sei marce, nonché la trasmissione a cardano.
Il primo è irriconoscibile (più avanti leggendo le impressioni di guida capirete il perché) mentre la trasmissione finale monobraccio CARC, cioè a cardano reattivo compatto, è un brevetto Moto Guzzi e rappresenta un bel passo avanti rispetto alle precedenti trasmissioni. Il monobraccio in alluminio integra la nuova trasmissione cardanica, che ha permesso di eliminare l’effetto sollevamento durante le accelerazioni.

Difficile trovarle un difetto. L’unico degno di nota, dopo che l’ho scrutata centimetro per centimetro è riallacciabile ai due retrovisori, che però mi è stato detto verranno sostituiti sul modello di serie
(queste moto appartengono alla preserie)

La curiosità di provarla sulle strade è tanta, dunque…in sella!

La posizione di guida è accogliente e confortevole, caratterizzata da una sella ben sagomata, non troppo alta dal suolo, che permette di poggiare facilmente entrambi i piedi a terra (per i meno dotati agli arti inferiori si può richiedere la sella ribassata di 3 cm).
Gli under metro ottanta difficilmente toccheranno con le ginocchia le teste dei cilindri, mentre l’angolazione delle stesse permette una postura tutt’altro che affaticante. Nessuna lamentela anche sul fronte passeggero. La comodità e l’azzeccata sagomatura della sella, le pedane giustamente posizionate e le due maniglie facilmente “impugnabili”, permettono un comfort di viaggio da gran turismo di razza. Proprio per questa sua destinazione di viaggiatrice no limits, il catalogo di optionals Moto Guzzi, comprende dei must per i divoratori di chilometri. Oltre all’immancabile cupolino, si possono avere il set di valige rigide da 29 litri (con borse interne asportabili in tessuto), due modelli di bauletto, uno da 28 l’altro da 45 litri (regolabili longitudinalmente per la gioia del passeggero), borsa bauletto e borsa serbatoio da 16 litri.
Per gli incontentabili, nel catalogo accessori troviamo anche il kit manopole riscaldate, l’antifurto satellitare e più avanti sarà disponibile il navigatore.

Bando alle ciance, i saliscendi senesi ci attendono
L’avviamento come da cartella stampa, si effettua sfiorando il pulsante dell’accensione, al resto pensa l’elettronica. Inserisco la prima e...sorpresa, niente clanck tipico dei cambi di Mandello. Seconda, terza, quarta, ragazzi questo è un altro pianeta rispetto ai precedenti cambi a cinque o sei rapporti che fossero. Gli innesti sono dolci e rapidi, niente impuntamenti e rumori molesti. Davvero un bel lavoro.

Gli 86 cavalli a 7.500 giri sono più che sufficienti a far danzare la Breva tra una curva e l’altra (come si sa i cavalli dei due cilindri sono più “genuini” degli altri…) e già mantenendo la lancetta del contagiri intorno ai 4/5.000 giri ci si trova a viaggiare oltre i limiti del sequestro patente. A proposito di lancette, anche la strumentazione rappresenta una novità in casa Guzzi. Particolare e ricercato nel design, il quadro comandi della Breva offre di tutto e di più in termini di informazioni.
Oltre ai tre indicatori analogici per livello carburante, tachimetro e contagiri (con spia del cambio rapporto programmabile) c’è anche un comodo display LCD, comandato da un pulsante posizionato sul blocchetto sinistro, che visualizza numerose funzioni. Contachilometri parziali e totale, temperatura esterna, ora, consumo medio e istantaneo, velocità massima raggiunta ecc. Insomma c’è di che divertirsi!
Il mio viaggio continua, e più passano i chilometri più questa Breva V1100 mi convince. Mi convince per la facilità con cui si fa guidare, cambio freni e frizione sono accordati al meglio. L’erogazione del bicilindrico si sposa perfettamente a questi percorsi ricchi di curve.
La ciclistica permette di guidare in scioltezza, con un avantreno che rappresenta un connubio perfetto tra agilità e stabilità. Difficile credere di essere alla guida di una 1100. La rapidità con cui si inserisce in curva e la velocità nei cambi di direzione più repentini mi ricorda più qualche seicento dagli occhi a mandorla, che non altre moto di Mandello.
Le sospensioni anteriori con steli da 45 mm sono regolabili nel precarico, mentre il mono posteriore, che finalmente esibisce un bel leveraggio progressivo, si può regolare nel precarico tramite una manopola posizionata dietro la gamba destra del guidatore, ed anche nel freno in ritorno.
Nelle curve prese più allegramente, emerge una grande stabilità, anche spingendosi ad inclinazioni poco consone ad una gran turismo. Peccato che nelle curve a sinistra il cavalletto centrale tocchi repentinamente il terreno, cosa che non avviene nelle curve destrorse, durante le quali per limare il nottolino della pedana ci si deve “impegnare”. Questo del cavalletto però ci è stato assicurato è un problema limitato alla pre serie. Sulle Breva che verranno commercializzate ci sarà un cavalletto dal profilo diverso. Come diversi saranno gli specchi retrovisori, discretamente funzionali, ma dal design poco rispondente alla classe della Breva.

Due brevi assaggi di superstrada, mi permettono di saggiare le doti velocistiche della Breva, che rispetto alla concorrenza (non faccio nomi …ma lo sapete meglio di me di “ki zsto parlanto”) vibra meno e allunga di più ed in maniera più incisiva. Infatti l’immortale V 90° arriva fino al limite dei 7.500/8.000 giri spingendo tanto e vibrando poco, permettendo, montando il cupolino optional, di mantenere medie elevate durante i trasferimenti autostradali. Senza questo utile accessorio, le velocità diminuiscono drasticamente. Il flusso d’aria da cui si viene investiti è pulito e praticamente privo di vortici, ma siamo pur sempre su di una naked!

Gli 86 cavalli a 7.500 giri sono più che sufficienti a far danzare la Breva tra una curva e l’altra

Durante la prova un classico temporale primaverile ci investe ed io penso alla tuta antipioggia che ho lasciato in albergo, con la scusa che non sapevo dove metterla. Errore, la Breva è fornita di un gran bel vano sottosella, dove una tuta si riesce ad infilare senza troppi sforzi... Mentre mi asciugo inginocchiato davanti alla stufetta mi riprometto che in futuro starò più attento a questi particolari.
La primavera non fa solo brutti scherzi, e come da copione ecco rispuntare un sole che nel giro di un’ora asciuga l’asfalto. E via di nuovo su e giù per i colli.
In questo marasma di sensazioni, l’impianto frenante, che ha perso il sistema “integrale” esclusivo Moto Guzzi, in questa prima uscita si è comportato benone, assecondando la guida per così dire “brillante” in modo perfetto. Radio Mandello conferma che più avanti sarà disponibile la versione ABS, ma già così come è adesso, con i due padelloni flottanti da 320 mm con pinze a quattro pistoncini contrapposti marchiati Brembo, ed il singolo posteriore da 282 mm, si dimostra più che adatto al carattere della Breva.

Il giro purtroppo per noi si avvia alla conclusione. Le ottime impressioni che ha lasciato, non solo a me, ma a tutto il gruppo dei testers, da grande fiducia al travagliato mondo Moto Guzzi che si ripropone da protagonista sul mercato, con un prodotto competitivo che non ha nulla da invidiare alla concorrenza (anzi mi sa tanto che saranno gli altri a preoccuparsi di esserne all’altezza).
Se tanto mi da tanto…a quando la prova della Griso?

 

Pregi
  • Design
  • Guidabilità

Da Automoto.it

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Via E.V. Parodi, 57
23826 Mandello del Lario (LC) - Italia
0341 709111
http://www.motoguzzi.com/it_IT/

  • Prezzo 11.570 €
  • Cilindrata 1.064 cc
  • Potenza 84 cv
  • Peso 233 kg
  • Sella 800 mm
  • Serbatoio 24 lt
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Scheda tecnica Moto Guzzi Breva V 1100 i.e.

Cilindrata
1.064 cc
Cilindri
2 a V
Categoria
Naked
Potenza
84 cv 62 kw 7.800 rpm
Peso
233 kg
Sella
800 mm
Inizio Fine produzione
2006 2011
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